Prove tecniche di insurrezione: qui Parma a voi Atene

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Proteste, “sfondata” porta del Comune
“Vogliamo dimissioni”, cariche della polizia
Oltre 500 manifestanti per chiedere le dimissioni della giunta Vignali. La gente protesta in piazza. Episodio particolare all’uscita secondaria del municipio, poi le cariche delle forze dell’ordine LE IMMAGINI
di M.Severo, G.Talignani, R.Castagno

La piazza insorge di nuovo. Dopo venerdì scorso, circa 500 persone si sono radunate nel pomeriggio davanti al Palazzo Comunale di Parma per chiedere le dimissioni della Giunta e soprattutto del sindaco Pietro Vignali dopo lo scandalo corruzione. A controllarle un nutrito spiegamento di forze dell’ordine, compreso un contingente di carabinieri in tenuta antisommossa arrivati da Bologna. Slogan, fischi, cartelloni: tutti contro gli amministratori. VIDEO: “DIMISSIONI”

IL VIDEO DEGLI SCONTRI

“SFONDATA” PORTA SECONDARIA, CARICHE POLIZIA Intorno alle 18 si è verificato il momento di tensione più alto. Un gruppo di persone, tra cui studenti universitari, ragazzi dell’Art Lab, autonomi e altri con sacchi neri di finto denaro hanno raggiunto una porta secondaria del Comune, nella strada che affianca lateralmente il municipio. Con forza i ragazzi hanno spinto e la porta ha ceduto: i giovani hanno così fatto irruzione nel cortile del Comune. Alcuni carabinieri si sono accorti del fatto e hanno tentato con un cordone di bloccare la cosa. Qualche momento di tensione fra manifestanti e forze dell’ordine. Poi le cariche della polizia. Poco dopo è seguita una seconda carica dei carabinieri. Il bilancio è di quattro feriti lievi ma i momenti di grande tensione sono durati per diversi minuti. Anche il comandante della guardia di Finanza Geremia è arrivato nella piazza davanti al municipio per assistere alla situazione.

VOCI DI DENUNCE E LENZUOLATE Dopo le cariche intanto, in piazza, fra i manifestanti comincia a correre la voce che alcune delle persone coinvolte nelle cariche siano state denunciate. Intanto sarebbe in programma per giovedì una lenzuolata in città, come quella del 1975 fatta per chiedere le dimissioni di una giunta corrotta.

ROSE, BANDA BASSOTTI E FISCHI Alcuni cittadini, nonostante il consiglio sia stato annullato, si sono vestiti come la banda bassotti con tanto di sacchi di plastica neri col simbolo del dollaro in segno di sfottò ai consiglieri. Rose distribuite (al posto di quelle mai comparse sul Lungoparma e citate nell’inchiesta come scandalo di fatture gonfiate) ai consiglieri da parte dei giovani di Sinistra studentesca (LEGGI)

SINDACO ASSEDIATO Il sindaco, il suo vice e diversi esponenti della giunta sono letteralmente assediati e rimangono rinchiusi all’interno del municipio dove, fino a tarda sera, sono previste riunioni per decidere il futuro della maggioranza. Soltanto dopo le 21, quando viene comunicato che come nuova mossa è stato licenziato il direttore generale del Comune Carlo Frateschi, il sindaco scortato fugge da un’ uscita secondaria in auto. Vignali in giornata aveva annunciato che non si sarebbe dimesso, ma che nel 2012 non si ricandiderà GUARDA LA FUGA DEL SINDACO

L’APPELLO “Rubare è reato. Vignali: non lo sapevo”. “Il comune è in rosso di 500 milioni di euro. Vignali: non lo sapevo”. “Babbo Natale non esiste. Vignali: non lo sapevo”. Il popolo di Facebook non perdona e scatena il tormentone lanciato dalla pagina “Sapere è potere” (GUARDA LE IMMAGINI). La bacheca di “Vignali non lo sa” è affollata da una sfilza di battute al vetriolo lasciate da cittadini parmigiani delusi dalle giustificazioni del sindaco sullo scandalo corruzioni. E dopo il tam tam per “bombardare” il primo cittadino di mail con richieste di dimissioni (LEGGI), il Popolo Viola di Parma diffonde sul social network anche l’invito a manifestare sotto i portici del Grano durante il consiglio comunale: “Manifestazione dei finalmente indignati per chiedere le dimissioni della giunta VignaIi dopo gli arresti in Comune di venerdì scorso e la corruzione dilagata negli ambienti dell’amministrazione cittadina”

SI TAV E I FEDERALISTI PESTAN DI BRUTTO

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Apre il cantiere Tav, scontri e fumogeni in Val di Susa. Manifestanti in fuga, feriti 25 agenti

Fumogeni, lanci di oggetti, e scontri tra manifestanti e polizia hanno accompagnato l’ingresso delle ruspe, che hanno creato un primo varco in località Centrale della Maddalena, al di sotto di un viadotto della Torino-Bardonecchia. Era l’alba quando i manifestanti del presidio “No Tav” hanno attuato il loro blocco per cercare di ostacolare l’avanzare dei mezzi di scavo delle imprese costruttrici. Ma la risposta delle forze dellordine è stata massiccia: 2000 agenti circa schierati per impedire i blocchi e disperdere i manifestanti. Oltre che con lacrimogeni e fumogeni, il presidio dei “No Tav” è stato attaccato anche con idranti dai vigili del fuoco. Nel frattempo, a quanto si apprende, le forze dell’ordine hanno fatto irruzione anche dalla parte di Giaglione riuscendo a mettere in fuga molti manifestanti.

25 agenti feriti, manifestanti in fuga - Le forze dell’ordine, due ore dopo avere forzato il primo sbarramento, sono arrivate sul piazzale della Maddalena di Chiomonte dove fino a poco prima c’erano centinaia di “No Tav” e hanno occupato l’area. I manifestanti si sono rifugiati nei boschi e di tanto in tanto esplodono grossi petardi. Tra poco arriveranno i mezzi delle due aziende incaricate di recintare l’area per aprire in tempo utile il cantiere della Torino-Lione. E giunge notizia sarebbero già 25 gli agenti feriti, mentre decine di “No Tav”, fuggiti verso la mantagna, hanno ottenuto un salvacondotto per ridiscendere il costone e abbandonare il piazzale della Maddalena.
Quattro i manifestanti feriti - Anche quattro manifestanti sono rimasti feriti nelle operazioni per l’apertura del cantiere della Maddalana di Chiomonte. I manifestanti feriti si sono fatti medicare nel centro di primo soccorso allestito nel presidio. Nessuno ha riportato ferite gravi. Molto più numerose – e non sono stati conteggiati dagli operatori – sono state le persone che hanno avuto bisogno di assistenza per essere state intossicate dal fumo dei lacrimogeni che sono stati lanciati verso il campo.
I “No Tav”: la guerra continua - “Abbiamo perso un round, non la guerra”. E’ il commento a caldo, dopo lo sgombero dell’accampamento dei No Tav a Chiomonte, del leader del movimento, Alberto Perino. “Oggi – dice – è andata come si pensava che andasse. Noi abbiamo resistito poi le forze dell’ordine hanno sparato migliaia di lacrimogeni. Adesso dobbiamo portare via tutti i materiali dalla Maddalena. Poi vedremo il da farsi, di certo non siamo sconfitti”.
A Chiomonte sono arrivati intorno alle 6 del mattino i mezzi deputati ad aprire il cantiere alla Maddalena. A scortarli lungo l’A32, Torino-Bardonecchia, chiusa al traffico, i mezzi delle forze dell’ordine. Il transito da e verso la Francia è perciò interrotto. I mezzi sono arrivati quando già era scattato l’allarme. Il segnale prestabilito di preallerta era costituito dal lancio di fuochi di artificio nel piazzale del presidio della Maddalena. Ci sono stati momenti di tensione con insulti all’indirizzo degli operai.
E’ stata la strada dell’”Avana” il fronte più caldo di Chiomonte. Le forze dell’ordine hanno lanciato decine di fumogeni e stanno avanzando sulla strada che porta al presidio. Sono ora a metà percorso e si fanno strada con una ruspa in grado di smantellare le numerose barricate che i No Tav hanno costruito per rallentare la loro avanzata. Giorgio Vair, il vicesindaco di San Didero, un comune della Valle di Susa, ha chiesto ai manifestanti di proseguire l’azione di resistenza passiva alla Maddalena. I manifestanti si sono rifugiati nei boschi e di tanto in tanto esplodono grossi petardi. Tra poco arriveranno i mezzi delle due aziende incaricate di recintare l’area per aprire in tempo utile il cantiere della Torino-Lione.
La fiaccolata – Intanto ieri sera circa 3.000 persone a Chiomonte hanno partecipato a una fiaccolata pacifica per esprimere il loro dissenso verso la partenza del cantiere per il tunnel della Maddalena, propedeutico ai lavori della Torino-Lione. Il lungo serpentone di fiaccole è partito dalla stazione della cittadina per poi confluire verso il presidio della Maddalena. In testa al corteo, composto anche da famiglie con bambini e anziani, c’era la statua della madonna del Rocciamelone. Al presidio, presso un pilone votivo, poi si sono fermate molte persone per tenere una veglia di preghiera e attendere lo sgombero annunciato.
 

Violenza non violenza

La taverna dei malfattori 34 Commenti »

Autorevole orazione ieri sera alla taverna dei cattivi non violenti da parte dell’autorevole alcolista riguardo il controverso periodo storico che stiamo vivendo.

Cambiamento, cambiamento, cambiamento. Ormai se ne sono accorti tutti: viviamo in presa diretta un’epoca di trasformazione storica, che avrà importanti riflessi in ambito sociale, economico, politico. Sarà certamente interessante il compito degli storici che indagheranno le cause di questa metamorfosi, rintracciabili a mio avviso nel cedimento strutturale del sistema finanziario mondiale unitamente a quella straordinaria innovazione tecnologica, impensabile nelle sue funzioni virtuose fino a un decennio fa, che è il web. E’ tesi condivisa che questo mezzo abbia avuto un ruolo fondamentale nelle recenti svolte politiche come l’elezione di Obama (di per sé un’inattesa novità a prescindere dai successivi atti della sua amministrazione), le rivolte del maghreb e i sorprendenti risultati delle consultazioni italiane.
La società dello spettacolo per come l’abbiamo finora conosciuta, fondata sul predominio ultra controllato del sistema televisivo, attraversa la sua prima grave crisi. Il punto è vedere come ne uscirà. Credo che su questo punto molto dipenderà da noi, poiché per quanto riguarda ‘loro’, i detentori del potere, il pessimismo della ragione ci suggerisce che la reazione sarà esa-sperata, cioè senza speranza, cioè violenta.
Si tratterà di capire, con metodo, con un approccio non ideologico nè dogmatico, come rispondere all’inevitabile violenza che il potere morente ci riverserà addosso. Ritengo fondamentale che il dibattito intorno al metodo non violento che, ça va sans dire, è di gran lunga preferibile (a meno che non si sia sadici sanguinari) non sia inquinato da posizioni appunto dogmatiche, moralistiche. L’arroccamento su posizioni intransigenti, la mancanza di flessibilità nelle decisioni da prendere volta per volta, caso per caso, in una fase complessa e mutevole sarebbe un imperdonabile vantaggio regalato agli oppressori. Questi non devono poter contare su certezze, tipo quella che la violenza non li sfiorerà mai. Nè che lo scontro sarà sempre e comunque sul piano militare. Piano quest’ultimo che li vede enormemente avvantaggiati, ma solo apparentemente, se consideriamo l’efficacia della guerriglia (come storicamente attestato dall’esperienza dei vietcong, dalla resistenza afgana, irachena, ecc.). La non violenza ha un punto forte/debole: gode di grande popolarità, di buona stampa come si dice, mette d’accordo molte anime, dai cattolici ai laici sinceri democratici ai banchieri etici, ma soprattutto risponde all’esigenza di chi mette in cima alle sue priorità la propria coscienza, che deve essere necessariamente ‘a posto’; fai quel che devi, accada quel che può. Il sovvertimento della società è una subordinata. Si tratta chiaramente di un retaggio filosofico, fra i più pesanti, della malefica cultura individualista.
Sgombriamo il campo dall’equivoco che all’infuori della pratica non violenta esista solo la lotta armata. Ritengo questa via davvero da evitare, non per motivazioni moralistiche, ma eminentemente pragmatiche in considerazione delle nefaste esperienze degli anni ’70, quando le varie bande e cellule furono facilmente infiltrate ed eterodirette con finalità di stabilizzazione del regime. Figuriamoci cosa accadrebbe oggi con la tecnologia (intercettazioni, telecamere ovunque, satelliti) a disposizione dello spionaggio di stato. Una strada decisamente impraticabile. Diverso è il discorso relativo alla guerriglia urbana, più difficilmente controllabile dal potere. Pochi ricordano, e i più non sanno, che la polizia italiana sparò ad altezza uomo, non trent’anni fa, ma il dicembre scorso in occasione della rivolta popolare, studentesca contro il varo del governo Berlusconi-Scilipoti tutt’oggi in carica. Le relative foto hanno avuto lo spazio e la vita breve di un mattino su un giornale di infima tiratura. Non come quelle ormai entrate nell’immaginario collettivo del manifestante con passamontagna e p38, tanto sono state reiterate nei decenni su ogni mass media.
Spesso viene vantato dagli attuali governanti il merito di aver mantenuto la coesione sociale. La coesione sociale viene vista da loro come un valore. Rompiamo dunque questa coesione sociale. Coesione sociale significa che gli oppressi dormono.
Il sistema di potere al servizio degli oppressori ha diritto di detenere il monopolio della violenza e degli armamenti che legittimamente esercita attraverso la polizia, le forze armate, i servizi segreti.
Agli oppressi spetta il monopolio del bon ton e delle buone maniere, da esercitare nei modi e nelle forme della protesta pacifica, democratica e politically correct.
Qualcosa non torna.

(Per quanto pleonastico, ribadiamo che questi sono discorsi sconnessi di un avvinazzato perso uditi in una fiaschetteria di infimo ordine e pertanto non devono inquietare alcuno. Rilassatevi piuttosto ascoltando i ragionamenti dei personaggi sobri che abitano le tv)

Ha partecipato anche Bingo Bongo

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Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.

Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

(1972)

Giorgio Gaber

“La vittoria non è né di questo, né di quello, ma della Cassazione. Nel momento in cui ha ammesso il quesito sul nucleare non ho avuto nessun dubbio che i cittadini sarebbero andati a votare”

(2011)

ministro Ignazio La Russa

Mi consenta Ignazio,

Del nucleare non mi frega un cazzo!  E’ che non ne posso più da 20 anni del suo padrone.  Prenda nota,  e cerchi di dipanare qualche altra certezza.

(2011)

cittadino Francesco Rezzadore

P.S.

E’ arrivato l’Helios 40

(the first shot)

helios 40


Letti per voi (recensioni a perdere ovvero della Resistenza)

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In questo week end referendario ho letto Indignatevi! (S. Hessel, Add, 2011). Poderoso e voluminoso best seller (60 pag. comprese le appendici!) di un vecchio partigiano francese che al termine del suo cammino sente il dovere di ricordare due o tre cosette alle giovani generazioni. Quelle spagnole lo hanno incredibilmente preso alla lettera, dando vita al movimento degli indignados. Dico incredibilmente perché è tale e tanta la letteratura in materia che mi sorprende che un libello dal contenuto tutto sommato scontato e espresso in forma così succinta possa aver fatto da detonatore a quella pacifica rivolta, ma è la conferma che spesso gli incendi originano da una scintilla casuale. Pare che anche in Italia, a Roma e Bologna mi pare, si stia organizzando qualcosa di analogo, benché attualmente ignorato dal circuito massmediatico, boh vedremo …
Condividendo l’assioma che l’indignazione è il motore della Resistenza, tuttavia giudico l’esortazione del titolo da un lato pleonastica e dall’altro velleitaria, soprattutto con riguardo alla popolazione italiana. Non voglio essere eccessivamente pessimista (e spero di essere smentito con l’affluenza ai referendum odierni, nel qual caso davvero dovremmo prendere atto che un cambiamento storico è in corso) ma credo che la maggior parte degli italiani non si indignerà mai a sufficienza. Sono persone capaci di digerire di tutto, indifferenti alle più macroscopiche ingiustizie; non vedono a un palmo dal loro naso, se non per consolarsi guardando a chi sta peggio, vincitori di una patetica guerra fra poveri.
Un’altra critica la indirizzerei all’abuso del termine speranza. Come diceva Monicelli, la speranza spesso non alimenta la rivoluzione, ma la allontana. La speranza rimanda a una dimensione metafisica, trascendente, che richiama quasi un’attesa di un aiuto esterno. Serve invece un approccio laico, pragmatico, materialista. Se mi propongo di andare da Milano a Roma, non ‘spero’ di arrivare. Mi do da fare, mi organizzo affinché il viaggio sia efficace (raggiunga lo scopo) ed efficiente (lo raggiunga del miglior modo possibile, ottimizzando il rapporto costi/benefici). I potenti non ‘sperano’ di conservare il potere, ma si organizzano per conseguire il fine con ogni mezzo, violenza compresa, e ci riescono.
E qui veniamo all’altro punto debole, a mio avviso, della tesi di Hessel: la non violenza. Questa può riuscire a strappare qualche concessione al potere, ma quando si arriva al cuore del potere, alla zona rossa, allora il potere si militarizza. Gli stessi partigiani francesi, o italiani, non avrebbero dato connotati di efficacia ed efficienza alla Resistenza con la non violenza.
Andrà indagato ciò che successe a Roma il 14 dicembre scorso, con la sollevazione rabbiosa non certamente non violenta contro la zona rossa dei palazzi che varavano il governo Berlusconi-Scilipoti.
Combattere è resistere. Resistere è combattere.

P.s. Non è vero, non date retta. Non abbracciate la logica di mercato (costi/benefici). La rivoluzione si concretizza nella rivoluzionizzazione delle logiche (anche grammaticali)

TANTA IPOCRISIA SUL LAVORO IN CINA

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IMG00057-20110430-1206“Hanno deciso di trasferire la produzione solo perché in Cina costa venti volte meno che da noi”. Solo? E dite poco? Ma la gente riflette prima di parlare? Avrei potuto forse capire le recriminazioni se in Cina la produzione costasse “solo” la metà, ma venti volte di meno è qualcosa che non lascia

possibilità di scelta. D`altra parte anche la sindacalistica annotazione che “il trasferimento in Cina porterà lo sfruttamento di quegli operai che non hanno alcuna tutela” suona male. Risulta forse che attualmente gli operai cinesi hanno un ottimo lavoro ben tutelalo, che lasceranno per andare a lavorare per meno soldi e meno tutela alla De Longhi, alla Candy, alla Omsa, all’Indesit, alla Bialetti, alla Safilo, alla AGV, alla Lovers, alla Chico-Artsana? Sarà, ma non ci credo.

Siamo al solito vecchio errore di quelli che predicavano di boicottare le multinazionali che sfruttano il lavoro minorile facendo fabbricare i palloni ai bambini nel terzo mondo. “I bambini non devono fabbricare i palloni, ma devono usarli per giocare!”. Bravi! Nel mondo occidentale, forse, ma nel terzo mondo se i bambini non lavorano in fabbrica nuca giocano coi palloni, le bambole, o le playstation.

Lavorano semplicemente il doppio nei campi o, quando ve n`è l`opportunità, vengono fatti prostituire sulle strade e negli alberghi per turisti.

Togliete loro il lavoro in fabbrica, e li rispedirete verso  quel destino. Oltre a tutto sembriamo dimenticarci che il progresso sociale di cui godiamo oggi in occidente lo dobbiamo a generazioni che a cavallo fra Ottocento e  Novecento avevano cominciato a lavorare in fabbrica o nei campi a sette o otto anni. Far saltare quello stadio alle nazioni in via di sviluppo farà bene alla nostra coscienza buonista ma non a loro. E la stessa cosa vale per il lavoro “sottopagato” dei Paesi in via di sviluppo o emergenti. Sottopagato per i nostri standard, ma non per i loro. E sottotutelato per i nostri standard, non per i loro. E su questi standard forse dovremmo farci qualche domanda.

Non sarà per caso che stiamo vivendo al di sopra elle nostre possibilità e magari anche del nostro “valore”? L`assistenza  ai derelitti del mondo preferiamo farla facendoli venire qui a svolgere lavori sporchi o insulsi che non ci aggradano, ma ci mettiamo a inveire se qualcuno fornisce loro lavoro nei  loro Paesi. Buonismo interessato, il nostro. Noi siamo i “buana bianghi”, e vogliamo esserlo dal primo padrone all`ultimo operaio.

Di rivedere le nostre pretese e le nostre esigenze non se ne parla nemmeno. Se il lavoro se ne va in Cina perché noi vogliamo troppo, a mantenerci ci penseranno quegli italiani fortunati (o sfortunati?) che il lavoro ce l`hanno ancora e quegli immigrati che si adattano a fare diecimila chilometri per raccogliere pomodori o lavare i cessi. Finché dura…

Fisiognomica

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Non so se sia capitato anche a voi di ricavare dall’immagine di una persona un’idea imprecisa che sarebbe successivamente stata definita perfettamente con le parole di qualcun altro.

Io non conosco Oriana Fallaci, o meglio, non sono in grado di esprimere un giudizio su di lei per via del fatto che non leggo ciò che si legge molto, né guardo quello che si guarda troppo.  Credo comunque che abbia avuto un occhio infallibile per quanto riguarda il giudizio che si dà alle persone in base ad una tecnica poco scientifica, parecchio empirica e di solito infallibile,  salvo che per gli “accecati”.

Veniamo al dunque e facciamolo con poche righe tratte dal libro-lettera a Pasolini di Oriana:

V’era una dolcezza femminea in te, una gentilezza femminea. Anche la tua voce del resto aveva un che di femmineo, e ciò era strano perché i tuoi lineamenti erano i lineamenti di un uomo: secchi, feroci. Sì esisteva una nascosta ferocia sui tuoi zigomi forti, sul tuo naso da pugile, sulle tue labbra sottili, una crudeltà clandestina. Ed essa si trasmetteva al tuo corpo piccolo e magro, alla tua andatura maschia, scattante, da belva che salta addosso e morde. Però quando parlavi o sorridevi o muovevi le mani diventavi gentile come una donna, soave come una donna.
Ed io mi sentivo quasi imbarazzata a provare quel misterioso trasporto per te. Pensavo: in fondo è lo stesso che sentirsi attratta da una donna.

Ora proviamo a tradurre queste parole con una foto della persona a cui si riferiva la scrittrice

pasolini

e proseguiamo con la nostra verifica considerando un’altra descrizione della Fallaci, presa questa volta a pagina 70 de “Intervista a sè stessa”:

Ce n’è un altro che sembra lo scemo del villaggio. Ha una faccia così poco intelligente, poverino, e un labbro così pendulo, che viene voglia di pagargli una plastica

Ecco!

Sono state queste ultime parole lette casualmente su  ”Guerrilla Radio, 21-nov 2005 ” a togliermi quel velo di indefinizione dietro al quale avevo parcheggiato questa immagine

Gasparri

Mi pare non vi sia altro da aggiungere.

Panfresco Brezzafresca



Letti per voi (recensioni a perdere ovvero della pietas)

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In questo week end repubblicano ho letto “odio gli indifferenti” (A. Gramsci, chiarelettere, 2011). Raccolta di pezzi scritti durante il biennio ’17/18 dall’autore che, imboscato grazie al suo fisico segaligno, si baloccava con pippe mentali intorno alla società italiana dell’epoca, mentre i suoi coetanei combattevano (e vincevano) la I guerra mondiale.
Ciò che impressiona maggiormente è constatare l’attualità dei mali italiani denunciati: sembra che quasi cent’anni siano passati invano. L’Italia di inizio secolo scorso era afflitta da una soffocante e ottusa burocrazia, dall’arroganza padronale (della Fiat per es.) che umilia la classe operaia, dal clero che inquina la vita pubblica ed economica con le sue scuole private, da una classe politica inetta e corrotta (terreno fertile per l’avvento del regime fascista). Addirittura la similitudine si spinge sul piano di quello che oggi chiamiamo gossip; le riviste, i libri e letture di allora erano pervase da trame sentimental amorose, oppure da truculente cronache di fatti di sangue. Niente di nuovo dunque sotto il sole.
Resta il dubbio di come sia stato possibile in un paese siffatto il concretizzarsi di una fase storica così speciale, eroica e così ‘poco italiana’ come la Resistenza. Forse la risposta risiede proprio nel seme gettato da intellettuali come Gramsci. Un seme che riesce a germogliare anche nei terreni più aridi e improbabili.
Ciò che può sorprendere nel pensiero di un comunista della primissima ora sono le sue venature liberali (a dispetto della quarta di copertina …). L’accenno compiaciuto alla libertà di parola all’Hyde Park, la difesa dell’indipendenza della magistratura con l’elogio a Ponzio Pilato, l’atteggiamento dialogico in parlamento nei confronti del duce e dei suoi tirapiedi …
Quest’ultimo punto credo meriti una riflessione, anche alla luce del recente ‘cambiamento di vento’ nella politica italiana. Si stanno affermando personalità politiche come Pisapia, Zedda, che sembrano brave persone; e quel che è peggio è che probabilmente lo sono davvero! Passi per un’amministrazione a livello locale, ma a livello nazionale non credo che è di questo che abbiamo bisogno. Per uscire dal pantano, per inaugurare una fase davvero nuova, di trasformazione della società, non abbiamo bisogno di una classe politica very correct, dialogante con duci e ducetti, con toupé o maglioncini blu, perché il caso di Gramsci insegna poi come va a finire. Con certa gente non si dialoga. Occorre prendere coscienza di come stanno le cose a questo mondo, ovvero che esistono oppressi e oppressori. Che ci si schiera per gli uni o per gli altri (e non schierarsi equivale in tutto e per tutto schierarsi per gli oppressori). Che ogni scelta politica comporta un carico di sofferenza umana. Che non esiste un potere buono e pertanto una fase di autentica trasformazione della società richiede una classe politica di farabutti, spietati, canaglie, pronta a decisioni brutali. Servono politici che non si lasciano commuovere dalla sofferenza di chi aveva tutto e poi, una volta privato del superfluo, crede di non avere più nulla. L’unica indifferenza accettabile, anzi auspicabile, sarà quella nei confronti del dolore di chi perde il potere di opprimere. Dolore determinato dall’indifferenza degli ex oppressi.

Cambio al vertice

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Pare che oltre ai tre coordinatori del PDL, lasciati a casa e sostituiti da un unico elemento, sia stato licenziato l’intero staff che cura l’immagine del Premier. Al loro posto è stato incaricato un parrucchiere di tendenza, un po’ comunistico, ma grande esperto di marketing.

Si è già messo all’opera effettuando una prima acconciatura al suo nuovo cliente che pare abbia gradito parecchio la sua nuova immagine da proporre ai suoi estimatori vecchi e nuovi.

comunistico

Testa Nera

BORSA MONDIALE DELL’ACQUA…

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La Nestlè ha lanciato pochi giorni fa in Canada la proposta di creare una “borsa mondiale dell’acqua”, soggetta alle stesse regole della borsa per gli altri prodotti, che consentirebbe quindi a poche multinazionali di avere il controllo completo sull’acqua che finisce sulle nostre tavole, ma anche su quella che esce dal rubinetto, se l’acqua venisse privatizzata.
Nestlè è l’azienda numero uno per il mercato mondiale delle acque minerali, quindi la proposta non è per niente disinteressata…  Sono parte del gruppo Nestlè le seguenti marche:  Aberfoyle, Acqua Panna, Acqua Vera, Al Manhal, Arrowhead, Contrex, Deer Park, Hépar, Ice Mountain, Levissima, Nałęczowianka, Nestlé Aquarel, Nestlé Pure Life, Ozarka, Pejo, Perrier, Poland Spring, Recoaro, Quéza, S.Pellegrino, San Bernardo, Viladrau, Vittel

Se prima avevamo molti buoni motivi per andare a votare il referendum del 12 e 13 giugno per evitare la privatizzazione degli acquedotti adesso ne abbiamo uno in più.

Ovviamente i media non ne parlano…. FACCIAMOLO NOI!

Allego
un paio di link alla notizia.

http://www.ilcambiamento.it/acque/nestle_borsa_acqua.html

http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=10859&IdModule=1

KNOWLEDGE IS POWER
(La conoscenza è potere )

Ciao a tutti!

Marina


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