Letti per voi, recensioni a perdere – Il grillo canta sempre al tramonto

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“Chi fa un rivoluzione a metà non fa altro che scavarsi la fossa” Louis Antoine de Saint-Just

In questo week end quaresimale ho letto Il grillo canta sempre al tramonto (chiarelettere, 2013).

Scritto sotto forma di dialogoi dell’antica Grecia, culla della civiltà, della democrazia e del pensiero occidentale, è un testo utile per capire qualcosa del MoVimento. Utile quanto chiedere all’oste se il suo vino è buono.

Tuttavia il lettore attento saprà cogliere interessanti spunti di riflessione.

I dialoganti sono l’anziano DF, neofita del MoVimento, e BG e GC, cofondatori dello stesso.

Si parte dall’elogio della disorganizzazione rispetto all’organizzazione esistente, premessa necessaria per spiegare la natura rivoluzionaria del progetto, ricorrendo anche a evidenti paradossi, esaltando il traffico di Bombay come quello di Napoli. Tutto il pensiero ‘nuovo’ che sta alla base dell’azione politica del MoVimento necessita di questa rimozione, del superamento del ‘vecchio’, qualunque esso sia, senza chiedersi se, benché ‘vecchio’, anche l’invenzione del semaforo abbia una sua utilità.

Il fatto che questo mondo fondato su valori e mezzi vecchi vada male, molto male, costituisce un formidabile volano per il pensiero nuovo, inedito. La gente è giustamente stanca di soffrire, vede tante ingiustizie, le paga sulla propria pelle, ed è aperta al cambiamento, finalmente. Il problema consiste nel guardarsi da chi offre facili soluzioni. E’ facile indicare il male, ciò che non va. Più difficile comprenderne le cause, separare il grano dal loglio, non buttare il bambino con l’acqua sporca, tanto per continuare con le metafore… Il salto logico dal “va tutto male” ergo “cambiamo tutto” è la forza degli argomenti per es. dei testimoni di Geova. Per loro ogni obiezione può essere facilmente confutata con l’accusa “allora vuoi perpetuare il vecchio!”

Premetto che la mia non è una critica volta a contenere gli eccessi rivoluzionari, a procedere per gradi, col riformismo, col moderatismo… niente affatto. Anzi, proprio perché ritengo necessaria per questa società un’autentica rivoluzione, mi dolgo delle prospettive che sembrano emergere dal ‘pensiero’ di questo nuovo fenomeno chiamato M5S.

Fra tante cazzate espresse, fra tazzine del caffè che ti salutano e cartelli stradali che ti riconoscono, in un barlume di lucido intervallo nella sua follia a un certo punto GC dice che il problema è la remunerazione selvaggia del capitale, come se il capitale potesse sopportare una remunerazione dolce, potesse sopportare regole. Al che l’altro, BG, ribatte che aveva già detto tutto Marx. Eh già… (cfr V. Rossi)

GC poi critica l’accumulo di ricchezze personali, dice che al massimo una persona dovrebbe avere 3 o 4 milioni. A parte che sulla cifra si può discutere, mi chiedo: cos’è, un auspicio? Oppure un punto qualificante del programma? E in questo caso, come si attua? Tanti Kulaki non consegnarono spontaneamente i latifondi. Zuckerberg, Murdoch, gli Stati Uniti non manifestano ostilità a questo progetto, ma anzi offrono mezzi, sostegno, ambasciatori… mah.

La decrescita, lavorare meno lavorare meglio, il reddito minimo (ma io porrei anche la questione del reddito massimo), la lotta agli sprechi, le energie rinnovabili, la democrazia diretta, assemblee telematiche che decidono del destino della collettività (si chiamano soviet): tutta musica per le mie orecchie. Ma davvero si pensa che questo paradiso in terra sia così a portata di mano, con un clic? I rapporti di forza rovesciati senza colpo ferire, gli oppressori che se vanno sconfitti e scornati allargando le braccia, dicendo “eh, è andata male”? Sorge il dubbio di un feroce, gattopardesco maquillage. Paragonabile all’operazione messa in campo dall’ufficio marketing del Vaticano, probabilmente dopo aver letto a pag. 136 che nessun papa si era ancora chiamato Francesco.  Nella società dell’immagine basta apparire in un certo modo per dare l’impressione del cambiamento, e per mantenere buoni tutti…

Ciò che maggiormente atterrisce è il messaggio di semplicità, la dicotomia facilità contro complessità. Lo stesso BG nei comizi urla che la politica, l’economia sono semplici. Un messaggio sbagliatissimo, soprattutto nei confronti dei più giovani. Fa venire i brividi, perché fa pensare alla malafede. Chi è più maturo sa che nella vita non c’è nulla di semplice: ogni impresa è impossibile o difficile. Ma ciò che è impossibile genera frustrazione e ciò che è difficile genera ansia. Ansia e frustrazione non sono comodi veicoli di propaganda. Perciò si punta sulla semplificazione dei problemi. Puro berlusconismo.

La panacea di tutti mali viene dunque individuata nella sacra “rete”, dove tutte le intelligenze si connetteranno per risolvere tutti i problemi, e vissero felici e contenti. Non disconosco certo l’utilità di internet, un mezzo davvero rivoluzionario, tuttavia rilevo che esso non serve a connettere intelligenze, ma informazioni, che possono essere più o meno intelligenti, più o meno giuste e attendibili, più o meno utili; e non mi si venga a dire che la ‘selezione’ la fa la rete stessa. Già sentita, come quella che il mercato premia il merito…

E se anche fosse, se anche internet realizzasse il mondo perfetto, quello del 100%, troverei quel posto un pessimo posto per vivere, un incubo. Un Truman Show dove ci si saluta cordialmente tutti quanti prima di andare al lavoro… ma vaffanculo!  Oppure, restando nell’ambito cinematografico, sarebbe come avere un figlio tipo quello di A.I. di Spielberg, un bambino buonissimo che obbedisce sempre e comunque… ribadisco: un incubo. Ricordo che lo stesso De André affermava che l’uomo un giorno grazie alla tecnologia potrà anche andare sulle stelle, ma certe domande, per fortuna, non smetterà mai di porsele. Lo stesso DF a pag. 71 solleva il problema, quello del mantenimento della propria individualità, l’indispensabile coltivazione dell’ecceità.

Non so voi, ma io ho terrore della superficialità. Internet è il trionfo della superficialità. Un’occhiata a wikipedia e pensi di sapere quanto serve circa un determinato argomento. GC sembra non nutrire lo stesso terrore, anzi. Sta crescendo una generazione che fa surfing sull’informazione, sulla cultura. Che resta in superficie, non approfondisce. Per approfondire non basta leggere il titolo di un articolo di giornale, ma l’intero articolo. Per studiare non basta leggere il bignami di wikipedia, ma leggere libri, tanti libri. Baricco (guarda caso spin doctor di Renzi) anni fa aveva analizzato il fenomeno di questa nuova specie animale (I barbari) che resta in superficie. Una generazione siffatta non può certo impensierire il potere e spiega benissimo l’epifenomeno Renzi: si avverte come nuovo qualcosa che in superficie appare tale, senza fare la fatica di approfondire, di ascoltare ciò che dice, e di capire che ciò che dice è vecchissimo.

La superficialità, la semplificazione dei problemi è evidente anche dall’approccio alla pornografia, con la rete che elimina i magnaccia, che fa il paio con l’eliminazione di sindacati. Via tutti gli intermediari ergo problemi risolti. Si accetta serenamente la mercificazione del sesso e lo sfruttamento del lavoro salariato, probabilmente con la scusa che ci sono sempre stati e quindi sempre ci saranno. Trovo tutto questo poco rivoluzionario dal punto di vista culturale. A pag. 130 si preconizza l’eliminazione dell’intermediazione bancaria: se ho 50.000 euro da prestare vado su un sito e trovo chi ne necessita, ci si accorda sul tasso e affare fatto. Certo, certo… evitiamo di approfondire la valutazione del merito creditizio e della capacità di rimborso… restiamo in superficie e tanti auguri! Bestialità simili si leggono anche a proposito della salute: salvo casi gravi (bontà loro) disintermediamo anche i medici che tanti anni hanno sprecato sui libri e curiamoci su internet, scambiandoci pareri su sintomi e cure in appositi forum… brividi. Mi auguro che si tratti solo di provocazioni.

Mi auguro davvero che il mondo che verrà non sia una somma di algoritmi, che vellicano  i nostri gusti catalogati grazie a miliardi di “mi piace”. Non si può accontentare tutti, e il 100% non l’avrà mai nessuno. Chi dice il contrario mente, e illude. Si tratta di capire se questo fenomeno, nato probabilmente in buona fede, avrà davvero effetti rivoluzionari oppure fungerà da ultimo maquillage del potere, affinché tutto cambi perché nulla cambi, per travestire i soliti rapporti di forza per preservarli dalla crisi. Spiace scomodare sempre i soliti per le citazioni ma la rivoluzione non è un pranzo di gala, è un atto di violenza. Qui invece si dice che questa è una rivoluzione ma senza ghigliottina. Ecco perché fallirà.

Kraus Davi

Oi dialogoi – Miracoli

OI DIALOGOI e altre taverne 40 Commenti »

Stasera, privi di citazioni e ancora scioccati dai noti recenti eventi si parla di…

Miracoli

“Beh, in base al ben noto principio di realtà pare si debba prendere atto della nuova situazione…”- inizia Santippo

“Nuova? Inaudita, direi” – fa Senona

“Foriera di speranza come di timore…” – aggiunge Sestilio

“In effetti l’ignoto è conturbante – spiega Sigmund – da un lato respinge e dall’altro attrae.

Personalmente mi auguro che la Casaleggio & Associati sia quella spectre che dicono, che abbia una struttura, un progetto ben definito, capacità di previsione. Che non siano apprendisti stregoni che evocano spiriti che poi sfuggono al controllo. Altrimenti quel 25% è friabile, evapora al primo incidente…”

“Di incidenti ce ne saranno – dice Sinfloriano – questo è poco ma sicuro. Incidenti fortuiti, inevitabilmente, e voluti. Appena due giorni dopo le elezioni il “Rapporto dei servizi segreti al Parlamento lancia l’allarme terrorismo legato alla crisi economica”. Mi sembra di tornare al ’93, quando gli equilibri rischiano di saltare, salta anche qualcos’altro…”

“Infatti si preannunciano attentati addirittura “spettacolari”, con annesso significativo lapsus freudiano – rileva Sigmund – La società dello spettacolo reclama il proscenio per ‘impallare’ la realtà. Questa società non deve disabituarsi alla prevalenza dell’immagine della realtà sulla realtà.

“Realtà… – obietta Serniana – che ne sappiamo in fondo noi delle vere motivazioni che spingono Grillo? Quelle di Berlusconi erano chiare, e bene o male siamo riusciti a difenderci, a non cascarci, parlo di una buona fetta del Paese. Ma ora non rischiamo di cascarci tutti quanti, destra e sinistra?”

“In effetti le analogie ci sono – spiega Sigmund – entrambi miliardari, entrambi seduttori, entrambi spregiudicati sfruttatori di un nuovo mezzo tecnologico (le tv commerciali trenta anni fa erano il web di adesso quanto a novità). La differenza potrebbe essere proprio la motivazione originaria che spinge a scendere in politica (non diciamo ‘salire’ che porta male…). Un conto è la necessità di salvarsi dai debiti e dalla magistratura una volta cadute le coperture craxiane, un conto (ma qui scendiamo nello psicologismo) è l’afflato di chi dalla vita ha avuto tutto: successo, fama, denaro, amore, salute ma pensa di poter essere vivo e felice solo se lo sono anche gli altri  (cfr Gaber).”

“Non so quale siano le motivazioni che hanno spinto a intraprendere questa avventura – interviene Senona- ma se fosse tutta un’operazione di marketing, non so perché mi viene in mente un film di una trentina di anni fa “Cercasi Gesù”. La storia di una spregiudicata operazione commerciale che partendo dallo sfruttamento dell’icona cristiana, intrecciandosi con le tensioni sociali dell’epoca, alla fine determina un autentico miracolo. Quando si dice l’eterogenesi dei fini…”

“A proposito di realtà, stando coi piedi per terra –  chiede Santippo -mo come ne usciamo? Qualcuno dovrà pur governare, e ottenere la fiducia.”

“Una via d’uscita ci sarebbe: governo tecnico – propone Simplicia

“Eh?!” – fanno tutti

“Sì, governo tecnico ma opposto e speculare al precedente – tranquillizza Simplicia – chessò, Beppe Scienza al tesoro, Pallante alle attività produttive, Landini al lavoro…

Questi dunque i voli pindarci degli italiani ancora ubriacati dallo tsunami, interrotti prima di designare l’eventuale presidente del consiglio…

 


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