E adesso licenziateci tutti

La taverna dei malfattori 181 Commenti »

Lugubre serata ieri alla taverna dei cattivi dolcetti, dove il consueto soggettone dopo il settimo amarone si è lasciato un po’ andare…

Le nebbie si diradano, ed oramai ci vedo… Le cose cominciano ad essere sempre più chiare a sempre più persone, cittadini, proletari. Questo significa che sempre più gente si sente toccata direttamente. E sapete cosa succede quando qualcuno si sente toccato direttamente? Che la necessità aguzza l’ingegno. Teniamo a mente questo punto e mettiamolo da parte.
Concordo con il governo quando afferma che il tema in oggetto non verte sui ‘licenziamenti facili’. Non si vuole licenziare; maggiori licenziamenti significano aumento della disoccupazione, costi per gli ammortizzatori sociali, calo dei consumi. Certo che non si vuole licenziare. Si vuole introdurre una maggiore ricattabilità sui luoghi di lavoro, come se non ce ne fosse già abbastanza. Si intende stimolare la crescita mettendo pepe al culo dei lavoratori. Guinzaglio corto, signorsì, testa bassa e lavorare! Altro che rivendicare diritti; testa bassa e pe-da-la-re! Questa la visione della vita di lorsignori: un formicaio dove ognuno adempie indefessamente il proprio dovere al servizio del capitale per le sorti magnifiche e progressive (per poi nel tempo libero stare in coda e spintonare e scalciare per acquistare una tv al plasma scontata).
Il cinismo domina. Un clima mortifero ammorba la società. Prevale una rappresentazione torva e cupa della vita. La paura intesa come motore più efficace per l’umanità. Siamo al pessimismo cosmico. Siamo alla riduzione dell’umano al vegetale; si assume come variabile indipendente il mercato, inteso come fenomeno naturale, il dio vulcano, e se l’uomo vuole sopravvivere deve flettersi, come una ginestra. L’unica soluzione offerta per vivere: vegetare. Siamo allo scambio della constatazione col programma. Si constata che la vita è dura e difficile; si afferma che è sempre stato così. Si nega il progresso (utopia!) e poi si istituzionalizza questo bel programmino. La politica viene sussunta nella realpolitik. Il cinismo è assunto a virtù. Se leggiamo gli editoriali che ‘fanno opinione’, dai più rozzi alla Feltri ai più raffinati di Alesina, Giavazzi (non a caso santificato dal Foglio) ci rendiamo conto che la filosofia di fondo è sempre quella: il cinismo assunto a virtù.
In questo contesto culturale non sorprende trovare un consigliere comunale che non si perita di strumentalizzare un lutto con relativo minuto di raccoglimento. Non sorprende trovare un ministro della Repubblica che non si permette di speculare per scopi politici, quindi nella loro cinica accezione di scopi di bottega, sul tema della vita (che è sacra!) ma indulge molto volentieri a speculare sul tema della morte, da quella della Englaro a quella di Biagi. Si imposta il dibattito su questi binari: se sei contro la ‘riforma’ del mercato del lavoro sei dalla parte delle bierre, dalla parte dell’assassinio di personaggi inermi (non scortati ma contigui). Se sei a favore della ‘riforma’ sei dalla parte dei giovani, dell’Europa, delle magnifiche sorti e progressive.
Viva Leopardi, viva Tatcher, viva Reagan, viva Renzi.

Il pettine arriverà ai nodi

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Gli imbecilli godevano che non fossero più i coglioni a governare questo paese e le persone normali, tutti coloro che già avevano previsto tutto questo sfacelo, stanno impotenti per l’ennesima volta a leggere una storia con la fine scritta al principio.

Neppure l’epilogo del solito Gheddafi, quello di turno,  priverà i primi dell’ottusità che gli impedisce di capire che nessun unto dal signore potrà mai risollevare la loro condizione di pedine, fanti nella scacchiera di un gioco sempre uguale.

Per gli impotenti sarà una conferma e basta, hanno di meglio da fare che non andare a non votare un nuovo unto.

Verrà un altro Montezuma, probabilmente si chiamerà Montezemolo, gli ultimi resteranno in fondo e i soliti in prima fila, anche Cicchitto.

 

 

 

Portami da bere,

baciami!

 

 

La società dello spettacolo e la falsa violenza

La taverna dei malfattori 192 Commenti »

Frizzante serata ieri alla taverna dei draghi cattivi di ritorno da Roma, dove si rinveniva il solito tizio piuttosto alterato avendo assaggiato per la prima volta una bevanda denominata spritz.

Ogni volta mi stupisco. Mi stupisco della sproporzione fra la ‘situazione’ congiunturale socio-economica e la reazione violenta degli esclusi, degli sfruttati, degli oppressi. Ma come? Giovani che si vedono scippato il futuro, ma davvero. Senza prospettive di miglioramento, anzi con la certezza di peggioramento rispetto alle generazioni dei loro padri. Che subiscono quotidianamente sulla loro pelle, nella carne, ma davvero, la violenza del sistema. Ebbene, fra questi, solo poche centinaia si lasciano andare, non si trattengono, sfasciato tutto. E gli altri? Si indignano, certo. Scendono in piazza, benissimo. Ma come se andassero a una gita. Festosi, colorati. Non vedete una sproporzione? Perché così pochi sono davvero indignati, incazzati al punto di voler spaccare tutto? Sgombriamo il campo dalle dietrologie e dal complottismo. Degli infiltrati ci saranno anche, come ci sono sempre stati, ma sono superflui. Non sono loro che hanno determinato il tutto. Dunque chi sono questi ‘violenti’? Abbiamo già risposto: sono gli oppressi. Perché lo fanno? Perché sono cattivi, cinici, egoisti e superficiali? Se avessero queste peculiarità sarebbero ben inseriti in questa società che non richiede altro che queste ‘qualità’. Scriverebbero editoriali su Libero, dirigerebbero Il Giornale o Il Foglio.
Non possiamo sfuggire al tema fondamentale del nostro tempo, anzi di ogni tempo, da che mondo è mondo: la narrazione. Nella vita pubblica, come nella vita privata di ognuno, tutto dipende da come ce la raccontiamo.
Chi ci racconta come vanno le cose? Cosa si risolve spaccando due o tre bancomat, incendiando cinque o sei auto, sei o sette cassonetti? Niente. Cosa si risolve con un oceanico corteo pacifico, colorato e festoso? Niente. Cosa si risolve con un corteo oceanico davvero indignato e incazzato, che spacchi ogni bancomat, incendi ogni banca? Beh, mi sbaglierò, ma secondo me qualcosa anche nella narrazione di regime cambierebbe.
Se vogliamo dire un’ovvietà, che è tanto ovvia quanto esatta, diciamola: la violenza fa schifo. Ma chi decide ciò che è violenza e ciò che non lo è? O meglio, chi decide qual è vera violenza? La risposta, la chiave di lettura risiede in un testo fondamentale che dovrebbe conoscere ogni telespettatore prima di sedersi davanti ad uno schermo della tv: La società dello spettacolo di Debord. Mi rendo conto che si tratta di tesi ostiche, soprattutto a seconda delle traduzioni…
Il fatto che sia così facile per i detentori del potere far passare nelle mente di ognuno il meme, l’inoppugnabile validità della falsa dicotomia fra violenti/non violenti deriva (anche) dalla mancata conoscenza e comprensione di quel testo da parte del 99% dei telespettatori. Per cui si ha gioco facile nel dividere il mondo fra buoni e cattivi e spingere il grosso dell’opinione pubblica nella direzione voluta. La vera dicotomia non è fra violenza e nonviolenza, ma fra vera violenza e violenza farlocca. La vera violenza è ciò che i mezzi di comunicazione in mano ai detentori del potere non mostrano. È la violenza delle operazioni belliche in Libia e Afghanistan, delle deportazioni nei cie. Dell’informazione asservita e manipolata, della menzogna. Del clima costante e quotidiano di minaccia e intimidazione sui luoghi di lavoro. Dei pestaggi quotidiani (quotidiani) di fermati e detenuti (Cucchi, Aldrovandi, Uva non subirono un trattamento ‘eccezionale’) Delle lettere della Bce. Dei martellanti quanto suadenti spot televisivi. Delle vetrine di boutique e banche in centro non ancora infrante. Delle auto di lusso ancora intatte. Quella è la vera violenza. Il resto è parodia, caricatura della violenza.

Indignati?

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JENA@LASTAMPA.ITaltan paura
Anche gli incappucciati,
a modo loro, hanno votato
la fiducia al governo.

Thank you Steve

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Grazie Steve

WikipediA

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Casomai non si leggesse bene il comunicato di WikipediA ed il senso di questa clamorosa autocensura, riporto a seguire il comunicato stesso in formato word.

WikipediA 500

Cara lettrice, caro lettore,

in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.

Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.

Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.

Purtroppo, la valutazione della “lesività” di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l’introduzione di una “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l’intera pagina è stata rimossa.

L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell’Enciclopedia libera e ne paralizza la modalitàorizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l’abbiamo conosciuta fino a oggi.

Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell’onore e dell’immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall’articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all’arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per “non avere problemi”.

Vogliamo poter continuare a mantenere un’enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?

Gli utenti di Wikipedia

Il Disegno di legge – Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., p. 24, alla lettera a) del comma 29 recita:

«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
Articolo 27

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.

Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

Francesco Rezzadore

P.S.

La libertà è come l’aria, bisogna infilare la testa in una busta di plastica, per capire cos’è.

Ringrazio WikipediA per l’aria e tutti i complici di questa angosciosa situazione italiana per la busta di plasica.


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