Oi dialogoi – carceri

OI DIALOGOI e altre taverne 99 Commenti »

“Giudice allora che vogliamo fare, verrò a casa sua per mangiare?” R. Zero, 1981

Stasera, pateticamente appagati per la cattura del pericoloso latitante Robin Hood che estorceva ai ricchi per donare a se stesso, si parla di…

carceri

“Grande soddisfazione – esclama Tiago – finalmente l’hanno preso! Che buttino la chiave adesso, sbruffone e arrogante che non è altro…”

“Concordo – concorda, appunto, Trifilo – sono piccole cose ma che danno grande conforto, sapere che noi stiamo fuori e lui sta dentro…”

“Vabbè, ma per due foto…” – cerca di minimizzare Trasea.

“Non me ne frega niente delle foto – si inalbera Tiago – è una questione di giustizia totale, globale, sociale! Uno così non deve cavarsela sempre e poi ghignarsela alla faccia del resto del mondo, convinto che sono tutti fessi tranne lui. E’ giusto che sbatta il muso, e che sia da lezione per tutti i palloni gonfiati come lui!”

“Magari fosse così – interviene Teopempio – in realtà i palloni gonfiati più pericolosi non si espongono ai riflettori della ribalta, non ostentano i tatuaggi, non si fanno odiare per come in effetti sono; essi sono furbi per davvero, e in carcere non ci finiranno mai.”

“E dai con il solito ‘benaltrismo’ – contesta Trifilo – intanto Corona non è una vittima del sistema, ma un personaggio pubblico con un suo rilevante ruolo e rilevantissima funzione sociale: perpetuare ed alimentare la sovrastruttura al servizio della religione dominante della struttura, ovvero servire mammona. Egli ha preso alla lettera il vangelo del sistema che prevede il dogma della massimizzazione del profitto, un precetto che prevale su ogni altra considerazione morale, sociale, umana. Rovino la gente per fare soldi, disse.”

“Tutto vero, tutto giusto – precisa Teseo – fino a ieri. Oggi è diverso, oggi Corona è al gabbio. E’ arruolato d’ufficio fra gli ultimi. Non è più il figo di corso Como: è un perdente incarcerato. E’ dei nostri, volente o nolente. Nessuno tocchi Caino.”

“Vabbé, non esageriamo – dice Trasea – è lì solo da due giorni, facciamo che fra un po’ di tempo…”

“Il tempo! – risponde Teseo – Già, il tempo… Il tempo lì dentro non è come qua fuori. Tortora disse che lì un minuto è un’ora, un’ora un giorno, un giorno un mese… Sofri disse che gli anni passano in fretta, sono certi pomeriggi che non passano mai.”

“Il carcere deve essere così – opina Tolomeo – inumano, invivibile, una fogna. E che si sappia! Ecco perché Pannella sbaglia, e infatti non gli dà retta nessuno, quando lotta per migliorare le condizioni dei detenuti. Tanto più con la fase più acuta della crisi economica (che è in arrivo). Sempre più gente farà un pensierino ad attività illecite per sbarcare il lunario, e quale deterrente migliore della consapevolezza che il rischio è di finire in un inferno?”

“E’ bene che si sappia che l’inferno esiste, ma esso deve essere vuoto. – spiega Tiburzio, il sagrista – Se l’inferno è pieno, sovraffollato addirittura, significa che il male assoluto (assoluto) esiste. E se esiste il male assoluto la vita non è degna di essere vissuta, né per chi sta dentro né per chi sta fuori.”

“Mah, la butto lì – dice Teseo –  magari un deterrente più efficace sarebbe non aver bisogno di rubare perché  si dispone di un minimo di sussistenza, chessò con un reddito minimo garantito… Costerebbe forse meno che mantenere e costruire nuove carceri…”

“Mi sembra di sentire Berlusconi che dava soldi a Ruby perché non si prostituisse. – risponde Tolomeo-  Che vadano a lavorare piuttosto, che chi ha voglia il lavoro lo trova eccome! E i ladri, tutti dentro! E’ una questione culturale.”

“Certo che è una questione culturale – puntualizza Tussio – ma bisogna vedere chi ruba a chi. Per come è strutturato l’attuale sistema, rubare a chi è più ricco di te non è un furto, è un atto di giustizia sociale. E’ rubare a chi è più povero di te che è imperdonabile. E non sarà perdonato.”

Queste dunque le amene discussioni fra gli italiani ancora e sempre a piede (e cervello?) libero.

 

Oi dialogoi – irreality

Argomenti vari 45 Commenti »

“Chi si prende l’Ohio si prende l’America” R. Gosling a G. Clooney in Le idi di marzo

Stasera, attoniti e stupiti (?) per la piega che stanno prendendo gli eventi, si parla di…

irreality

“Non so voi – esordisce Rainaldo – ma io ne ho già piene le balle di questa campagna elettorale.”

“A chi lo dici – concorda Reverenzio – tanto più che ho già deciso per chi votare e ascoltare e riascoltare questi guitti del ‘teatrino della politica’ non fa che rafforzare la mia convinzione…”

“Penso di capire a cosa ti riferisci – dice Reinberta – tuttavia, nonostante tutti gli sforzi che sta facendo Grillo per perdere voti (un po’ come faceva la Lega Lombarda a cavallo degli anni 80/90 quando era esplosa troppo velocemente e non aveva ancora pronta un’adeguata classe dirigente, non che poi quella successiva fosse risultata adeguata…) voterò il simbolo M5S, ma quello clonato!”

“Compagni – ammonisce Robustiniano – d’accordo su tutto, però consideriamo che qui siamo il Lombardia: l’Ohio! Almeno al senato adoperiamo un po’ di sano realismo; quei seggi saranno decisivi per non dipendere da Monti, e dall’Udc! Turiamoci il naso e votiamo al senato Pd, e se proprio non ce la fate, almeno Sel…”

“Ma de che?! – sbotta Rainaldo – Ma se Bersani stesso ha detto che il 49% o il 51% non fa differenza: comunque governerà con Monti, e con l’Udc!”

“Vabbè lo so – risponde intimidito Robustiniano – ma si tratta di rapporti di forza; un conto è avere bisogno per forza al senato dei loro numeri, un conto è proporre dall’alto della propria maggioranza un’alleanza per…” (risata soffocata dello stesso Robustiniano)

“Vedi te ne rendi conto da solo delle cazzate che dici? – fa notare Rainaldo – Ai fini pratici che differenze vuoi che ci siano riguardo le politiche adottate? Saranno le medesime dell’ultimo anno, per noi non cambierà niente, è già tutto deciso.”

“Dite quello che volete – interviene Rebecca – ma trovo molto istruttivo lo ‘spettacolo’ di questa campagna elettorale, l’ultima (?) finzione democratica. A parte le solite sparate, le promesse fatte da chi per decenni ha dimostrato di non sapere mantenere, le grottesche contraddizioni di chi contesta provvedimenti iniqui votati da lui stesso, è apprezzabile lo sforzo da parte di tutti di rendere sempre più incredibile la fiction. Sono grandi attori, recitano molto bene, tutti, politici e conduttori televisivi. Lo scopo è coinvolgere gli spettatori/elettori nel gioco delle parti convincendoli che è tutta una fiction, irreale come un reality, della quale anche loro sono protagonisti. Il messaggio più importante da far passare nella mente degli spettatori/elettori è che comunque tutto è già deciso come da copione, dicendo esattamente il contrario, facendo finta di ingannare gli spettatori/elettori che così apprezzeranno la recita e perdoneranno volentieri gli attori e se stessi, sentendosi gratificati per non essere stati fatti passare per fessi. Il problema è che, a differenza di un film, una volta usciti dal cinema e pagato il biglietto col voto in cabina, le decisioni che prenderanno gli attori tanto applauditi incideranno nella carne e nel sangue dei cittadini (non più spettatori/elettori), condizionandone concretamente la vita quotidiana.”

“L’unico fesso che sembra prendere sul serio il reality è Bersani. – aggiunge Rainaldo – Si comporta proprio come lo stereotipo del vincente al Grande Fratello che mette sinceramente a nudo se stesso, dice la verità, rutta, scoreggia perché il pubblico lo deve vedere come realmente è, senza atteggiarsi: bello spettacolo. Non racconta favole, vuole essere creduto, e gli crediamo. Dice: un po’ più di giustizia, un po’ di equità, un pochino…Un pochino de che?! Perché dovremmo convincerci di avere diritto solo a un pochino di più del pochissimo o niente che abbiamo? Non è questa una forma ancora più subdola di inganno?”

“Ci prendono per il culo? Facciamo altrettanto – propone Rufus – L’unico atto di onestà rispetto a questa situazione irreale è scegliere l’irrealtà: voterò Partito comunista dei lavoratori.”

“Non vale, questa l’hai sentita alla televisione” – accusa Rebecca

“Quale televisione?” – chiede Robustiniano

“Teledurruti” – risponde Rebecca

“Sono almeno dieci anni che ho preso la sana abitudine di votare chi è più a sinistra sulla scheda – si difende Rufus – non mi faccio certo condizionare dalle trasmissioni televisive”

“Non fa per me – chiude Rappo – i trotskisti non sono abbastanza a sinistra per me. Anzi per noi, proletariato. Ricordo a tutti che la rivolta di Kronstadt  fu soffocata nel sangue dall’armata rossa di Trotsky su ordine di Lenin. Voterò la solita scheda nulla, che verrà ‘attenzionata’ dalla digos…”

Questi dunque i propositi elettorali degli italiani fortunatamente avulsi dalla realtà

 


WordPress Theme & Icons by N.Design Studio. WPMU Theme pack by WPMU-DEV.
Entries RSS Comments RSS Accedi