Game over

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Dotta serata ieri alla taverna delle cattive citazioni, dove sempre lo stesso tizio aveva decisamente esagerato col vov

Così vanno le cose, così devono andare … cantava quel tale prima della conversione (cfr cccp). Il capitalismo non poteva che finire così. Il sistema ad economia di mercato è terminato, anche perché non è mai iniziato. Abbiamo vissuto finora all’interno di un sistema spacciato per libero mercato, quando era chiaro che si trattava di economia pianificata. Pianificata non dal pubblico, dallo stato (cccp alias urss) ma dalle multinazionali che facevano cartello, dalle banche internazionali che si scambiavano svanziche in pixel 24/7/365, insomma da chiunque purché bello grosso e, soprattutto, privato.

Spieghiamo subito perché il sistema è finito: perché non poteva fare altrimenti.

Perché non può durare a lungo un sistema dove i controllori (politici, agenzie di rating, banche centrali) sono pagati dai controllati (soggetti economici, lobbies). Quis custodiet ipsos custodes? (cfr Giovenale)

Perché si finisce male quando si sottovaluta il fattore umano. E’ inumano, asociale, assurdo un sistema che prevede un solo dogma, un’unica norma aurea: massimizzare il profitto. Un dogma al quale piegarsi senza se e senza ma, pena l’esclusione. Quand’anche un imprenditore volesse ‘fare il buono’, comportarsi eticamente (coi dipendenti, coi clienti, coi fornitori, col fisco) verrebbe gradualmente marginalizzato e poi espulso dal mercato, poiché l’unico metro di giudizio per valutare l’abilità imprenditoriale consta della capacità di obbedire a quel dogma. 

Perché lo schema elementare sul quale è basato l’intero assetto finanziario mondiale (lo schema Ponzi, se ancora non lo avete capito) inevitabilmente, prima o poi, e oggi ci siamo arrivati, si scontra con la legge della impenetrabilità dei corpi; i mercati hanno dei limiti fisici, e quando un mercato è saturo è saturo.

Perché l’impressionante accelerazione impressa dalla globalizzazione ha svelato l’arcano: i cicli di distruzione delle risorse per superare le crisi di sovrapproduzione non sono infiniti, e alla fine qualcuno resta col cerino in mano. Con una montagna di carta inutilizzabile: non puoi goderti i soldi se l’unico che ancora ne ha sei tu, come il protagonista di portfolio (cfr pococurante).

Dunque, è finita. Perché non ce lo dicono? Ma ce lo stanno dicendo, per chi ha orecchie per intendere … In Urss ciò che trapelava era molto meno grave di ciò che era in realtà; quando le fonti ufficiali comunicavano che il compagno segretario generale del Pcus aveva il raffreddore, potevi scommettere che era moribondo. Nell’attuale sistema di economia pianificata occidentale addirittura ci dicono che la crisi del capitalismo è grave! Significa che il paziente è bello stecchito. A questo punto risulta anche mal riposto il timore dei complottisti circa l’imminente discesa dei vulture funds (cfr Barnard), queste ss del terzo millennio che si appresterebbero a spolparci dopo il default, appropriandosi dei nostri ‘averi’ (?). Avessero ammazzato gli ebrei con l’idea di mangiarseli avrebbero pensato prima a ingrassarli, scrivo dunque un elogio del cannibalismo (cfr Di Ruscio). Ma dove vanno con i nostri ‘averi’? Probabilmente il programma è di rinchiudersi nel bunker mentre il resto del mondo agonizza. Ma vivendo così non passerebbe anche a loro la voglia di vivere? (cfr Dr. Stranamore).

Sottolineo che lo scenario tinteggiato non è affatto apocalittico, se non per quell’esigua minoranza che detiene le ‘vere ricchezze’; noialtri proletari (il 99% della popolazione, per intenderci) non abbiamo altro da perdere che le nostre catene (cfr K.M.). In questo caso il mal comune non è mezzo, ma doppio gaudio.

Immagino un finale alla fight club (cfr Palahniuk). Ci sarà un reset, azzerato tutto, tutti i debiti: rimetti a noi i nostri debiti (cfr …). 

 

Non è un complotto

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Intrigante serata ieri alla taverna dei cattivi bocconiani, dove il solito tizio stavolta era davvero fuori come un balcone avendo fatto indigestione di mon cheri

Salutiamo l’ex rettore, insediatosi alla guida del Belpaese. Colui che vanta il merito (e in questo già sta la sua ingenuità) di aver contribuito con la sua scuola per fighetti a forgiare la futura classe dirigente. Sappiamo bene che razza di gente è uscita da quelle aule…
Monti non è un innocente. Che cos’è l’innocenza? Etimologicamente, la condizione di non nuocere. I bambini non sono innocenti. Se foste costretti a scegliere (costretti, senza terza alternativa) se affidare una pistola carica, con il colpo in canna, in un luogo affollato, la affidereste a un bambino di tre anni o a un killer professionista?
Non si può sempre spiegare il male col male. Per es. c’è chi si ostina a spiegare il male dell’attuale crisi economica con il male della finanza cattiva. Esisterebbero dei cattivoni, avidi e spregiudicati, che complottando complottando hanno fatto un sacco di soldi sulla pelle del 99% della popolazione mondiale. Si cerca anche di dare un volto e un nome a questi cattivoni, ultimamente va molto di moda riempirsi la bocca con Goldman Sachs (per brevità useremo l’acronimo GS). In realtà le varie GS non sono cattive, è che le disegnano così. In realtà, in questa realtà capitalistica, non esiste un’economia buona e una finanza cattiva; esiste un’economia cattiva che genera una finanza perfida. Un’economia già da un pezzo soffocata dalla sovrapproduzione, che non riesce più a smerciare alcunché se non con la droga del debito. A sua volta il debito, impacchettato e divenuto esso stesso merce, ha preso a circolare per il mondo alla disperata ricerca di remunerazione, determinando un indebitamento di tutti con tutti. Siamo al cortocircuito.
Le varie GS non possono farci niente. Se non si comportassero come si comportano (malvagiamente, d’accordo, sfruttando, truffando, razziando) verrebbero escluse. Fuori, ai margini del mercato. Le regole del gioco sono quelle. Ora, lo sbaglio, l’equivoco è considerare quelle regole “naturali”.
Finché non si chiarisce questo equivoco è inutile, anzi fuorviante, alimentare il complottismo. Non perché non esistono i complotti, anzi, ma perché non esiste e non può esistere in natura una genia di cattivoni, bravissimi e invincibili, che alla fine l’ha sempre vinta. Se un complotto è in atto, è quello di far passare la critica ai meccanismi di mercato per complottismo.
Il problema non è la Grecia, non è l’Italia, non è Berlusconi, non è Monti. Nemmeno Gs lo è; le persone che dirigono le varie GS, gli advisor che prestano loro consulenza, non sono criminali.
Non sono criminali, ma non sono innocenti. Non sono criminali, tuttavia sono più pericolosi. Sono patetiche figure che accumulano e accumulano denaro virtuale sugli schermi dei loro computer. Denaro che non riusciranno mai a trasformare interamente in benessere reale, nemmeno per loro stessi. Il mondo è in mano a (e sta finendo a causa di) questi giocatori compulsivi, sempre attaccati al computer come a un videopoker, che trasferiscono numerini di pixel da una parte all’altra del pianeta con un clic, sempre alla ricerca di ulteriori margini di profitto per i loro capitali, perché questa è l’unica legge ‘naturale’ che conoscono.
Non sono criminali, sono malati.

E adesso licenziateci tutti

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Lugubre serata ieri alla taverna dei cattivi dolcetti, dove il consueto soggettone dopo il settimo amarone si è lasciato un po’ andare…

Le nebbie si diradano, ed oramai ci vedo… Le cose cominciano ad essere sempre più chiare a sempre più persone, cittadini, proletari. Questo significa che sempre più gente si sente toccata direttamente. E sapete cosa succede quando qualcuno si sente toccato direttamente? Che la necessità aguzza l’ingegno. Teniamo a mente questo punto e mettiamolo da parte.
Concordo con il governo quando afferma che il tema in oggetto non verte sui ‘licenziamenti facili’. Non si vuole licenziare; maggiori licenziamenti significano aumento della disoccupazione, costi per gli ammortizzatori sociali, calo dei consumi. Certo che non si vuole licenziare. Si vuole introdurre una maggiore ricattabilità sui luoghi di lavoro, come se non ce ne fosse già abbastanza. Si intende stimolare la crescita mettendo pepe al culo dei lavoratori. Guinzaglio corto, signorsì, testa bassa e lavorare! Altro che rivendicare diritti; testa bassa e pe-da-la-re! Questa la visione della vita di lorsignori: un formicaio dove ognuno adempie indefessamente il proprio dovere al servizio del capitale per le sorti magnifiche e progressive (per poi nel tempo libero stare in coda e spintonare e scalciare per acquistare una tv al plasma scontata).
Il cinismo domina. Un clima mortifero ammorba la società. Prevale una rappresentazione torva e cupa della vita. La paura intesa come motore più efficace per l’umanità. Siamo al pessimismo cosmico. Siamo alla riduzione dell’umano al vegetale; si assume come variabile indipendente il mercato, inteso come fenomeno naturale, il dio vulcano, e se l’uomo vuole sopravvivere deve flettersi, come una ginestra. L’unica soluzione offerta per vivere: vegetare. Siamo allo scambio della constatazione col programma. Si constata che la vita è dura e difficile; si afferma che è sempre stato così. Si nega il progresso (utopia!) e poi si istituzionalizza questo bel programmino. La politica viene sussunta nella realpolitik. Il cinismo è assunto a virtù. Se leggiamo gli editoriali che ‘fanno opinione’, dai più rozzi alla Feltri ai più raffinati di Alesina, Giavazzi (non a caso santificato dal Foglio) ci rendiamo conto che la filosofia di fondo è sempre quella: il cinismo assunto a virtù.
In questo contesto culturale non sorprende trovare un consigliere comunale che non si perita di strumentalizzare un lutto con relativo minuto di raccoglimento. Non sorprende trovare un ministro della Repubblica che non si permette di speculare per scopi politici, quindi nella loro cinica accezione di scopi di bottega, sul tema della vita (che è sacra!) ma indulge molto volentieri a speculare sul tema della morte, da quella della Englaro a quella di Biagi. Si imposta il dibattito su questi binari: se sei contro la ‘riforma’ del mercato del lavoro sei dalla parte delle bierre, dalla parte dell’assassinio di personaggi inermi (non scortati ma contigui). Se sei a favore della ‘riforma’ sei dalla parte dei giovani, dell’Europa, delle magnifiche sorti e progressive.
Viva Leopardi, viva Tatcher, viva Reagan, viva Renzi.

La società dello spettacolo e la falsa violenza

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Frizzante serata ieri alla taverna dei draghi cattivi di ritorno da Roma, dove si rinveniva il solito tizio piuttosto alterato avendo assaggiato per la prima volta una bevanda denominata spritz.

Ogni volta mi stupisco. Mi stupisco della sproporzione fra la ‘situazione’ congiunturale socio-economica e la reazione violenta degli esclusi, degli sfruttati, degli oppressi. Ma come? Giovani che si vedono scippato il futuro, ma davvero. Senza prospettive di miglioramento, anzi con la certezza di peggioramento rispetto alle generazioni dei loro padri. Che subiscono quotidianamente sulla loro pelle, nella carne, ma davvero, la violenza del sistema. Ebbene, fra questi, solo poche centinaia si lasciano andare, non si trattengono, sfasciato tutto. E gli altri? Si indignano, certo. Scendono in piazza, benissimo. Ma come se andassero a una gita. Festosi, colorati. Non vedete una sproporzione? Perché così pochi sono davvero indignati, incazzati al punto di voler spaccare tutto? Sgombriamo il campo dalle dietrologie e dal complottismo. Degli infiltrati ci saranno anche, come ci sono sempre stati, ma sono superflui. Non sono loro che hanno determinato il tutto. Dunque chi sono questi ‘violenti’? Abbiamo già risposto: sono gli oppressi. Perché lo fanno? Perché sono cattivi, cinici, egoisti e superficiali? Se avessero queste peculiarità sarebbero ben inseriti in questa società che non richiede altro che queste ‘qualità’. Scriverebbero editoriali su Libero, dirigerebbero Il Giornale o Il Foglio.
Non possiamo sfuggire al tema fondamentale del nostro tempo, anzi di ogni tempo, da che mondo è mondo: la narrazione. Nella vita pubblica, come nella vita privata di ognuno, tutto dipende da come ce la raccontiamo.
Chi ci racconta come vanno le cose? Cosa si risolve spaccando due o tre bancomat, incendiando cinque o sei auto, sei o sette cassonetti? Niente. Cosa si risolve con un oceanico corteo pacifico, colorato e festoso? Niente. Cosa si risolve con un corteo oceanico davvero indignato e incazzato, che spacchi ogni bancomat, incendi ogni banca? Beh, mi sbaglierò, ma secondo me qualcosa anche nella narrazione di regime cambierebbe.
Se vogliamo dire un’ovvietà, che è tanto ovvia quanto esatta, diciamola: la violenza fa schifo. Ma chi decide ciò che è violenza e ciò che non lo è? O meglio, chi decide qual è vera violenza? La risposta, la chiave di lettura risiede in un testo fondamentale che dovrebbe conoscere ogni telespettatore prima di sedersi davanti ad uno schermo della tv: La società dello spettacolo di Debord. Mi rendo conto che si tratta di tesi ostiche, soprattutto a seconda delle traduzioni…
Il fatto che sia così facile per i detentori del potere far passare nelle mente di ognuno il meme, l’inoppugnabile validità della falsa dicotomia fra violenti/non violenti deriva (anche) dalla mancata conoscenza e comprensione di quel testo da parte del 99% dei telespettatori. Per cui si ha gioco facile nel dividere il mondo fra buoni e cattivi e spingere il grosso dell’opinione pubblica nella direzione voluta. La vera dicotomia non è fra violenza e nonviolenza, ma fra vera violenza e violenza farlocca. La vera violenza è ciò che i mezzi di comunicazione in mano ai detentori del potere non mostrano. È la violenza delle operazioni belliche in Libia e Afghanistan, delle deportazioni nei cie. Dell’informazione asservita e manipolata, della menzogna. Del clima costante e quotidiano di minaccia e intimidazione sui luoghi di lavoro. Dei pestaggi quotidiani (quotidiani) di fermati e detenuti (Cucchi, Aldrovandi, Uva non subirono un trattamento ‘eccezionale’) Delle lettere della Bce. Dei martellanti quanto suadenti spot televisivi. Delle vetrine di boutique e banche in centro non ancora infrante. Delle auto di lusso ancora intatte. Quella è la vera violenza. Il resto è parodia, caricatura della violenza.

Appello agli under 35

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Fresca serata ieri alla taverna dei cattivi pedagoghi, dove il solito consumatore di distillati lanciava un accorato appello alle giovani generazioni.

Giovani! Non date retta a ciò che dicono e ripetono tutti. Berlusconi e la sua corte non sono parte del problema, ma parte della soluzione. Anzi, sono la soluzione. Già dissi che quest’uomo con la sua politica, il suo comportamento, la sua ‘cultura’ avrebbe spianato la strada alla riscossa del proletariato, se solo lo si fosse lasciato fare. Infatti per lunghi anni lo hanno lasciato fare, e siamo arrivati a questo punto. Siamo arrivati al punto che l’Italia, quindi per contagio la zona euro, quindi per contagio l’intero sistema capitalistico mondiale sono sull’orlo della catastrofe definitiva. Manca davvero poco, e tutto dipende da quest’uomo qui, dalla sua capacitò di resistenza. Forza Silvio, resisti fino all’ultimo: muoia Berlusconi con tutti i filistei. Questo dal punto di vista economico-finanziario.
Ma quest’uomo va ringraziato anche per ciò che ha fatto dal punto di vista culturale, antropologico. Siamo arrivati al punto che ora tutti possiamo conoscere il reale pensiero dei padroni. Ciò che pensano Marchionne, De Benedetti, Confalonieri, Passera, anche se non avranno mai il coraggio e la stupidità di dirlo in pubblico, l’ha detto la escort De Nicolò. Ovvero che è giusto che il più forte emerga, fosse anche vendendo la madre. Che l’impenditore onesto non può avere successo. Queste non sono solo le convinzioni di una giovane stupida e superficiale: questo è il pensiero unico degli arrivati e degli arrivisti. Insieme al talento, alla fortuna, alla determinazione, è necessaria quella mentalità lì per avere successo in questa società reificata. Ora è chiaro chi abbiamo davanti, cosa pensa il nemico. Noi sappiamo che De Nicolò dice cazzate. Magari è così intelligente che le dice apposta, per tacitare la coscienza degli imbecilli di destra, che vedono così sdoganati i loro osceni princìpi, e degli imbecilli di sinistra, ai quali basta così poco per sentirsi moralmente superiori.
Noi sappiamo, ma prima di sapere ‘sentiamo’, che non è affatto disprezzabile starsene a casa con 2.000€ (magari!) piuttosto che condurre un’esistenza insulsa e disperata nel mondo di un Tarantini a 20.000€, dove si esclude a priori l’autenticità dei rapporti umani e si dà per scontata la loro mercificazione. Dove è necessario ricorrere a psicofarmaci, cocaina e altri additivi per sopportare una vita priva di un bacio e un abbraccio sincero.
In questo contesto da ultimi giorni di Pompei, risultano tristemente patetiche certe iniziative da parte di brandelli in putrescenza del sistema, per es. le banche. Non potendo utilizzare come leva di marketing la dialettica diretta di una De Nicolò, una banca ha pensato bene di attirare subdolamente i giovani clienti under 35, coinvolgendo mestamente anche il proprio personale sotto quell’età, travestendo delle filiali in accattivanti (secondo loro) paesi dei balocchi, dove l’ambiente è glamour, c’è il giusto sound, atto a stimolare positivo mood. Insomma, la classica merda infiocchettata in carta colorata. Sono gli ultimi spasmi, come la coda tagliata della lucertola, di un sistema che merita di finire come sta finendo. Ultimi goffi tentativi di aggrapparsi alla fuffa del marketing prima di affogare.
Giovani, è la letteratura che ci salva. Sappiamo da Collodi cosa nascondono in realtà i paesi dei balocchi, cosa in realtà vogliono da noi coloro che li allestiscono, come ci vogliono ridurre. E se Collodi vi sembra troppo ageè, forse potrete apprezzare un Brizzi, quando faceva dire al suo Frusciante che, se non vuoi votarti al romitaggio, devi diventare “intelligentissimo e sempre critico”, non per emergere e spadroneggiare, ma per difenderti. Per saltare fuori dal cerchio.

La crescita o dell’anticristo

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Accaldata serata anche ieri alla taverna dei cattivi falliti, dove il noto santo bevitore teneva la sua ennesima concione brandendo il suo fernet ghiacciato.

Tutti che si danno un gran daffare per trovare soluzioni a questa crisi, per scongiurare insolvenze, fallimenti, default. Per appianare il debito e innescare la ripresa della crescita. Tenete presente quante volte questa parolina magica ‘crescita’, ricorre nei bei discorsi di tutti. E quando dico tutti intendo proprio tutti: padroni, sindacalisti, giornalisti, politici fino ai più alti ruoli istituzionali. Il pensiero unico si riassume e si visualizza in questa tag cloud dove spicca il lemma ‘crescita’.
Non sanno, o fingono di non sapere, che la crescita è per l’economia ciò che la gnosi è per il cristianesimo; la crescita è l’anticristo.
La crescita è il bicchiere rovesciato che rinchiude la mosca che a sua volta sbatte a destra e sinistra credendo così di poterne uscire. Ogni economista votato al pensiero unico della crescita si dibatte dentro questo bicchiere fornendo ogni volta ricette inutili, anzi dannose. Si può abbattere il welfare, innalzare l’età pensionabile a 80 anni, imporre patrimoniali mostruose, ma finché non si infrange il vetro di questo dogma, della crescita purchessia, non si esce dal bicchiere.
Certo che si uscirà da questa crisi, ma bisogna vedere come. Se si uscirà dalla crisi come vogliono loro, il tanto meglio sarà tanto peggio. Se il loro scopo è tornare come prima, siamo daccapo. Finché non si sottopongono a critica i meccanismi di sovrapproduzione che hanno determinato il disastro, per rovesciarli, la mosca continuerà a sbattere il muso. Ecco la vera prospettiva utopistica: continuare la crescita. Sono loro gli utopisti.
In questo contesto si inserisce anche la filosofia del famigerato art. 8. Si istituzionalizza il ricatto già sperimentato a Pomigliano e Mirafiori: condizioni vessatorie ai lavoratori in cambio del prosieguo della produzione. Certo, si può sempre dire no, come la suora nella barzelletta di Sacconi. Se dici no sei fuori dalla fabbrica, da questo bel sistema votato al dumping sociale che prefigurano lor signori (benché questo sarebbe il risvolto più piacevole dell’intera vicenda …). Questa crisi non è la iattura che ci vogliono far credere; è la manna caduta dal cielo, se solo fossimo capaci di trasformare la minaccia in opportunità. Di prendere coscienza che il modello di crescita che si intende preservare e perseverare è quello che possiamo ammirare nella sua estrinsecazione più parossistica: il modello cinese. Zero diritti e produttività forsennata. Vorrebbero un sistema economico mondiale così. Tralasciando l’insostenibilità sociale e ambientale di un sistema siffatto, vorrei porre una domanda ai suoi utopisti sostenitori: verso chi esportiamo, verso marte?

Le belve siamo noi

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Afosa serata ieri alla taverna dei cattivi sudati, dove il consueto espertone (di ciucche) ha potuto parlare solo dopo abbondante e refrigerante annaffiatura di mojito.

Fa caldo, ma questo è niente. L’autunno non sarà caldo, sarà caldissimo. Rovente come non lo è mai stato. Straordinario come straordinaria, nel senso propriamente etimologico del termine: fuori dall’ordinario, dal normale, è la contingenza economica che abbiamo la ventura di vivere in presa diretta. Due manovre di inaudita entità approvate in un solo mese a casa nostra, il declassamento del debito Usa, recessione a W, oro ai massimi, speculazione a gogò, istituzioni finanziarie internazionali e governi mondiali in fibrillazione, non per la carestia nel Corno d’Africa, ça va sans dire, ma per il deprecabile andamento dei corsi azionari.
Ormai dovrebbe essere chiaro cosa è che muove la situazione, che fa cambiare le cose. L’allerta per i padroni parte quando crolla la borsa. L’allerta deve valere anche, a maggior ragione, per il proletariato. Teniamo a mente questo punto e mettiamolo da parte.
L’allerta determina reazioni da parte degli squali più svegli, come per es. Buffett e Soros all’estero, e Marchionne e Montezemolo, nel loro piccolo, qua da noi, quali l’invocazione di una patrimoniale. Vogliono pagare più tasse! Carini, vero?
I sondaggi danno ampio spazio in Italia per l’ingresso di una nuova formazione neocentrista, ed ecco che s’avanza la coppia di burattini senza fili (lui è il gatto ed io la volpe, stiamo in società …) MM che dà il benservito al governo, a Sacconi e agli investimenti a Mirafiori, perché questa gente non si accontenta mai, chiede (ed ottiene) sempre + 1.
Tuttavia i tempi cambiano e sempre più rapidamente, dunque ciò che è sempre stato non è detto che sempre così sarà, anzi. I più svegli fra i padroni l’hanno capito, dunque anche i più svegli fra il proletariato dovrebbero capirlo.
Lorsignori offrono l’obolo di maggiori o nuove tasse per i ricchi per placare la fame delle belve, che avvertono sempre più vicine. Le belve siamo noi, dovremmo prenderne coscienza. Ci buttano la polpetta per saziarci, sperando di sfangarla anche stavolta. Poi diranno ‘vabbè dai, se ci lasciate fare vi lasciamo l’art.18 … vi restituiamo il 25 aprile’. Ma non ci basterà. Pensano che l’unica strategia fattibile per loro sia tentare di smorzare la tempesta, prima che gli porti via tutto. Falliranno.
In questo senso va rivista radicalmente la strategia del proletariato, che non deve essere più di rimessa, come è stato giocoforza finora, ma bensì di attacco.
Sciopero generale, contromanovra, appelli tipo quello ‘dobbiamo fermarli’ (dove fra l’altro si auspica che un manager non guadagni più di dieci volte la retribuzione minima) sono palliativi. Vanno anche bene, ma sono e restano palliativi. È mutato lo scenario internazionale, come dicono quelli che cambiano piano industriale, quindi smettiamo di giocare in difesa. È un operaio che deve guadagnare dieci volte più di un manager, per quello che fa e per recuperare il maltolto con gli interessi.
Non dobbiamo fermarli, dobbiamo abbatterli.

Violenza non violenza

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Autorevole orazione ieri sera alla taverna dei cattivi non violenti da parte dell’autorevole alcolista riguardo il controverso periodo storico che stiamo vivendo.

Cambiamento, cambiamento, cambiamento. Ormai se ne sono accorti tutti: viviamo in presa diretta un’epoca di trasformazione storica, che avrà importanti riflessi in ambito sociale, economico, politico. Sarà certamente interessante il compito degli storici che indagheranno le cause di questa metamorfosi, rintracciabili a mio avviso nel cedimento strutturale del sistema finanziario mondiale unitamente a quella straordinaria innovazione tecnologica, impensabile nelle sue funzioni virtuose fino a un decennio fa, che è il web. E’ tesi condivisa che questo mezzo abbia avuto un ruolo fondamentale nelle recenti svolte politiche come l’elezione di Obama (di per sé un’inattesa novità a prescindere dai successivi atti della sua amministrazione), le rivolte del maghreb e i sorprendenti risultati delle consultazioni italiane.
La società dello spettacolo per come l’abbiamo finora conosciuta, fondata sul predominio ultra controllato del sistema televisivo, attraversa la sua prima grave crisi. Il punto è vedere come ne uscirà. Credo che su questo punto molto dipenderà da noi, poiché per quanto riguarda ‘loro’, i detentori del potere, il pessimismo della ragione ci suggerisce che la reazione sarà esa-sperata, cioè senza speranza, cioè violenta.
Si tratterà di capire, con metodo, con un approccio non ideologico nè dogmatico, come rispondere all’inevitabile violenza che il potere morente ci riverserà addosso. Ritengo fondamentale che il dibattito intorno al metodo non violento che, ça va sans dire, è di gran lunga preferibile (a meno che non si sia sadici sanguinari) non sia inquinato da posizioni appunto dogmatiche, moralistiche. L’arroccamento su posizioni intransigenti, la mancanza di flessibilità nelle decisioni da prendere volta per volta, caso per caso, in una fase complessa e mutevole sarebbe un imperdonabile vantaggio regalato agli oppressori. Questi non devono poter contare su certezze, tipo quella che la violenza non li sfiorerà mai. Nè che lo scontro sarà sempre e comunque sul piano militare. Piano quest’ultimo che li vede enormemente avvantaggiati, ma solo apparentemente, se consideriamo l’efficacia della guerriglia (come storicamente attestato dall’esperienza dei vietcong, dalla resistenza afgana, irachena, ecc.). La non violenza ha un punto forte/debole: gode di grande popolarità, di buona stampa come si dice, mette d’accordo molte anime, dai cattolici ai laici sinceri democratici ai banchieri etici, ma soprattutto risponde all’esigenza di chi mette in cima alle sue priorità la propria coscienza, che deve essere necessariamente ‘a posto’; fai quel che devi, accada quel che può. Il sovvertimento della società è una subordinata. Si tratta chiaramente di un retaggio filosofico, fra i più pesanti, della malefica cultura individualista.
Sgombriamo il campo dall’equivoco che all’infuori della pratica non violenta esista solo la lotta armata. Ritengo questa via davvero da evitare, non per motivazioni moralistiche, ma eminentemente pragmatiche in considerazione delle nefaste esperienze degli anni ’70, quando le varie bande e cellule furono facilmente infiltrate ed eterodirette con finalità di stabilizzazione del regime. Figuriamoci cosa accadrebbe oggi con la tecnologia (intercettazioni, telecamere ovunque, satelliti) a disposizione dello spionaggio di stato. Una strada decisamente impraticabile. Diverso è il discorso relativo alla guerriglia urbana, più difficilmente controllabile dal potere. Pochi ricordano, e i più non sanno, che la polizia italiana sparò ad altezza uomo, non trent’anni fa, ma il dicembre scorso in occasione della rivolta popolare, studentesca contro il varo del governo Berlusconi-Scilipoti tutt’oggi in carica. Le relative foto hanno avuto lo spazio e la vita breve di un mattino su un giornale di infima tiratura. Non come quelle ormai entrate nell’immaginario collettivo del manifestante con passamontagna e p38, tanto sono state reiterate nei decenni su ogni mass media.
Spesso viene vantato dagli attuali governanti il merito di aver mantenuto la coesione sociale. La coesione sociale viene vista da loro come un valore. Rompiamo dunque questa coesione sociale. Coesione sociale significa che gli oppressi dormono.
Il sistema di potere al servizio degli oppressori ha diritto di detenere il monopolio della violenza e degli armamenti che legittimamente esercita attraverso la polizia, le forze armate, i servizi segreti.
Agli oppressi spetta il monopolio del bon ton e delle buone maniere, da esercitare nei modi e nelle forme della protesta pacifica, democratica e politically correct.
Qualcosa non torna.

(Per quanto pleonastico, ribadiamo che questi sono discorsi sconnessi di un avvinazzato perso uditi in una fiaschetteria di infimo ordine e pertanto non devono inquietare alcuno. Rilassatevi piuttosto ascoltando i ragionamenti dei personaggi sobri che abitano le tv)

Vedremo

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Serena attesa ieri alla taverna dei cattivi investitori per la pacata disamina del noto bevitore circa le recenti elezioni amministrative.

In questa bella società dove l’apparire ha preso il posto dell’avere che aveva preso il posto dell’essere, vale la massima che per avere successo (in politica come sul mercato il successo si misura in consenso acquisito fra gli elettori come fra i clienti) bisogna essere sinceri: se riesci a fingerlo ce l’hai fatta.
La spiegazione più plausibile dell’insuccesso elettorale del centrodestra va ricercata nel decremento di credulità diffusa in quegli strati di popolazione che portavano il pacchetto decisivo di voti per continuare l’avventura politica berlusconiana. Nonostante il sempre più massiccio ricorso all’armamentario massmediatico (con i recenti acquisti, a spese del servizio pubblico, Ferrara e Sgarbi), le bugie del ducetto ormai faticano a trovare convinti bevitori. Troppo lungo e improbabile l’elenco di fole raccontate: la nipotina di Mubarak, Lampedusa, i rifiuti di Napoli, L’Aquila, ecc. La stessa solfa della persecuzione dei p.m. ha stancato e sempre più italiani si stanno convincendo che le sfacciate leggi ad personam non sono una legittima difesa di un perseguitato politico, ma un furbesco tentativo di impunità. Che non è la giustizia che si interessa a Berlusconi perché è sceso in politica, ma è Berlusconi che è sceso in politica per sfuggire alla giustizia.
Chi resta dunque come elettore del Pdl? A parte chi proprio non capisce né si interessa di politica, ma chissà perché va comunque a votare. A parte le clientele che hanno un tornaconto personale, rimane quello zoccolo duro di coloro che sanno benissimo che il loro leader mente, che viola e ha violato la legge, e tuttavia gli sta benissimo così, in odio ad una parte avversa, la sinistra, che va osteggiata e possibilmente schiacciata con ogni mezzo, poiché il fine lo giustifica.
E qui veniamo ai vincitori, proprio quella cosiddetta sinistra che sembra avviata a governare la ‘capitale morale’ e , in seguito, anche il resto dello stivale. Vedremo se la maggioranza degli italiani avrà investito bene il proprio consenso, se si tratta di sinistra sincera o farlocca. Se è una sinistra in grado di rapportarsi come si deve ai poteri forti, agli immobiliaristi, alle ‘ndrine. Uno dei parametri per misurare l’autenticità della sinistra è la sua capacità di attrarre capitali. Per es. la sentenza di primo grado al processo Thyssen è di sinistra perché, elevando insopportabilmente il costo di una risorsa come la vita umana, allontana gli investimenti esteri, ma anche nostrani, dal belpaese. Vedremo se l’amministrazione Pisapia, al di là delle prevedibili e facili scelte in materia di rom, moschee e centri sociali, avrà la forza e la capacità di conservare e non far fuggire da Milano i capitali delle ‘ndrine.
Vedremo.

Il circolo vizioso

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Prevedibile serata ieri alla taverna dei cattivi pacifisti, dove il noto tizio non ha nemmeno avuto bisogno di bere un cicchetto per esprimere un semplice concetto:

Penso che da cittadini occidentali dovremmo finirla di sostenere i nostri governi, non certo col voto, ma anche con il consenso di massima strappato sull’onda dell’emergenza allorquando ci vediamo ‘costretti’ a bombardare, con il generale americano Prosciutto (sembra di stare in Catch 22) che con involontario umorismo dichiara che si cercherà di ridurre il numero di vittime civili. E’ ora di finirla di alimentare questo circolo vizioso; di sopportare questi governi che giocano all’apprendista stregone, alleandosi e allevandosi serpi in seno come Bin Laden, Saddam, Gheddafi per poi scaricarli e rinnegarli quando ne perdono il controllo.
Capirei se dicessero “scusate, abbiamo sbagliato ad appoggiare, finanziare, armare tiranni sanguinari per sostenere l’assurdo, grottesco, parossistico stile di vita occidentale. Adesso che la cacca è uscita dal cavallo cerchiamo con ogni strumento che abbiamo a disposizione, compreso la forza, di rimetterla dentro. Ma appena rimediato ci leviamo di mezzo, talmente gravi sono stati i nostri errori strategici sotto il profilo politico, storico, umano.”
Tuttavia tutto ciò non solo non sfiora le loro testoline, ma pretendono pure di rafforzare il loro potere chiedendo che venga loro riconosciuto il merito di aver domato l’incendio che essi stessi hanno appiccato (e manco ci riescono: vedi Iraq, Afghanistan).
Certo, non bisogna avere paura di sporcarsi la coscienza sostenendo il ricorso alla forza, quando è necessario. Tutto sta a vedere nei confronti di chi e perché, per che cosa.
In definitiva, ci troviamo di fronte a un circolo vizioso. E sapete dove conducono i circoli viziosi?
Quando ci si trova davanti a un circolo vizioso c’è solo una cosa da fare: interromperlo.

Bei tempi

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Sconclusionata prolusione ieri alla taverna dei cattivi nostalgici da parte del noto tizio, non appena si era ripreso dalla consueta mezz’oretta di coma etilico:

Bei tempi quando c’era Berlusconi. Bei tempi quando c’era quel formidabile catalizzatore di masse, pronte a scendere in piazza non appena si ravvisasse lo spiraglio per la ‘spallata’, poiché quello era il nostro sogno. Non molto diverso dai sogni somministrati dal berlusconismo. Sogni adolescenziali, mediocri; la moto, la figa, l’auto, soldi, carriera: cazzate alla portata di tutti. Sogni piccolo borghesi, impartiti e impressi nelle nostre menti da trenta anni di tv commerciale, di cinematografia americana alla M.J. Fox, sedimentati, anzi bloccati come dal telecomando di mysky , congelati, ibernati dai primi anni ottanta. Bei tempi di merda quando c’era Berlusconi. Ho avuto vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita. Ora cambia tutto. Via il Cinghialone, via il Divo , via il Papi. E ora che abbiamo cacciato via tutti, che aspettiamo il ritorno dei veri buoni genitori, non riusciamo a renderci conto che non arriverà nessuno, perché i genitori ora siamo noi (D.F.W.). Volevamo la novità vera, l’esperienza forte, inaudita, eccola: tocca a noi. Tocca uscire dalla minorità kantiana, non agitando Kant come fanno Eco e Ferrara facendone a loro volta un ulteriore feticcio, ma prendendo coscienza della forza delle masse, come fanno i proletari tunisini e egiziani.
Tuttavia qui da noi c’è ancora chi difende il liberismo, chi auspica una ‘scossa’, una ‘frustata’ all’economia per farla galoppare verso la crescita, la crescita, la crescita. Bisogna proprio leggere la realtà con gli occhiali del 1981 e non del 2011 per non arrendersi all’evidenza empirica di un tempo devastato e vile determinato dalle politiche economiche reaganiane e thatcheriane. Favole alle quali non crede più nessuno, ma si fa finta di avallare per timore del fantasma evocato da Ferrara: la patrimoniale. C’è ancora chi ha il coraggio, direi la protervia, di spiegarci che la ricchezza prima si crea, e poi si distribuisce … (quando si distribuisce? ditemi quando? QUANDO?!). La risposta è: ora.
Non temete, non veniamo a tassarvi il patrimonio: veniamo a farvelo sparire. I ricchi non devono piangere: i ricchi devono sparire dalla faccia della terra, come i poveri. Questo è il sogno.
La maturità è tutto. La maturità genera il sogno che si colloca al di là della linea d’ombra conradiana. Là dove non vale più la logica egoistica, ripiegata sul tornaconto personale, la logica della cifra (quanto? quanto costa, quanto guadagno?); quella logica adolescenziale, immatura, superficiale (che mette il denaro, in fondo in fondo, sopra ogni altra cosa) così diffusa e ben spiegata da S. Weil: il denaro vince facilmente ogni altro movente perché richiede uno sforzo di attenzione molto meno grande. Nessuna altra cosa è chiara e semplice come una cifra.
Il sogno per adulti è altro.

Ci siamo…

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Atmosfera elettrizzante ieri alla taverna dei cattivi angeli, dove il noto superciuk così esordiva:

Ci siamo. Tenetevi forte, perché sta per arrivare lo scossone. Stasera ci occupiamo di Ruby, l’angelo nero, l’angelo vendicatore. Trattasi di un momento di svolta per la repubblica italiana, la società occidentale, il sistema capitalistico. Bunga ruby resterà nei libri di Storia. Siamo allo scontro finale. L’esperimento del laboratorio Italia, fase terminale e parossistica della lunga catena strategica della società dello spettacolo, sta finendo in vacca. Prendete un adolescente malcresciuto, un immaturo pieno di soldi vinti al superenalotto (o riciclati per conto della mafia, non fa differenza).Un complessato in perenne competizione con il suo ego ipertrofico. Un disperato senza nessuno che lo ami. Un malato (col cognome che fa rima con Girolimoni). E mettetelo sul trono; dategli il quarto potere (mass media) e poi il potere legislativo, esecutivo e con la riforma prossima ventura anche quello giudiziario. Che vi aspettate, che si fermi lì? Che la bulimia si blocchi per incanto? Bunga ruby passerà alla Storia non per essere stata la causa della sua caduta, ma del suo definitivo (definitivo nell’ambito di questo sistema, beninteso) consolidamento al potere; l’insipienza dell’opposizione e dei barzotti suoi finti alleati farà il resto. Come ho già avuto modo di illustrare (qui), B. è la testa d’ariete del proletariato. Colui che in virtù delle sua manie assolutistiche porterà il sistema allo sfacelo. Infatti sono preoccupatissimi i poteri della conservazione, garanti del sistema fondato sullo sfruttamento e l’appropriazione indebita del plusvalore, i padroni fighetta (tanto fighetta quanto impotenti): confindustria, chiesa, sindacati collusi … sanno bene che si sta andando tutti quanti a sbattere, aprendo scenari orridamente imprevedibili. Quindi tentano con ogni mezzo e mezzuccio di fare fuori quella variabile impazzita che è B. e le studiano tutte per normalizzare la situazione, ben consci che un potere assoluto, scevro da opposizione, privo di un muro contro cui fare rimbalzare la palla, prelude inesorabilmente al suo rovesciamento. Ma non hanno fatto i conti con la tempra di B. Se pensano che tolga il disturbo in sordina, senza colpo ferire, si sbagliano di grosso. B. è più eversivo e destabilizzante dei black bloc, anarcoinsurrezionalisti, al qaeda messi insieme. Certo, se ne andrà alla fine B., ma col botto. Finirà B., ma non scenderà muto nel gorgo (cfr Pavese). Trascinerà con sé anche tutto il resto, tutto il contorno, tutto l’humus che ha consentito al quel fungo malato che è il berlusconismo di crescere e svilupparsi, finendo miseramente nel gorgo dello scarico di un water … Muoia B. con tutti i filistei …Il crollo sarà improvviso ma la talpa era da tempo che scavava …

E ora cantiamo tutti in coro: allonsanfan de la patrie….


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