In questo ennesimo week end piovoso di questa ‘pazza estate’ (copyright ogni tg) ho letto Reagì Mauro Rostagno sorridendo (A. Sofri, Sellerio, 2014).
Bellissimo resoconto di cronaca giudiziaria relativo al processo di mafia che ha visto imputati e condannati all’ergastolo esecutore e mandante del delitto Rostagno. Il primo attraverso la prova decisiva del dna, rinvenuto sull’arma. Il secondo perché capo mandamento del territorio teatro del delitto e secondo la ferrea gerarchia di Cosa Nostra non poteva che aver dato l’ordine o l’assenso. Il testo è arricchito dai ricordi dell’autore (che si definisce uno dei migliori amici di Mauro, ma non il migliore amico, che veniamo a sapere fu Renato Curcio) legati alla comune militanza politica e anche dalle descrizioni del luogo del delitto, e del processo: Trapani. “Una delle città più infelici del pianeta” secondo la definizione di Chicca Roveri, e tuttavia Mauro scelse di essere “trapanese”.
Il testo risulta istruttivo per molti versi; impariamo come la mafia gestisce le armi, quelle ‘pulite’ e quelle ‘sporche’, come si organizza un attentato (con appostamenti lunghi anche due tre giorni), la scelta dei killer, delle auto. Impariamo che, una volta catturati, i mafiosi possono intraprendere la strada della ‘collaborazione’ con i relativi vantaggi, oppure scontare il 41 bis e poi col tempo, se non si hanno altre condanne, accedere al regime di Alta Sorveglianza che sembrerebbe un salto di qualità addirittura più decisivo che passare dal carcere ordinario alla libertà.
Interessanti anche le considerazioni dell’autore circa l’istituto dell’ergastolo, che andrebbe applicato solo nei confronti di chi ancora può nuocere.
E poi, l’umorismo involontario dei testi, ‘uomini d’onore’ che s’annacavano… incedevano in un certo modo… tutto tipico dell’humus che ha nutrito il ‘genio parodistico di Camilleri’, deposizioni che inducono al sorriso, come ne sorriderebbe Mauro, se non che questa è gente che ammazza, che non ricorda nemmeno quante decine di omicidi ha commesso. Sono piccoli uomini, bestie, ignoranti, ma che ammazzano; la consueta banalità del male.
Faccio fatica ad impietosirmi leggendo del colloquio in carcere con la moglie allorché il killer rievoca attraverso fotografie antiche di quando era picciriddo, di un’infanzia in cui la partita era ancora da giocare, quando la sua vita avrebbe potuto prendere un’altra piega; mi ricorda il personaggio dostoevskiano del vecchio Karamazov: “era sentimentale, cattivo e sentimentale”.
Per contro risalta nelle parole dei p.m. lo splendore della figura umana e intellettuale di Rostagno che viene così risarcito moralmente, insieme ai suoi cari, rispetto ai depistaggi e alle voci che inizialmente, nell’immediatezza del delitto (25 anni fa!) insinuavano questioni di corna, di ‘regolamenti di conti’ fra ‘amici’, e via di questo passo. Voci che avevano indirizzato le indagini dei carabinieri altrove…
Leggendo delle tante vite di Mauro vengono alla mente altre persone splendide.
Belle persone coraggiose, che ci mettevano la faccia, che rischiavano in proprio. Dieci anni prima di Rostagno anche Peppino Impastato pagava con il prezzo della vita il proprio ammirevole coraggio. Persone davvero ammirevoli. L’insopportabile cronaca dell’attualità mi spinge a inserire in quest’elenco anche Vik Arrigoni. Tutte persone splendide. Splendide e sconfitte.
Citerei per il coraggio delle proprie posizioni, fino a pagarne di persona un duro prezzo, anche l’autore di questo testo, Adriano Sofri. Non condivisi a suo tempo la scelta di consegnarsi all’Autorità per scontare una pena che sapeva di non meritare. Trovai più logica e condivisibile la decisione di Pietrostefani, così come appoggiai quella di Cesare Battisti (allora però dovrei metterci pure Cardella…)
Dunque, persone splendide e sconfitte. “Per fortuna sconfitte” aggiungerebbe Mauro, sorridendo.
Per fortuna?! Poteva davvero andare peggio di così?
Certi libri hanno il potere di porti interrogativi. Mi chiedo se questa società abbia davvero bisogno di persone splendide. E’ acclarato che l’onestà, la correttezza, la pulizia non pagano. E non sto parlando a livello individuale, in termini di soldi, carriera, prestigio, autorità (tutte cose che considero disvalori) ma a livello collettivo, sociale. Pensiamo a quanta gente è rimasta indietro negli ultimi trent’anni anche grazie all’opposizione (?) di una sinistra ‘democratica’, colta, intelligente, forbita, politically correct…
Il punto centrale è proprio questo: all’atto pratico, nella dura, concreta realtà, quanta gente è rimasta indietro!
Nel libro si cita la morte di Jimi Hendrix nel 1970, Mauro scrisse su Lotta Continua che “con lui i padroni hanno vinto”. ‘Moralismo’ lo bolla Sofri. 44 anni dopo i padroni hanno stravinto, con tutti. Hendrix aveva forse profetizzato in Hey Joe la banalità del male che avrebbe vinto fra l’indifferenza, la superficialità della società.
Sorge il dubbio che questa società non abbia bisogno di persone belle, pulite, che ci mettano la faccia, che offrano il petto al nemico, ma piuttosto di persone che agiscano nell’ombra, subdole, scorrette, ingannevoli (volti coperti liberi pensieri). Organizzate determinate e spietate tanto quanto è organizzato determinato e spietato il potere. Magari abbiamo bisogno di pirati, di autentici figli di puttana ma dalla parte degli ultimi, degli oppressi. Abbiamo bisogno di militanti capaci di “coniugare insieme la terribile bellezza del corteo del 12 marzo ’77 a Roma con la geometrica potenza dispiegata in via Fani” (cit.)
Siamo lontani da quei tempi, certo. Tuttavia la Storia non è finita. Necessiterebbe spezzare il circolo vizioso entropico, individuare un punto di rottura. Forse il combinato disposto dell’incancrenirsi della crisi economica con l’imminente svolta autoritaria istituzionale potrebbe svegliare coscienze sopite e aprire nuovi scenari. Tanto peggio tanto meglio, certo. Tanto peggio per chi? Per chi ha pochissimo o nulla da perdere? No, tanto peggio per chi ha tanto.

Pococurante