Oi dialogoi – disordine

OI DIALOGOI e altre taverne 18 Commenti »

“La vittoria sarà di coloro che avranno saputo provocare il disordine senza amarlo”  G. Debord

Stasera, consapevoli che le citazioni sono utili in periodi di ignoranza o di oscure credenze, si parla di…

 Disordine

“Fervet opus – dice Tesifonte – c’è grande fermento nelle redazioni dei grandi quotidiani, delle all news, nei pensatoi degli ‘intellettuali’ pennivendoli, tutti molto allarmati dall’imminente suffragio universale che rischia di tramutarsi in diluvio universale. È palpabile la sensazione di una svolta epocale, della fine della 2° repubblica, e si cerca di correre ai ripari; è comprensibile…”

“Sarà una bella prova – pregusta Tigrio – dovranno tirare fuori il meglio (peggio) di loro per occultare, depistare, denigrare, travisare, dissimulare, per terrorizzare (e poi rassicurare) l’elettorato ‘moderato’ (che si è ridotto a loro stessi, peraltro) circa il rischio caos, il salto nel buio, perché “la posta in gioco è la democrazia!” (appunto, dico).Tuttavia sarà dura. Sarà dura perché la battaglia si giocherà su un terreno nuovo, infido: la giungla del web. Lì dove si annida la guerriglia…”

“Peggio – gli fa eco Trifina – lì dove si annidano gratuità e verità. Come diceva O. Wilde, ogni uomo mente, ma dategli una maschera e dirà la verità. Il web, nato come strumento di guerra e successivamente come strumento di controllo sociale (basta pensare alla funzione di fb che scheda e incasella gusti e attitudini della popolazione) se opportunamente sfruttato può e deve divenire strumento di guerriglia in mano a virtuali viet cong che gratuitamente e sinceramente, perché dietro anonimato (per quanto imperfetto, come sappiamo), dicono come stanno le cose, cosa davvero pensano, sentono e vogliono. Ciò è estremamente rischioso per il potere, che ben conosce i pericolosi incroci fra virtuale e reale; perciò tende a riportare la lotta sul campo di battaglia tradizionale (vedi battuta rivelatrice di Bersani “vengano qui a dircelo!”) “

“Già – ribatte Tarek – andiamo a dirglielo in faccia che son già morti, che puzzano, che vanno seppelliti al più presto. Magari in un talk show, magari da Vespa, dove è il loro habitat naturale…. Eh no bellini, la guerriglia non si fa così. La guerriglia è vincente proprio perché fa virtù dello squilibrio delle forze in campo, non offre il petto al nemico più armato, ricco e potente, ma ‘fiacca il nemico con mille punture di spillo’ (M.T.T.). Invece di lamentarsi del linguaggio, invocando un confronto pacato, sereno, scevro da aspre critiche, senza problemi, senza sussulti (la pace eterna, insomma) se fossi in loro mi preparerei alla fuga da Saigon…”

“Anche nel segreto dell’urna ci si esprime coperti dall’anonimato – puntualizza Tindara – non tema On. Bersani, anche in quell’occasione non mancheremo di dirLe alle spalle ciò che pensiamo di Lei, del Suo partito e dei Suoi attuali alleati…”

“Dicevo – continua Trifina – che oltre alla verità, è la gratuità , nell’accezione esistenzialista, l’elemento destabilizzante per questo sistema. La gratuità, lungi dall’essere irresponsabilità, anzi, è follia salvifica in una società mercificata che ha elevato la legge dello scambio a dogma sempiterno. Il disinteresse è eversivo. Ciò che si fa gratis scardina i binari della normalità, fa deragliare la routine, crea ‘situazioni’; e sappiamo quanto il potere tema le ‘situazioni’…Ultimo esempio, l’incresciosa vicenda Pussy Riot : risulta insopportabile l’affermazione di verità indossando passamontagna. Se ognuno si sente in diritto di ballare dove vuole e cantare cosa vuole, di mettere in discussione la religione, poi lo stato, poi ogni potere, dove si andrà a finire?”

“In una società senza classi. – risponde Tigrio – La storia dell’umanità procede inesorabilmente verso il progresso attraverso progressive sottrazioni di potere.”

Queste dunque le conversazioni fra italiani che non temono salti nel buio non avendo da perdere che le loro catene (mentali).

Oi dialogoi – redde rationem

OI DIALOGOI e altre taverne 118 Commenti »

Non aspettare il giorno del giudizio: esso si celebra ogni giorno” A. Camus

 In quest’ultimo deprimente ferragosto dell’èra paleocapitalistica,  gli italiani sfigati che ancora vanno in vacanza parlano di…

 Redde rationem

“Temo un autunno complicato – confida Severiano – non tanto per la sentenza della Consulta tedesca sull’Esm (i mercati dovrebbero aver già scontato l’evento) quanto per l’economia ‘reale’. Se i clienti non pagano, i fornitori non possono essere pagati, e in presenza di credit crunch ciò non può che determinare il collasso di ogni impresa…”

“Non si può rimproverare le banche di erogare scarso credito – spiega Sindolfo – basta guardare le trimestrali delle aziende e chiunque si metterebbe le mani nei capelli, altro che prestare soldi!

Qui si tratta solo di decidere chi sarà l’ultimo a restare col cerino in mano, e le banche giustamente non vogliono interpretare quel ruolo…. Le banche sono aziende come le altre, che devono badare al proprio bilancio e stare sul mercato!” 

“Quando fa comodo le banche sono aziende come le altre – puntualizza Svenja – quando non fa comodo sono istituti che tutelano il risparmio, garantiscono la tenuta del sistema e dunque vanno salvate con denaro pubblico e rifinanziate a tassi irrisori, già proprio come tutte le altre aziende…”

“Vabbè – predice Selica  – ma non si potrà andare avanti così all’infinito, giorno verrà…”

“In questa società alienata (alienazione determinata dallo spettacolo del capitale e della religione) è facile suscitare l’aspettativa del redde rationem – illustra Stratonico – del giorno del giudizio, quello dove tutti i nodi vengono al pettine. Ebbene, io vi dico che quel giorno non verrà. Quale giorno è già oggi, era ieri, sarà domani.”

“In questa società falsificata – aggiunge  Sigmund – è facile scambiare il mezzo col fine. Si sta male oggi con la promessa di un domani migliore, coronato dall’ingresso nel club esclusivo dei meritevoli (dei ricchi, o quantomeno dei ‘senza-problemi economici’ – e questa è la promessa dello spettacolo del capitale – oppure addirittura nel club della ‘vita eterna’ – ed ecco la spettacolare promessa della religione). L’importante è sopportare pazientemente ogni disagio, materiale e morale, finché lo decidono loro, i detentori del monopolio delle promesse. Lo sfruttamento, l’alienazione, la reificazione sono i mezzi per perseguire il fine, solo che il fine non è quello che loro promettono, ma l’inconfessabile loro fine: il mantenimento del potere. Tuttavia persino essi stessi scambiano il mezzo col fine : il denaro diviene fine e cessa la sua funzione di mezzo per perseguire il benessere, mentre il malessere diviene mezzo per conseguire il fine del denaro.”

“Aggiungiamo – aggiunge, appunto, Serapia – che il peccato più grande, quello proprio imperdonabile in questa società,  è l’ingenuità. Nessuno vuole passare per ingenuo, pertanto piuttosto che mostrare di volere tutto subito, si decide di far bella mostra di sé accettando il niente mai. Così si appare maturi, responsabili…”

“Siamo troppo ingenui per credere – riprende Sigmund – che loro, i ricchi, i potenti, gli sfruttatori, stanno male, vivono nel malessere. Li vediamo inarrivabili, là nel loro lusso e nella loro opulenza, e non riusciamo ad immaginare quanto soffrono. Quanto alcol  e droga e psicofarmaci siano necessari per sopportare quelle lunghe ore in villa, in attico, sullo yacht: le dimore della depressione vera. Sono dimore che possono allietare gli ingenui, i parvenu, ma una volta che ci hai fatto l’abitudine, è finita; scendi nel gorgo del dolore più terribile, quello psichico. La mente, il corpo si fa merce, quella più micidiale, quella sibaritica. Ecco allora che il giorno del giudizio si celebra proprio lì, ora per ora, minuto per minuto. La giustiziera autenticamente democratica, interclassista,  è lei : la depressione. E tuttavia, non potendo negarla,  i registi della società dello spettacolo tendono a darci a bere quanto essa sia fonte di ispirazione per i vincenti (vedi pietose interviste a star come V. Rossi o Springsteen) spiegandoci che per avere successo vale bene la pena di soffrire il peggiore dei dolori psichici, poiché il fine ultimo è il successo mentre il benessere personale, la serenità, è una subordinata, invertendo ancora una volta il mezzo col fine.”

Queste dunque le consolazioni degli italiani che la prendono con filosofia anziché organizzare quantomeno jacqueries…

REVISIONARE I REVISORI DELLA REVISIONE

Argomenti vari 141 Commenti »

Stiamo freschi. E l’inverno sarà freddissimo. E’ diventata infatti Legge la “spending rewiew” cioè la revisione della spesa. E già i politici e parlamentari si affrettano a dire “in autunno correzioni”, (Bersani) “un si sofferto alla fiducia ma l’ultimo se non si cambia registro” (Codurelli). Gli stessi che la votano sono i primi a volerla cambiare. Ridicolo. Questo PD è qualcosa di allucinante. E offensivo.

Ma se non si ha la capacità, il peso, il cuore e la consapevolezza di incidere nelle scelte quando si è determinanti in una maggioranza, poi bisognerebbe almeno evitare di fare quelli che si indignano e tantomeno quelli che metto aut aut. Sempre però per la volta dopo. Se non si hanno capacità, idee alternative per ottenere gli stessi risultati che ora il governo propone con la “revisione delle spesa” si  tira su e si va a casa. E’ anche agosto. Facciano una vacanza lunga, ci si vede in un’altra vita. E’ chiedere troppo?

 

 

Oi dialogoi – non-scelte

OI DIALOGOI e altre taverne 15 Commenti »

Водка враг производства, (la vodka è nemica della produzione, slogan sovietico, 1930)

Stasera, rassicurati dalla decisone del governatore della Bce di salvarci tutti quanti dalla cattiva sorte che ci aveva riservato il nostro ingrato destino, si parla di…

 Non-scelte

“Ormai siamo all’arma finale – osserva Eilbert – anche questo premier è costretto a ostentare fiducia di facciata, a ricorrere alla fuffa mediatica per tener buoni i mercati, pardon, il parco buoi…Ottimismo senza limitismo!”

“Purtroppo – si rammarica Elvezio – persiste questa cattiva abitudine democratica delle legislature di terminare dopo cinque anni, con tutto quel che comporta: comizi, campagna elettorale, elezioni perfino! Un’insopportabile turbativa che non può che innervosire i mercati, già fin troppo provati… Anche i mercati hanno diritto a un po’ di tranquillità, che diamine!”

“Giusto – dice Erodione – abbiamo bisogno di stare tranquilli, sereni, non di inutili fibrillazioni. Bene fanno dunque gli opinion leaders, i maitre à penser a cominciare ad ammonire che occorrerà votare come vogliono i mercati, non come vogliono gli elettori! Monti dopo Monti dopo Monti dopo… insomma, montismo senza limitismo!”

“Intanto – aggiunge Eilbert – gli stessi Soloni che per trent’anni ci hanno decantato le magnifiche sorti e progressive del mercato non si peritano di implorare dalle colonne dei loro eccellentissimi quotidiani le banche centrali di stampare moneta ad libitum per evitare il crollo di questo bel sistema, mentre l’illuminato manager col maglioncino blu invoca un deciso dirigismo circa la produzione e i prezzi delle auto europee; liberisti dei miei stivali…”

“Mi sembra di soffocare – accusa Eufrasia – ci hanno infilato in una spirale di ‘non-scelte’. Siamo sempre fermi lì all’èra thatcheriana del tina (there is no alternative).  Ci deve essere in giro una cartuccia tipo Infinite Jest, che adesso ha stregato anche Vendola… Se avete letto il capolavoro di DFW sapete tutti che fine ci aspetta lasciandoci ipnotizzare dalla ‘non-scelta’…”

“Il clima di soffocamento è palpabile – condivide Ezra – questa gabbia ideologica e culturale determinata dalle idee dominanti, che, non dimentichiamolo, sono sempre quelle delle classi dominanti, rischia di sconfiggerci definitivamente. Mi sembra di essere Rubasciov in Buio a mezzogiorno, che dopo giorni di isolamento in cella vede attenuato il rigore carcerario ricevendo un foglio e una matita, e si sente rinascere… Abbiamo solo bisogno di un foglio e una matita per uscire dall’inferno in cui ci hanno cacciato, cerchiamo di prenderne coscienza. Cerchiamo di ricordare il miracolo di solo un anno fa quando la maggioranza assoluta (assoluta, altrimenti non c’era il quorum) andò a votare contro ogni indicazione e suggerimento dei maitre à penser…”

Queste dunque le riflessioni estive di quegli italiani che attendono con pazienza ma determinazione di poter impugnare una matita copiativa…

LA STORIA HA 3 PROTAGONISTI: 2 agosto 1980 h.10,25. Perchè i nomi sono volti, carne, storia

Argomenti vari 108 Commenti »

famiglia-mauri-strage-bologna02081980La storia ha tre protagonisti.
Si chiamano Carlo, Anna Maria e Luca.
Carlo e Anna Maria sono una giovane coppia di sposi, Luca è il loro bambino.
Sono una famiglia normale, come ce ne sono tante in Brianza, che ad agosto, come ogni anno, va al mare.
Carlo, Anna Maria e Luca salutano i genitori di lei, piccoli imprenditori locali, e partono con la loro macchina verso il luogo delle vacanze.
Il caldo, le code, i caselli…
Storie quotidiane che si ripetono ogni estate.
All’improvviso in autostrada la macchina si rompe.
Non si può più proseguire.
Carlo e Anna Maria decidono di tornare a casa, ma Luca insiste e alla fine scelgono di andarci in treno al mare.
La mattina del 2 agosto 1980 alle ore 10 25′ sono nella stazione di Bologna.
Oggi i loro nomi sono scritti nella lapide di marmo che si trova nella sala d’aspetto di 2^ classe.
La storia non finisce qui, la storia aggiunge a quelle vittime altri nomi.
Il papà di Carlo, Guglielmo, muore, subito dopo quell’ora pietrificata, di crepacuore.
La mamma Giuseppina (cioè la nonna di Luca) entra in monastero.
Eppure questa storia non è solo una storia triste, una delle tante storie d’impunità della terra, è anche una piccola-grande storia di resistenza.
Ogni anno sul quotidiano locale La Provincia tutti i lecchesi e i comaschi possono leggere un breve necrologio che ricorda i loro nomi.
Ogni anno, fino al 2007 quando è morta è stata la mamma di Carlo a pagare, a sue spese, dal monastero, quel piccolo riquadro di memoria che ricorda a tutti i lettori de La Provincia
Carlo, Anna Maria e Luca.
Ora lo stanno facendo altri famigliari.

Custodire la memoria è quindi un impegno che dobbiamo sentire, ognuno e insieme, di proseguire, di raccogliere. Credo che sia utile, sono certo che sia utile, non dimenticare. E non dimenticare in ogni luogo dove ci troviamo e ci troveremo martedì. Le vacanze estive, o ancora sul posto di lavoro, dalle pagine del nostro quotidiano, ovunque siamo, ovunque saremo, qualunque urgenza avremo, non devono farci ritrarre da questo impegno da questo esercizio di memoria e civiltà.
Anche per Carlo, Anna Maria e Luca. Che molti di noi non conoscevano ma che erano cittadini, uomini, famiglia, futuro, come lo siamo noi.


WordPress Theme & Icons by N.Design Studio. WPMU Theme pack by WPMU-DEV.
Entries RSS Comments RSS Accedi