“Dove c’è una sentenza, c’è un’ingiustizia, sussurrò il piccolo uomo”  Guerra e pace, L. Tolstoj

Stasera, preoccupati per le continue interferenze giudiziarie nella vita civile, politica, giornalistica, si parla di…

Giustizia

“E’ il colmo – tuona Oronzo – che si debba andare in carcere per aver espresso le proprie idee. Che poi non le ha neanche scritte lui quelle idee (quali idee? Boh, non si riesce a trovare l’articolo incriminato). Vabbè, comunque, a prescindere, Sallusti libero!”

“Certo – ribatte Otmaro – con tutto quello che ha da fare un direttore di quotidiano, non ha mica tempo di leggere tutto quello che pubblica il suo giornale…”

“Scusate – chiede Oriavo – ma la legge non è uguale per tutti? Art. 595 c.p. Se l’offesa è recata col mezzo della stampa con qualsiasi altro mezzo di pubblicità ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore ad euro 516. Un conto è esprimere opinioni e criticare, un conto è diffamare, e spetta ai giudici decidere, con tutte le garanzie per l’imputato. Questa vicenda puzza troppo di autodifesa della casta; i giornalisti sono cittadini come tutti gli altri.”

“Tutto giusto – precisa  Odin – ma è una questione di principio. D’accordo il risarcimento, ma la galera proprio no. Sono contrario per principio che un essere umano vada in galera per aver espresso un’opinione, per quanto diffamante.”

“Anche se quell’essere è Sallusti? – domanda maliziosa Odetta.

“Beh – risponde Odin – come diceva Gide, detesto le persone che hanno principi…”

“Intanto se non c’erano i magistrati che indagavano – dice Otmaro – a quest’ora Er Batman era ancora lì che s’abbuffava …Se aspettiamo che siano i cittadini-elettori a svegliarsi…”

“Se era per loro – aggiunge Onesimo – a quest’ora avremmo ancora Berlusconi a Palazzo Chigi e in testa in tutti i sondaggi… La verità è che questo Paese non è mai stato maturo per la democrazia.  Lasciato di libero di scegliere, sceglie sempre i peggiori (es. Formigoni presidente da 17 anni…)”

“La cosa che fa più incazzare – spiega Otmaro – è che tutti, ma proprio tutti, al bar, in tram, in coda alle poste, si lamentano dei politici, ma poi mi chiedo: chi li ha votati?”

“La sconfitta che dovremmo imparare ad accettare – illustra Odetta – è che la democrazia per come l’abbiamo imparata, con i suoi principi liberali, lo stato di diritto, una testa un voto, presenta più svantaggi che vantaggi per la collettività. Almeno ad oggi, almeno in Italia (ma forse non solo). Forse, come dice Latouche, dovremmo interrogarci, in attesa di realizzare una democrazia davvero diretta, su alternative di potere anche dittatoriali, di un dispotismo illuminato, che perseguano politiche corrispondenti al bene comune”

“Sono d’accordo circa la guida di un’elite illuminata non necessariamente eletta a suffragio universale – dice Onesimo – purché, come precisa lo stesso Latouche, con un contropotere forte: Un sistema è democratico – non è la democrazia, attenzione, ma è democratico – quando il popolo ha la possibilità di fare pressione sul governo, qualunque esso sia, in modo da far pesare le proprie esigenze e idee”

“O ingenui – li bacchetta Omero – vi dibattete fra mille equilibrismi, nel timore di cadere nel politicamente scorretto, di mancare di rispetto all’avversario. Mentre di avversari non ve ne sono. Ci sono solo nemici, che giocano tutt’altra partita, con tutt’altre regole. Pensate che abbiamo a che fare con ladri, corrotti, che sia solo tutto un magna magna…passibile di essere spazzato via da inchieste giudiziarie. Er Batman è solo sottobosco, un sottoprodotto di un sistema che ricorre a ben altre modalità di risoluzione dei problemi. Ricordatevi come è nata la giunta Polverini, quel bel contesto di sesso e ricatti (non solo a livello regionale, ma nazionale). Chiedetevi che fine hanno fatto le inchieste sugli omicidi di Brenda, di Cafasso e perché questi nomi non vi dicono niente, perché non ne parla più nessuno. Poi leggetevi Resistere non serve a niente di W. Siti, e capirete che i milioni sottratti alla collettività dai vari Batman sono quisquilie; capirete che non abbiamo a che fare (solo) con un sistema ladro e corrotto, ma con un sistema assassino”.

Queste dunque le serene riflessioni degli italiani sull’utilità del potere giudiziario (per non parlare di quello legislativo ed esecutivo).