Siete ancora fermi ai tempi di internet” G. Andreotti

Stasera, totalmente imballati, in pieno stallo, impasse, in souplesse come attempati ex grimpeur, si parla di

clinamen

“Noiosetta l’attuale contingenza politico-mediatica, non trovate?” – chiede Sabato

“Ripetono tutti le stesse cose – concorda Soledada – in un circolo vizioso che non vede vie d’uscita. Tutti attendono chissà che, un miracolo, un messia, un ‘nuovo inquilino al colle’, che sbrogli la matassa, che sblocchi la situazione. Ma la ‘situazione’, in senso lato, non è sbloccabile…”

“Dovrà necessariamente sbloccarsi, ma non nel senso che intendono loro… – assicura Sicuro – Deve accadere l’imponderabile affinché cambi veramente qualcosa, un intervento esogeno…”

“Di che stiamo parlando? – si chiede Sveva – Oramai gli stessi carnefici sono vittime. Vittime del sistema di razionalizzazione dell’esistente, dell’appiattimento del desiderio a livelli infimi, infantili o bestiali, comunque residuali rispetto l’infinità dell’immaginazione umana. Sono impotenti, prigionieri del proprio sortilegio.”

“Nessuno vuole più governare – spiega Scolastica – ognuno accampa scuse per non prendersi responsabilità, perché ormai sono solo e soltanto gatte da pelare, i benefit sono ridotti al lumicino. La casta deve autoridursi emolumenti e diarie, per rendicontare i rimborsi ti stanno addosso col fucile puntato, col patto di stabilità i ‘favori’ agli amici sono sempre più difficili, insomma non c’è più trippa per gatti; perché uno dovrebbe aspirare a posti di responsabilità? Per spirito di servizio alla collettività e quindi rendendosi ridicolo? Per cercare e trovare un salvacondotto per i suoi processi…?”

“Il sistema di razionalizzazione così ben congegnato, ora mostra la corda, perde competitività nella sua funzione di servizio al potere, perché ha ucciso la fantasia – dice Sabato – Non parlo del web, che appiattisce i gusti e i desideri riducendo gli umani a comodi target raggiungibili tramite link guidati da impersonali algoritmi. Il web è un epigono. Il delitto risale a decenni fa, con lo strumento principe della società dell’immagine: la tv.”

“Mi permetto di dissentire – interviene Siderale – Anche la tv è un derivato di un precedente, pericolosissimo strumento a doppio taglio: il cinema. Da adolescente mi chiedevo come mai, nei film per es. di Buzzanca, fosse data una sproporzionata enfasi ad una facilissima e naturalissima funzione come l’erezione e, per contro, non capivo la stigma nei confronti di chi incontrasse difficoltà nell’esercizio di quel muscolo involontario. Si parlava di merito? Si ingannava il pubblico, dunque, scientemente, subdolamente. Si abbassava volutamente il senso critico dello spettatore facendo leva su argomenti delicati, sensibili. Il messaggio era: basta che sei capace di fare quello (bella forza!) e per il resto non ti preoccupare. Oggi, attraverso tv e web, si propagandano piaceri basilari, assimilabili al sesso, alla portata di (quasi) tutti, e una volta soddisfatti quelli, basta, a posto così. La tensione ideale, il senso di giustizia… non vorrete mica rendervi ridicoli, vero?”

Queste dunque le poche cose che hanno da dire gli italiani nell’attuale contesto interlocutorio, in attesa del necessario scarto (in senso positivo o negativo) rispetto alla realtà esistente che certamente non si farà troppo attendere.