famiglia-mauri-strage-bologna02081980La storia ha tre protagonisti.
Si chiamano Carlo, Anna Maria e Luca.
Carlo e Anna Maria sono una giovane coppia di sposi, Luca è il loro bambino.
Sono una famiglia normale, come ce ne sono tante in Brianza, che ad agosto, come ogni anno, va al mare.
Carlo, Anna Maria e Luca salutano i genitori di lei, piccoli imprenditori locali, e partono con la loro macchina verso il luogo delle vacanze.
Il caldo, le code, i caselli…
Storie quotidiane che si ripetono ogni estate.
All’improvviso in autostrada la macchina si rompe.
Non si può più proseguire.
Carlo e Anna Maria decidono di tornare a casa, ma Luca insiste e alla fine scelgono di andarci in treno al mare.
La mattina del 2 agosto 1980 alle ore 10 25′ sono nella stazione di Bologna.
Oggi i loro nomi sono scritti nella lapide di marmo che si trova nella sala d’aspetto di 2^ classe.
La storia non finisce qui, la storia aggiunge a quelle vittime altri nomi.
Il papà di Carlo, Guglielmo, muore, subito dopo quell’ora pietrificata, di crepacuore.
La mamma Giuseppina (cioè la nonna di Luca) entra in monastero.
Eppure questa storia non è solo una storia triste, una delle tante storie d’impunità della terra, è anche una piccola-grande storia di resistenza.
Ogni anno sul quotidiano locale La Provincia tutti i lecchesi e i comaschi possono leggere un breve necrologio che ricorda i loro nomi.
Ogni anno, fino al 2007 quando è morta è stata la mamma di Carlo a pagare, a sue spese, dal monastero, quel piccolo riquadro di memoria che ricorda a tutti i lettori de La Provincia
Carlo, Anna Maria e Luca.
Ora lo stanno facendo altri famigliari.

Custodire la memoria è quindi un impegno che dobbiamo sentire, ognuno e insieme, di proseguire, di raccogliere. Credo che sia utile, sono certo che sia utile, non dimenticare. E non dimenticare in ogni luogo dove ci troviamo e ci troveremo martedì. Le vacanze estive, o ancora sul posto di lavoro, dalle pagine del nostro quotidiano, ovunque siamo, ovunque saremo, qualunque urgenza avremo, non devono farci ritrarre da questo impegno da questo esercizio di memoria e civiltà.
Anche per Carlo, Anna Maria e Luca. Che molti di noi non conoscevano ma che erano cittadini, uomini, famiglia, futuro, come lo siamo noi.