Oi dialogoi – vanità

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Grande concordia sottocosta stasera fra gli amabili conversatori nella sala d’aspetto dello strizzacervelli, poiché si parla di…

vanità

“Una cosa divertente che non farà mai più” – cita sibillino Aldo.

“Intende l’inchino? – arguisce perspicace Astolfo – Beh, avessero letto prima Wallace, anche parecchi turisti si sarebbero risparmiata una serataccia”

“Nemmeno io sono mai stato in crociera – dice Aleardo – ma vedendo le immagini dei passeggeri che fanno il ‘trenino’ fra i tavoli del ristorante ho pensato che, piuttosto che passare una settimana così, preferisco andare a lavorare.”

”“Certo che, a parte le conseguenze penali, uno sputtanamento così di dimensioni planetarie non si ricordava da tempo… “- aggiunge Aldo.

“Se lo merita- afferma netto Ascanio citando a sua volta quel tale – noi non abbiamo riguardi, non te attendiamo da voi; quando verrà il nostro turno…”

“Che goduria- concorda Astolfo allentando il nodo della cravatta – vedere uno sbruffone sputtanato, colpito proprio al cuore del suo super ego: una fantastica lezione, un monito per tutti gli arroganti, i palloni gonfiati. Sono migliaia gli Schettino che siedono ai posti di comando, non solo in Italia, ‘in virtù’ di raccomandazioni, nepotismi, clientele, corruttele, e che ‘in virtù’ delle loro incapacità e incompetenze determinano disastri anche maggiori di questo consumatosi in poche ore. Disastri diluiti negli anni i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti: erosione dei redditi, ingiustizie, disagi, miseria, fame, morte”

“Spiace per le vittime- osserva Alice pulendosi gli occhiali- però, che soddisfazione vedere anche quel condominio pacchiano imbottito di lusso superfluo affondato, distrutto. Una sorta di metaforico presagio circa l’imminente sorte del rutilante mondo consumistico…”

“Già io mi chiedo cosa spinge una persona matura a voler fare il comandante. – si interroga Aleardo -  Cosa poi possa spingerlo a fare lo smargiasso, a strafare correndo rischi assurdi, accettando sfide deliranti. Che vuoto deve avere dentro?

“Niente di nuovo sotto il sole – spiega Alfio, sagrista sotto terapia (intensiva) – Vanitas vanitatum et omnia vanitas. Ecclesiaste.”

“La stessa vanità che spinge uno stimato professore di economia a cacciarsi nei guai. – prosegue Aldo – Tutto per sfoggiare lo smoking dal palco reale alla prima della Scala.”

“Tutto per fare a gara fra chi ce l’ha più lungo – chiosa femministicamente Alice – tutto per il solito complesso competitivo fra maschi.”

“Ma che c’entra il genere, il comando non ha genere… dove vado a incominciare? – si scalda Ascanio – Golda Meir, Thatcher, Albright, Rice, Lagarde, Merkel, Fornero …altro che quote rosa; per arrivare a quei livelli devono essere stronze come uomini.”

“Citando Conrad, che citava il bardo, direi: la maturità è tutto. – filosofeggia Astolfo- Una società matura non avrebbe alcun bisogno di comandanti  né di obbedienti, poiché una persona matura non ha alcuna voglia di comandare né di obbedire.”

Queste dunque le riflessioni che circolano ultimamente fra gli italiani più psicolabili.

Oi dialogoi – intoccabili

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Stasera al terminal 2, in un contesto di insofferenza e livore si parla di…
intoccabili

“E’ un’indecenza – sbotta Renato griffato dalla testa al trolley, ultimo della fila – in quaranta minuti sono passati solo tre taxi e c’è una fila di venti persone! Solo oggi pomeriggio ero a Londra e mi sembrava di stare su un altro pianeta, ma si vede che lì è passata la Thatcher…”

“Oh beh, lì sì” dice Roffredo, diciannovesimo della fila, fissando il suo rolex con cassa in acciaio Oyster, 40 mm, movimento meccanico, a carica automatico, cronografo.

“Questi tassisti la devono capire che oramai non ci sono più intoccabili – osserva Rachele, sedicesima della fila in fremente attesa di tornare a casa dopo volo transoceanico – è ora di finirla con queste caste di privilegiati. Meno male che questo governo sta mettendo mano…”

“Eh già – interrompe ironico Ruggero, quindicesimo della fila – meno male, se no S&P ci declassava…”

“Che ha, nostalgia del governo precedente?” – si inalbera Rachele.

“Niente affatto – risponde calmo Ruggero – osservo che gli intoccabili ci sono ancora, basta pensare agli onorevoli camorristi…”

“In una democrazia il voto del parlamento va comunque rispettato” – precisa Renato, il griffato.

“In una democrazia il voto referendario, per es. sull’acqua, invece non va rispettato” – ironizza di nuovo Ruggero.

“Insomma, lo sa o no che c’è la crisi? – si scalda Rachele – E’ ora di dare una scossa all’economia, basta con questi monopoli, pubblici e privati! Torno or ora da Chicago e le assicuro che le liberalizzazioni sono l’unica via per…”

“Basta con questi intoccabili, è una questione di equità” – chiosa Roffredo fissando il suo iphone4, display 3,5 pollici, connettività edge, gprs, hsdpa, hsupa, bluetooth.

“Quando i nodi vengono al pettine – spiega paziente Ruggero
- e la crisi, quella vera, minaccia di toccare realmente gli intoccabili, la mossa disperata che si può azzardare è quella di scatenare la classica guerra fra poveri. Additare categorie, che certamente avranno dei piccoli privilegi, come agnello sacrificale, capro espiatorio per la salvezza dei veri intoccabili. Toccare i finti intoccabili per non toccare i veri intoccabili, non so se mi spiego.”

“E chi sarebbe questi veri intoccabili, sentiamo” – si spazientisce Renato, il griffato.

“E’ facile riconoscerli – risponde Ruggero – se vi capita di guardare la tv (eh, lo so che vi capita) non fissate il centro dello schermo, ovvero ciò che vi vogliono far vedere, ma guardate ai lati. Non per pochi secondi, ma per lunghi minuti. E’ molto istruttivo ciò che avviene ai lati e sullo sfondo. Per es. mi sono ormai molto familiari i volti degli agenti in borghese di scorta. Quando vedete una scorta, e persone che pendono dalle labbra, che annuiscono, che ammiccano… ecco tornate a fissare il centro dello schermo e vedrete un intoccabile. Sono loro che vanno toccati. Fisicamente. Con una vigorosa stretta di mano, con un’amichevole pacca sulla spalla, naturalmente…” conclude beffardo Ruggero.

“O ingenuo, i veri intoccabili non compaiono in tv. Tuttavia anch’io ritengo doveroso cercarli e cercare di toccarli. Fisicamente.” – chiude serio la discussione Rufo, ultimo arrivato ad allungare la fila.

Queste dunque le speculazioni filosofiche degli italiani smarriti, sperduti, negletti.

LA PROPRIA SORTE E L’IPNOSI COLLETTIVA

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Noi nel nostro piccolo, nel nostro target formato da cinquanta milioni di clienti più che da cittadini, alcuni fattori ci fan piacere e moltiplicano lacrime e sangue.

Migliaia di italiani che faticano ad arrivare alla fine del mese, con figli laureatissimi e disoccupatissimi, posti davanti al dilemma se stare dalla parte del venditore abusivo straniero che vende finte Vuitton a diciannove euro o a quella del vero Vuitton che le vende a millenovecento, non hanno esitazioni: parteggiano per il miliardario.

Migliaia di operai e lavoratori vedono le loro fabbriche migrare verso la Romania, la Bulgaria, la Cina, ma non esitano a scagliarsi contro il marocchino, l’albanese, il bengalese che “ruba il lavoro”.

Decenni fa la buona e brava gente della Nazione era via via illusa di migliorare la sua condizione, di mettersi al sicuro con il posto fisso, poi di fare un salto con la scolarizzazione di massa, poi di trionfare con l’ingegno italiano, il made in Italy, la fabbrichetta.

Oggi il posto fisso non c’è più, il Made in Italy lo importiamo dalla Cina dove lavorano per sei pagati un sesto, la laurea in filosofia viene nascosta e negata persino nei curricula, se no non ti prendono a lavorare al call center o alla cassa del supermercato.

Si impone insomma la piccola borghesia scivolante, che slitta a velocità costante verso il proletariato, pur continuando a odiarlo come negli anni Venti.  

Ed intanto qualcuno che è sempre stato nella finanza, nella speculazione, nelle banche d’affari loro,  che non ha mai sentito il dovere di opporsi a quelli venuti prima di lui – che oggi lo sostengono – recita il mantra: sobrietà, sacrifici, spread, salva Italia, crescita, rigore, liberalizzazioni, equità.

Deprimente o meno evidentemente funziona sempre. Continuamo a cascarci. Passando da un’ipnosi collettiva ad un’altra.

Evidentemente molto preoccupati per le sorti di alcune decine di banchieri più che della propria.

Oi dialogoi – crisi

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Proiettati a scapicollo verso un’immanente prospettiva epifanica, stasera si parla di…
crisi.

“Certo che oramai i tg aprono sempre sulla crisi, eh! Ti ricordi solo qualche mese fa? La crisi era argomento solo per tristoni, per pessimisti…” osserva Oreste, appoggiato al bancone del bar dove serve gli aperitivi all’happy hour de noantri, al quartiere Prenestino.

“Ha voglia – ribatte Oronzo, cliente primario – se me ricordo!”- e non aggiunge altro, mandando giù un altro sorso di negroni.

“Ma poi, che te posso dì – interviene Ovidio, che ha appena abbandonato il pizzicagnolo all’angolo per venire a farsi un goccio – ce stanno a sguazzà co sti suicidi! Er pensionato che deve rimborsà a penzione, l’imprenditore che sta a fallì… c’hanno il gusto dell’orrido.”

“Nun t’avvilì, Ovidio – lo canzona Ofelia, ricercatrice ‘a spasso’- devi sapere che sotto il fascismo era proibito parlare di suicidio, darne notizia alla radio, sui giornali, ecc. Lo scopo era farne un tabù; cioè qualcosa che non solo non si fa, ma non si pensa nemmeno di fare. Una politica che secondo le statistiche fu premiata dal risultato di un decremento dei suicidi effettivi.”

“E che vor dì, che se mo sguazzamo ner sangue semo democratici?” ribatte Ovidio.

“Niente affatto – risponde Ofelia – vuol dire che siamo alla stessa logica: si cerca di far passare il suicidio, l’autolesionismo, la violenza contro se stessi come una risposta trendy alla crisi. Se lo fanno in tanti, un motivo ci sarà…Prima che a qualcuno venga in mente di rivolgere la violenza verso altri obiettivi, meglio educare la popolazione in tal senso…”

“Ma che c’entra la crisi – esclama Orfeo- non buttiamola sempre in politica! La gente si suicida perché è depressa, la crisi è una scusa. Sapete cosa penso della depressione? Due cose. Primo, che è la cosa peggiore che possa capitare a una persona. Secondo, che chi ce l’ha se la merita.”

“Come si fa a dire certe cose! – si sbilancia Oreste, sempre attento a non contraddire la clientela – la crisi economica drammatica che stiamo vivendo ha il suo peso sulla psiche delle persone! Mio genero per esempio …”

“A Orè, mo nun ricomincià co tu genero …” supplica Ovidio.

“L’economia è sopravvalutata – prosegue nelle sue elucubrazioni Orfeo – Non sono i problemi economici che gettano gli umani nella disperazione. Dirò di più, non sono i problemi tout court il problema. Il problema è la coscienza o meno della propria condizione umana, al cospetto della quale l’economia è una scorreggina. Registro con sempre maggior soddisfazione il numero crescente di giovani ‘neet’: non studiano (beh, magari se studiassero qualcosina… quello che vogliono, le biblioteche sono gratis, ancora) non lavorano, e soprattutto manco cercano un lavoro! Fanno bene a non cagare il lavoro. Ne travaillez jamais! Il lavoro, l’economia, i soldi portano solo problemi, per sé e per la società. Sapete qual è la differenza fra gli imbecilli e gli intelligenti? Gli imbecilli senza problemi si annoiano. Gli intelligenti senza problemi sono felici”

“Sì vabbé, ma senza sordi …” obietta Ovidio

“Senza soldi – soccorre Ofelia- saremo liberi di non acquistare il 99% delle merci che ci vengono quotidianamente propinate. Se qualche volta vi capita di guardare la tv (eh, lo so che vi capita) quando arriva il break pubblicitario non cambiate canale. Sorbitevi uno per uno gli spot. Esaminate ogni merce o servizio reclamizzato e poi chiedetevi in coscienza di quale potete fare a meno; la percentuale si avvicinerà a quella.”

Queste dunque le considerazioni sullo stato della crisi da parte di un esornativo spicchio d’Italia.


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