Peggio senza cervello o con un Berlusconi dentro?

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Il quesito mi è venuto dopo aver letto ogni cosa riportata sulla scatola di “Omino bianco” poggiata sulla lavatrice a fianco del water.

Mi sono anche chiesto come una lettura così casuale e rilassante possa indurre tali pensieri.

I pensieri vengono a caso, le risposte che essi pretendono sono meno libere.

E ti tocca rispondere se il cervello ce l’hai,  non perché non voti De Magistris.

Meglio senza cervello.

Perché senza cervello è una coscienza che permette tutto e prima o dopo potrebbe anche corrispondere al giusto.

Con Berlusconi mai!

Specie quando finisce e non hai più nessuno che ti detti i desideri, che ti organizzi per soddisfarli, che ti rassicuri che erano sicuramente i tuoi.

E’ finita la carta igienica, me lo segno:

Yogurt, parmigiano, riso, pomodori e carta igienica…

OMINO BIANCO

Vedremo

La taverna dei malfattori 336 Commenti »

Serena attesa ieri alla taverna dei cattivi investitori per la pacata disamina del noto bevitore circa le recenti elezioni amministrative.

In questa bella società dove l’apparire ha preso il posto dell’avere che aveva preso il posto dell’essere, vale la massima che per avere successo (in politica come sul mercato il successo si misura in consenso acquisito fra gli elettori come fra i clienti) bisogna essere sinceri: se riesci a fingerlo ce l’hai fatta.
La spiegazione più plausibile dell’insuccesso elettorale del centrodestra va ricercata nel decremento di credulità diffusa in quegli strati di popolazione che portavano il pacchetto decisivo di voti per continuare l’avventura politica berlusconiana. Nonostante il sempre più massiccio ricorso all’armamentario massmediatico (con i recenti acquisti, a spese del servizio pubblico, Ferrara e Sgarbi), le bugie del ducetto ormai faticano a trovare convinti bevitori. Troppo lungo e improbabile l’elenco di fole raccontate: la nipotina di Mubarak, Lampedusa, i rifiuti di Napoli, L’Aquila, ecc. La stessa solfa della persecuzione dei p.m. ha stancato e sempre più italiani si stanno convincendo che le sfacciate leggi ad personam non sono una legittima difesa di un perseguitato politico, ma un furbesco tentativo di impunità. Che non è la giustizia che si interessa a Berlusconi perché è sceso in politica, ma è Berlusconi che è sceso in politica per sfuggire alla giustizia.
Chi resta dunque come elettore del Pdl? A parte chi proprio non capisce né si interessa di politica, ma chissà perché va comunque a votare. A parte le clientele che hanno un tornaconto personale, rimane quello zoccolo duro di coloro che sanno benissimo che il loro leader mente, che viola e ha violato la legge, e tuttavia gli sta benissimo così, in odio ad una parte avversa, la sinistra, che va osteggiata e possibilmente schiacciata con ogni mezzo, poiché il fine lo giustifica.
E qui veniamo ai vincitori, proprio quella cosiddetta sinistra che sembra avviata a governare la ‘capitale morale’ e , in seguito, anche il resto dello stivale. Vedremo se la maggioranza degli italiani avrà investito bene il proprio consenso, se si tratta di sinistra sincera o farlocca. Se è una sinistra in grado di rapportarsi come si deve ai poteri forti, agli immobiliaristi, alle ‘ndrine. Uno dei parametri per misurare l’autenticità della sinistra è la sua capacità di attrarre capitali. Per es. la sentenza di primo grado al processo Thyssen è di sinistra perché, elevando insopportabilmente il costo di una risorsa come la vita umana, allontana gli investimenti esteri, ma anche nostrani, dal belpaese. Vedremo se l’amministrazione Pisapia, al di là delle prevedibili e facili scelte in materia di rom, moschee e centri sociali, avrà la forza e la capacità di conservare e non far fuggire da Milano i capitali delle ‘ndrine.
Vedremo.

LO SCIOPERO E’ ANCORA UNO STRUMENTO valido?

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corre corre la locomotiva Francesco Rezzadore

FOTO Francesco Rezzadore

Provo a fare un discorso che può rasentare il qualunquismo e la disconoscenza della realtà. Parlo di sciopero sulla base dai dati che ho visto e letto a partire dalla stampa locale della mia città che credo siano però conformi anche ad altri territori.

Lo sciopero di venerdì scorso, per l’ennesima volta mi è sembrato sia stato un flop. Mascherato o meno. E non parlo delle adesioni in banca. Più in generale. Non si può però domandare di più ad una massa di uomini e donne che aggredita dalle più dure necessità dell’esistenza sceglie di non partecipare, non si può domandare di più di quanto hanno già dato questi lavoratori che questa volta al posto di ritornare al lavoro dopo lo sciopero sono restati al lavoro senza scioperare, tristemente, accoratamente, consapevoli della immediata impossibilità di resistere più oltre o di reagire al padrone o al governo.

Da troppi anni le masse lottano, da troppi anni esse si esauriscono in azioni di dettaglio, sperperando i loro mezzi e le loro energie.Questi scioperi, di questi anni di crisi soprattutto, non sono l’abusare troppo della resistenza e della virtù del sacrificio del “proletariato”? Ciò che doveva avvenire è avvenuto implacabilmente.La classe operaia italiana, il ceto medio aggiungerei in generale, è livellato sotto il rullo compressore della reazione capitalista e finanziaria.

Per quanto tempo?

Questi scioperi, in questi tempi di crisi, hanno la possibilità di incidere nelle scelte?
In Piazza si sono visti nella mai città, ma credo ugualmente altrove, numeri non soddisfacenti. tanto è vero che gli organizzatori hanno dovuto stragonfiarli. 1500/4000

E vedendo le “masse”, si poteva notare, per chi voleva notarlo, in prevalenza molti, tanti pensionati, oltre a molti quadri e funzionari del sindacato e del partito, diversi studenti, certamente un buon gruppo di metalmeccanici, della funzione pubblica, del mondo della scuola e dell’impiego pubblico. Poco più di un migliaio di persone spacciate per il triplo. Non voglio dire che sia una colpa di chi c’era ma non si vedeva forte il mondo del “lavoro”.  Quelli delle imprese, il ceto medio, le masse.
In altre parole,oggi, mi chiedo, lo sciopero – in questa maniera – è ancora uno strumento valido?


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