Oi dialogoi – divertissement

OI DIALOGOI e altre taverne 261 Commenti »

Tutta l’infelicità degli uomini proviene da una cosa sola: dal non sapere restare tranquilli in una camera.” B. Pascal, Pensieri

“La disperazione c’è, non può abbandonare nessuno, se non interviene la forza a essa opposta: la distrazione.” G. Genna, Fine Impero

 Gran finale e doppia citazione stasera datosi che nudi alla meta ed esausti per la lunga cavalcata si pensa e si agogna e si parla di viaggi, vacanze e…

 Divertissement

 “Partire è la più bella e coraggiosa di tutte le azioni. Una gioia egoistica forse, ma una gioia, per colui che sa dare valore alla libertà. Essere soli, senza bisogni, sconosciuti, stranieri e tuttavia sentirsi a casa ovunque, e partire alla conquista del mondo.” – cita Eberhardt Tirandola.

 “La più bella e coraggiosa di tutte le azioni non è partire ma è restare quando potresti partire. La cosa più bella è restare soli. Per scelta. La solitudine se non imposta è la più bella e coraggiosa delle partenze degli altri senza che siano partiti. La più bella e coraggiosa di tutte le azioni è viaggiare. Con la mente. Ho visitato tanti di quei posti senza muovermi che non mi serve più partire per staccare, rigenerarmi. Le vacanze non possono essere 15 giorni di vita in un anno di rovina” – risponde Trezzo.

 “Interessante questa visione filosofica dei viaggi, intrigante ma pericolosa – osserva Tenin – L’infelicità e l’insoddisfazione sono il motore del sistema. Chi è infelice e insoddisfatto cerca al di fuori si sé felicità e soddisfazione ed è disposto a pagarle, in soldi. Sono i soldi che fanno girare l’industria del turismo, come del resto l’intero sistema. Gli insoddisfatti cercano gratificazione nel consumo di merci e servizi, nell’abbigliamento griffato, nell’avveniristica telefonia, negli azzardi in borsa, nei videopoker, nello shopping in senso lato, in una bella strisciata… con la carta di credito. Insomma fanno girare l’economia. Rovesciamo dunque il paradigma di Pascal, la fortuna del sistema proviene da una cosa sola: dal non saper restare tranquilli in una camera. Se prendesse piede una mentalità tipo quella di Trezzo gli esiti sarebbero potenzialmente eversivi. ‘Un anno di rovina’ (non dico per tutti, ma per una buona fetta della popolazione) è necessario e funzionale al sistema.”

 “Troppe ‘seghe mentali’!. Quando ti fai tre mesi di fila con pioggia, nebbia e temperature che non superano i cinque gradi, oppure, come sta succedendo ora, ti becchi una primavera in cui tutti i giorni piove, diciamo che se hai qualche soldino che ti avanza, parti! Arrivare in un luogo con il cielo azzurro, la temperatura gradevole unito al bel far nulla o in alternativa girare per una città sconosciuta scoprendola giorno per giorno non ha prezzo. Fortunatamente la rete ed i voli low-cost hanno reso molto più agevole scovare prezzi per tutte le tasche e, viaggi che fino a ieri erano poco accessibili ai più, ora sono alla portata di molta più gente! Basta avere la pazienza di girare un po’ per i siti e prenotare i voli con largo anticipo ed il gioco è fatto!” – erudisce Trambi.

 “Rìecchelo quello delle ‘seghe mentali’ – ribatte Tenin – guarda che in padania c’è la pioggia, la nebbia, il gelo… è normale che faccia freddo. Se ti piace tanto il caldo vai ad abitare al sud…”

 “Allora voi komunisti andatevene a Cuba!” -  chiude Trambi da par suo i dialogoi.

 

 Sono circa vent’anni che me lo sento ripetere.

“Eh, ragioni così perché ancora non hai la ragazza.” Ho avuto la ragazza e ho continuato a ragionare così.

“Eh, ragioni così perché ancora non lavori.” Ho cominciato a lavorare e ho continuato a ragionare così.

“Eh, ragioni così perché ancora non sei sposato.” Mi sono sposato e ho continuato a ragionare così.

“Eh, ragioni così perché ancora non hai figli…” Alt!

Lasciare il gelido inverno occidentale per una settimana di comunismo non potrà che farmi bene.

Sembra impossibile in questo mondo restare nonostante tutto se stessi, coltivare la propria ecceità. Tutto e tutti ti ripetono che prima o poi capitoli, ti allinei, ti imborghesisci. Mica come questi qua sotto, dove ora sto atterrando. Decenni di embargo, attentati, isolamento, ostracismo, ma loro niente, sempre fedeli alla Revolucion.

Subito fuori dall’aeroporto ci saluta un’enorme stella a cinque punte, volutamente asimmetrica, con i colori della bandiera, bianco rosso blu, stampata sul muro di una base militare.

Il bus ci scarica a Playa del este, la ‘nostra’ base. Un giovane ci viene incontro e si offre di portarci i bagagli. “Italiani?” Sì. “Que parte de Italia?” Milano. Il viso gli si illumina: “Milano! Proprio Milano!” Poveri noi – penso dentro di me – cosa c’è da invidiare…

Mentre aiuto mia moglie a disfare i bagagli realizzo che nonostante il fisico mi dica che è notte fonda, qua il sole splende ancora e si avvicina l’ora dell’aperitivo. Chiamiamo un taxi e, con un’emozione che avevo messo in conto, ma non così prepotente, ci avviamo per l’Avana.

Lungo la strada, sulla destra, lo spettacolo conturbante di Alamar, chilometri di edilizia popolare sovietica in riva ai Caraibi, un quartiere grande quanto Salerno, orrido e splendido.

I Cameli, bus rosa trainati da una motrice di camion, carichi fino all’inverosimile, fanno rotta come noi, sulla strada parallela, verso la capitale.

Scesi dal taxi, giusto dietro la Catedral, riesco solo a dire: “ma ti rende conto dove siamo?” lei annuisce, sebbene ancora incredula. Certo che se avessimo dei bambini non faremmo tutti questi viaggi esotici, penso. Evito ormai di esternare certe considerazioni, nemmeno con tono scherzoso. So di toccare un punto dolente. Sapeva fin da fidanzati che non volevo figli, ma contava sul cambiamento, inevitabile, si matura, si cresce… e ci si omologa. Invece ancora nulla, dopo anni di matrimonio questo ormai quasi quarantenne sembra inespugnabile. In realtà è già un po’ che vacillo, ma non lo do a vedere, non voglio illudere. Vacillo, sento che prima o poi arriva la goccia che fa traboccare il vaso, che mi farà cedere alla tentazione del salto nel buio. Il mio rifiuto dei figli non si basa sull’egoismo, ma bensì sull’altruismo, sulla consapevolezza che venire al mondo, questo mondo, non sia un buon affare. Tuttavia qui si respira un’aria strana.

“Vistiamo la cattedrale” dice lei. “Ok” dico io, ma è chiusa, niente da fare. Propongo di ripiegare sulla Bodeguita del medio, proprio lì dietro l’angolo, dove andava a ‘meditare’ Hemingway.

Il locale è sovraffollato come quel Camelo, ma ci facciamo strada e conquistiamo un tavolino. Si ordina mojito, obvio. Il barista ci offre anche il pennarello per immortalare la nostra presenza sulla parete. “Fai tu” le dico. Scrive le nostre iniziali, e disegna due cuori. Chiedo un altro mojito mentre avverto che il primo già entra in circolo. Mi rigiro verso il muro e guardando meglio scorgo un terzo cuoricino, quasi impercettibile, disegnato fra le nostre iniziali. Mi volto di nuovo verso di lei e col gomito urto il bicchiere, facendone traboccare una goccia.

 Questo dunque il destino (come sta scritto negli aeroporti sui tabelloni in lingua ispanica) di italiani e non. 

www.youtube.com/watch?v=LglUs7tyQQg

Oi dialogoi – scelte

OI DIALOGOI e altre taverne 72 Commenti »

“Tu da che parte stai, con gli oppressi o gli oppressori?” Don Gallo a Baget Bozzo

Stasera, avvertiti ma non atterriti per la piega che stanno prendendo gli eventi, si parla di….

Scelte

“Quando una nave affonda è buona norma fare due cose – afferma Nepoziano – primo: mettersi in salvo. Secondo: aiutare gli altri. Se muori tu per primo, se non salvi prima te stesso, come potrai aiutare gli altri?”

“Costruisci prima il socialismo per te stesso… – concorda Narsete citando Franceschini (non il ministro, Alberto)

“Il problema che è molti, troppi, si fermano al primo step – dice Nausicaa – salvano se stessi e poi… chi s’è visto s’è visto…”

“Forse una volta si poteva fare così, prima del 2008, quando ancora c’era il capitalismo – spiega Nicandro – ora dire che stiamo tutti sulla stessa nave è più di una metafora. L’Occidente è una nave da crociera, a forma piramidale; sotto ci sono gli schiavi di sempre, cambiano solo i nomi: servi della gleba, ebrei usa e getta a costo zero nelle fabbriche tedesche, extracomunitari sotto caporalato, sfigati nostrani precari salariati a intermittenza… qualcuno deve pur produrre plusvalore per i piani alti, per coloro che si abbronzano e si annoiano su in coperta… Dopo il fallimento della Lehman Brothers (AAA) è cambiato il mondo: il capitalismo, già malato di vecchiaia (che, lo ricordo en passant, è una malattia mortale) è entrato in coma. Viene tenuto artificialmente ‘in vita’ da caduche manovre delle banche centrali mentre nessuno ha il coraggio di staccare la spina, perché si sa cosa viene dopo…”

“Il capitalismo è una vicenda umana e come tutte le vicende umane ha avuto un inizio e avrà una fine – parafrasa Naturelle. – Ma vi sembra logico, umano, ‘naturale’, vedere aumentare il proprio ‘capitale’, grande o piccolo che sia, standosene in poltrona? Il denaro come seme che origina una pianta che poi darà frutti…bisogna essere proprio Pinocchio che crede al gatto e la volpe per avere fede in un sistema simile…Non viene il dubbio che comunque qualcuno dovrà pur ‘lavorare’ per noi mentre stiamo comodi in poltrona?”

“Eppure c’è della gente convinta che questa crisi passerà – osserva Narsete – che tutto tornerà come prima: la ripresa, il lavoro, la crescita…”

“La crisi, la recessione, ‘questa’ recessione, totale, definitiva – illustra Nepoziano –  ha il merito di chiarire, di esaltare le contraddizioni: c’è un mondo diviso fra il 10%, su in coperta, e il 90%, giù in sala macchine, ai fornelli delle cucine, in lavanderia, alle pulizie. Su in coperta sanno che è stato un bel viaggio, ma che volge al termine, vogliono solo tirarlo più in lungo possibile…E si inventano, presentandole in maniche di camicia, le manovre ‘del fare’ (sì, fare fuffa) come se fosse compatibile all’interno del medesimo sistema (che ha la prerogativa di imporre scelte a perdere) esigere l’impignorabilità della casa e la lotta all’evasione; oppure nelle banche ammorbidire le pressioni commerciali che determinano indubbiamente maggiori margini di profitto (che a loro volta arrecano altrettanti indubbi danni alla collettività) e salvaguardare il personale in esubero; avere la coscienza a posto e contemplare i migranti morti nelle reti dei tonni; botte piena e la moglie ubriaca… Arriva prima o dopo il tempo delle scelte!”

“Suvvia, con una parziale redistribuzione della ricchezza si potrebbe tirare avanti ancora dei bei anni – opina Nicea – qualcuno anzi pensa che così si potrebbe anche andare avanti all’infinito… ogni tanto si molla qualche briciola in più e i tapini si accontentano… poi quando le briciole non bastano fai sembrare il lavoro un lusso, un privilegio, una concessione e loro corrono, noncuranti del salario, delle condizioni, dei diritti…”

“Credo che se anche fosse possibile fornire un reddito minimo di cittadinanza di 5.000 euro netti mensili a chiunque, il mondo sarebbe uguale – ritiene Nausicaa –  il tasso di infelicità sociale non diminuirebbe. Il problema non è la disponibilità economica, ma la disuguaglianza. L’alternativa, la scelta non è fra economia di mercato (che non esiste) ed economia pianificata. Tutta l’economia è pianificata. Il punto è che ora è pianificata da un pugno di privati, eletti da nessuno. La soluzione non è la distribuzione della ricchezza (che comunque non sarebbe mai abbastanza) ma la distribuzione della povertà (lo so, è un concetto difficile….)”.

Queste dunque i vaneggiamenti degli italiani consapevoli della straordinaria fortuna di vivere in presa diretta la più maestosa, apocalittica, risolutrice crisi economica della Storia, il privilegio di assaporare e respirare a pieni polmoni il Fine Impero.

 

Oi dialogoi – soldi

OI DIALOGOI e altre taverne 201 Commenti »

“caro amico, io ti do quel che ti è necessario, ma tu conosci la conditio sine qua non, tu sai con quale inchiostro devi scrivere l’impegno che assumi con me; nel momento stesso in cui ti procuro un godimento, ti scortico.” K. Marx, 1844

Stasera, e non solo stasera ma sempre, sempre, sempre si parla di…

soldi

“Una volta erano solo i poveri a pensare sempre ai soldi – ricorda Eliconide – perché era ciò che mancava, come gli adolescenti che parlano sempre di sesso perché non lo fanno mai…”

“Ora senti parlare dappertutto di soldi – continua Eglatina – da parte di tutti (e anche di sesso, da parte di adulti…) e il motivo è sempre lo stesso: un’idea fissa, un’ossessione è generata da un deficit, tutto è relativo; a certa gente (quasi tutta) i soldi non bastano mai…”

“Provate a frequentare i tavolini dei bar nelle pause pranzo – conferma Empirio – origliate i discorsi: gira gira si finisce sempre lì, quanto costa, quanto si guadagna…”

“Vabbè, quelli saranno bancari – ipotizza Epafrodita – c’avranno na deformazione professionale…”

“No, tutti, proprio tutti – ribatte Empirio – se non ci sono di mezzo i soldi c’è il tecnicismo: ognuno parla di ciò che sa fare, di lavoro. Anche nel tempo libero, nel week end, in vacanza ognuno parla di ciò che fa nella settimana: di lavoro, lavoro per soldi of course.”

“Sembrerebbe un ottimo argomento per cementare amicizie, dato che è un interesse così comune – dice Eglatina – invece i soldi, insieme al potere, sono il terzo incomodo che ostacola un’autentica amicizia fra maschi adulti perché introducono il ferale elemento della competitività (chi ce l’ha più lungo, chi fa/ha più soldi?).”

“In realtà i soldi sono un problema soprattutto dei ricchi, soprattutto oggi – medita con preoccupazione Epitteto – c’è il grosso problema di dove metterli, non affinché rendano qualcosa, quello è un problema del passato, ma affinché stiano al sicuro. Dove? Sul conto corrente di una banca che può fallire da un mese all’altro? In titoli di uno stato che può fallire da un mese all’altro? Non avete idea di quanti ricchi tengano sì i soldi in banca, ma in cassette di sicurezza, in contanti.”

“Così almeno ogni tanto li possono toccare, annusare, ascoltarne il fruscio… non sono solo gelidi pixel sul computer che scompaiono con un clic…- si intenerisce Eliane.

“Quando si parla di soldi non si scherza, si parla seriamente – ammonisce Ezra – c’è della gente che ai soldi ha dedicato e dedica la propria vita. Gente che si è veramente fatta un ‘mazzo così’, ha lavorato sempre, duramente, ha sacrificato la giovinezza, ha ingoiato rospi, è scesa a compromessi, ha trascurato gli affetti, la famiglia, e alla fine ce l’ha fatta: è diventata ricca. Magari gli affetti li ha conservati, oppure sono solo ‘di facciata’, ma i soldi sono lì, concreti, tanti. Ora ha soldi, e quindi potere. Poi si guarda intorno e vede qualcosa di stonato. Vede, nota, avverte che esiste qualcuno che vive sereno anche senza tanti soldi. Ma come, dice, mi sono fatto un ‘mazzo così’ per i soldi, e quello? Vive sereno senza? Io che ho sempre invidiato, ora che è il mio turno, non vengo invidiato? Non è giusto, ora ho soldi, e quindi potere: posso, devo modellare la società affinché non esistano simili ingiustizie. Tu puoi anche passeggiare spensierato mano nella mano con i tuoi figli, puoi anche uscire dalla biblioteca con il sorriso ebete perché hai trovato i libri che cercavi, ma io che ti guardo dall’alto, dal terrazzo del mio sudato attico, dall’alto del mio capitale incommensurabilmente superiore al tuo, non posso tollerare quel sorriso; contribuirò a informare la società affinché tu impari a stare ‘dentro il recinto’, affinché tu sbatta il muso e capisca che qui e ora e per sempre è solo e soltanto una questione di soldi, che tutto, ma proprio tutto è negoziabile

Credete che la mentalità della nostra classe dirigente sia meno infantile, bambinesca, nonnista di questa? Allora gli ingenui siete voi…”

Questi dunque i discorsi degli italiani in questo senso ancora renitenti a una pretta integrazione in quel listino prezzi che è l’Occidente.

 

 

Oi dialogoi – privacy

OI DIALOGOI e altre taverne 535 Commenti »

“L’intimità dovrebbe designare un modo d’essere del vivere che non è solitudine, né semplice riservatezza. Non un allontanamento, non una opacità della vita, ma la possibilità di coglierla nella sua pienezza, fuori d’ogni controllo o interferenza.”  S. Rodotà

Stasera, non sapendo di che cacchio parlare dato che la politica è ormai diventata argomento di nicchia, come testimoniato dalla patetica affluenza alle tornate elettorali, si parla di…

Privacy

“Furbetto il trucchetto di google – denuncia Milziade – quando stai per cliccare sulla voce che hai cercata, tempo un secondo e zac, salta la riga per indurti a cliccare sull’ok al loro utilizzo dei cookie…”

“Questo è solo l’antipasto del futuro distopico che ci attende, dove comandano le macchine, domina la tecnica… tutti in balia di ottusi algoritmi, con buona pace di Casaleggio. E’ la rete bellezza, e tu non puoi farci proprio niente…” – sentenzia Menalippo

“D’accordo ragazzi, ma mettetevi nei ‘suoi’ panni, del potere intendo – spiega Morgana – quale potrebbe essere il suo sogno più grande?”

 “Leggere nel pensiero – indovina Mamillo

 “Esatto – conferma Morgana – se sai, non solo dove si trova fisicamente il tuo suddito (ora facilmente rintracciabile tramite quel braccialetto elettronico volontario che è il cellulare) ma anche a cosa sta pensando (cfr facebook ‘a cosa stai pensando…?’) è fatta: hai il controllo totale della popolazione.”

 “Puoi anche supporre cosa desidera acquistare, cosa sta per fare – ipotizza Marlit – magari compiere un delitto, come in Minority Report.”

 “Così il potere infrangerebbe l’ultimo diaframma – continua  Morgana – nella sua corsa all’immedesimazione con Dio. Parliamoci chiaro, sarebbe suprema pacchia per chiunque, tranne che per gli insensibili e i superficiali, sapere cosa passa per la testa del prossimo, poter leggere quell’infinto romanzo determinato da pensieri, desideri, intenzioni degli umani, dall’intrecciarsi di miliardi di esistenze”

 “Non so quanti sarebbero in grado di cogliere una simile bellezza, di apprezzare la vera essenza del potere divino, che verosimilmente non è in grado di indirizzare i destini degli umani (altrimenti non esisterebbe il male) ma può assurgere a spettatore privilegiato di questo fantastico film che è il dispiegarsi delle vicende umane” – dice Mafalda

 “Niente di nuovo sotto il sole – spiega Milziade – la chiesa attraverso la pratica secolare della confessione prova a catalogare debolezze, aspirazioni, pensieri degli umani, ma ciò che può fare internet in questo senso è inarrivabile.”

 “Troppe seghe mentali! – si lamenta Marlit – se uno non ha niente da nascondere non deve temere nessuno, né google né facebook. Io non ho segreti, dispongano pure dei mie cookie.”

 “Una persona senza segreti è una persona senza personalità – afferma Menalippo

 “Segreti, misteri… sapete qual è il mistero più grande che può esserci dietro una persona? – chiede Mafalda – leggetevi il primo Busi… il mistero più grande è: niente.”

“Ognuno ha i suoi vizi – riflette Mamillo – basta chiamare “seghe mentali” leggere e pensare e oplà, il gioco è fatto: l’espediente narrativo ci consente di stare alla larga da quei brutti vizi con facilità e coscienza a posto.”

 “Non mi preoccuperei più di tanto – cerca di tranquillizzare Moravio – è solo una delle tante illusioni del potere per dominare il mondo. Gli algoritmi sono freddi, aridi, senza anima, insomma stupidi. Non potranno mai decrittare e ridurre in strumenti di marketing i pensieri più profondi.  Ad esempio, che ne può sapere un algoritmo delle preghiere; come potrebbe tradurre il pensiero di Franny affascinata dal Viaggio di un pellegrino? Mentre le paranoie, nell’accezione negativa, sono intuibili, una macchina non può sospettare e tradurre il sollievo di una preghiera che si autoattiva, non può concepire un’ebefrenia costruttiva. Solo Salinger poteva rendere l’idea, solo certi scrittori hanno il potere di dare senso alle cose (imho)”

 Questi dunque i pensieri degli italiani gelosi dei propri pensieri (quelli che ce li hanno, i pensieri).

Oi dialogoi – Spettacolo

OI DIALOGOI e altre taverne 397 Commenti »

“Qui facciamo solo finta. A chi non piace fare finta?” Spongebob a Patrick

Stasera, commossi e rasserenati dal bis presidenziale preludio di largo inteso governissimo benedetto da sua santità lo spread, si parla di…

Spettacolo

“Bando ai preamboli – va giù sbrigativo Ennodio – era abbastanza ingenuo pensare che l’attuale classe politica, paravento dell’attuale classe dirigente, potesse farsi condizionare nelle sue decisioni da quisquilie come le volontà espresse dal popolo italiano in sede elettorale.”

“Infatti – concorda Ereda – finché ci sono i numeri, si fa quel che si vuole. Finché ci sono i numeri…”

“I numeri li avranno sempre e cercherò di spiegare il perché – cerca di spiegare, appunto, Eutalia – Cercherò di spiegarlo con altri numeri:  in Italia ci sono 20 milioni di cittadini che non hanno una connessione internet e ce ne sono 29 milioni che si collegano una volta al mese. In Italia ci sono 4 milioni di utenti twitter (comprese duplicazioni e falsi). Mentre il 96% delle famiglie italiane dispone di una tv, il 92% di un cellulare, il 67% di un decoder, il 63% di un dvd e solo il 58% di un computer.”

“D’accordo, penso di capire a cosa ti riferisci – argomenta Ermo – tuttavia occorrerebbe distinguere fra quantità e qualità. I “pochi” che accedono al web e scrivono e interagiscono tramite quel mezzo col potere, mediamente sono portatori di una capacità di critica qualitativamente superiore agli spettatori di “Affari tuoi” (prime time di Raiuno, servizio pubblico) e pertanto più incisivi nell’orientare l’opinione pubblica, almeno quella non narcotizzata dall’informazione mainstream”

“Gustosissimo e molto istruttivo a tal proposito – illustra Enzo – lo scambio di battute in streaming : ‘sembra di essere a ballarò’ e l’altro ribatte ‘eh, ma purtroppo non siamo a ballarò’ come a dire qua non possiamo fare finta, dobbiamo discutere sul serio. Un cortocircuito rivelatore che secondo logica avrebbe dovuto portare all’immediata chiusura del citato talk show, per acclarata e asseverata perdita di credibilità. Invece tutto continua serenamente come prima, gnanca un plissé …(cit)”

“Il punto è proprio questo – precisa Ermo – chi è narcotizzato non sa di esserlo, anzi pensa sempre di essere più sveglio degli altri, perché in questo contesto basta davvero poco. Basta poco per sentirsi migliori di un partecipante al Grande fratello, basta quello e già ti senti a posto. Basta poco per sentirsi più acculturato di un politico che non sa la capitale dell’Afghanistan, e quindi ti accontenti della tua cultura. Certo che Rodotà è meglio di tanti altri, ma ti fanno sentire un rivoluzionario se ti lasciano gridare in piazza Ro-do-tà, e tu ti accontenti… Lo spettacolo lavora per il livellamento verso il basso delle masse anche attraverso questi trucchetti, oltre che mischiando realtà e finzione affinché non siano più distinguibili. Cosa c’è di più falso e bugiardo di uno spot pubblicitario? Eppure il fatto che si continui ad investire ingenti somme nel mercato pubblicitario spiega che tanta gente ci crede, che la pubblicità funziona. La gente sa che la pubblicità mente e tuttavia le crede.”

“La gente sa che i politici mentono, eppure crede a questi politici, li vota a milioni.– aggiunge Eutalia – Politici che fanno finta di applaudire il presidente che li cazzia in seduta plenaria sapendo che un minuto dopo tutto continuerà come prima. La gente crede che toglieranno l’Imu, e magari lo faranno davvero, ma prendendogli surrettiziamente da una tasca , con gli interessi, ciò che restituiranno con gran dispiego di fanfare nell’altra tasca. Questo lo sanno tutti, ma si fa finta. Si fa finta che va bene così perché così educa a vivere lo spettacolo.”

“Se ti spezzano le ossa non puoi far finta di non provare dolore – conclude Ezechiele – c’è un elemento materiale di questa crisi che sta varcando la soglia del dolore e che la sovrastruttura spettacolare, garante del falso indiscutibile e dell’eterno presente, farà fatica a soffocare e nascondere. Allora si apriranno scenari inediti; per intanto continuiamo a fare finta…”

Queste dunque le amene discussioni degli italiani che fanno finta di riflettere, ma guardano solo cartoni animati, don’t worry…

 

Oi dialogoi – clinamen

OI DIALOGOI e altre taverne 57 Commenti »

Siete ancora fermi ai tempi di internet” G. Andreotti

Stasera, totalmente imballati, in pieno stallo, impasse, in souplesse come attempati ex grimpeur, si parla di

clinamen

“Noiosetta l’attuale contingenza politico-mediatica, non trovate?” – chiede Sabato

“Ripetono tutti le stesse cose – concorda Soledada – in un circolo vizioso che non vede vie d’uscita. Tutti attendono chissà che, un miracolo, un messia, un ‘nuovo inquilino al colle’, che sbrogli la matassa, che sblocchi la situazione. Ma la ‘situazione’, in senso lato, non è sbloccabile…”

“Dovrà necessariamente sbloccarsi, ma non nel senso che intendono loro… – assicura Sicuro – Deve accadere l’imponderabile affinché cambi veramente qualcosa, un intervento esogeno…”

“Di che stiamo parlando? – si chiede Sveva – Oramai gli stessi carnefici sono vittime. Vittime del sistema di razionalizzazione dell’esistente, dell’appiattimento del desiderio a livelli infimi, infantili o bestiali, comunque residuali rispetto l’infinità dell’immaginazione umana. Sono impotenti, prigionieri del proprio sortilegio.”

“Nessuno vuole più governare – spiega Scolastica – ognuno accampa scuse per non prendersi responsabilità, perché ormai sono solo e soltanto gatte da pelare, i benefit sono ridotti al lumicino. La casta deve autoridursi emolumenti e diarie, per rendicontare i rimborsi ti stanno addosso col fucile puntato, col patto di stabilità i ‘favori’ agli amici sono sempre più difficili, insomma non c’è più trippa per gatti; perché uno dovrebbe aspirare a posti di responsabilità? Per spirito di servizio alla collettività e quindi rendendosi ridicolo? Per cercare e trovare un salvacondotto per i suoi processi…?”

“Il sistema di razionalizzazione così ben congegnato, ora mostra la corda, perde competitività nella sua funzione di servizio al potere, perché ha ucciso la fantasia – dice Sabato – Non parlo del web, che appiattisce i gusti e i desideri riducendo gli umani a comodi target raggiungibili tramite link guidati da impersonali algoritmi. Il web è un epigono. Il delitto risale a decenni fa, con lo strumento principe della società dell’immagine: la tv.”

“Mi permetto di dissentire – interviene Siderale – Anche la tv è un derivato di un precedente, pericolosissimo strumento a doppio taglio: il cinema. Da adolescente mi chiedevo come mai, nei film per es. di Buzzanca, fosse data una sproporzionata enfasi ad una facilissima e naturalissima funzione come l’erezione e, per contro, non capivo la stigma nei confronti di chi incontrasse difficoltà nell’esercizio di quel muscolo involontario. Si parlava di merito? Si ingannava il pubblico, dunque, scientemente, subdolamente. Si abbassava volutamente il senso critico dello spettatore facendo leva su argomenti delicati, sensibili. Il messaggio era: basta che sei capace di fare quello (bella forza!) e per il resto non ti preoccupare. Oggi, attraverso tv e web, si propagandano piaceri basilari, assimilabili al sesso, alla portata di (quasi) tutti, e una volta soddisfatti quelli, basta, a posto così. La tensione ideale, il senso di giustizia… non vorrete mica rendervi ridicoli, vero?”

Queste dunque le poche cose che hanno da dire gli italiani nell’attuale contesto interlocutorio, in attesa del necessario scarto (in senso positivo o negativo) rispetto alla realtà esistente che certamente non si farà troppo attendere.

Oi dialogoi – Miracoli

OI DIALOGOI e altre taverne 40 Commenti »

Stasera, privi di citazioni e ancora scioccati dai noti recenti eventi si parla di…

Miracoli

“Beh, in base al ben noto principio di realtà pare si debba prendere atto della nuova situazione…”- inizia Santippo

“Nuova? Inaudita, direi” – fa Senona

“Foriera di speranza come di timore…” – aggiunge Sestilio

“In effetti l’ignoto è conturbante – spiega Sigmund – da un lato respinge e dall’altro attrae.

Personalmente mi auguro che la Casaleggio & Associati sia quella spectre che dicono, che abbia una struttura, un progetto ben definito, capacità di previsione. Che non siano apprendisti stregoni che evocano spiriti che poi sfuggono al controllo. Altrimenti quel 25% è friabile, evapora al primo incidente…”

“Di incidenti ce ne saranno – dice Sinfloriano – questo è poco ma sicuro. Incidenti fortuiti, inevitabilmente, e voluti. Appena due giorni dopo le elezioni il “Rapporto dei servizi segreti al Parlamento lancia l’allarme terrorismo legato alla crisi economica”. Mi sembra di tornare al ’93, quando gli equilibri rischiano di saltare, salta anche qualcos’altro…”

“Infatti si preannunciano attentati addirittura “spettacolari”, con annesso significativo lapsus freudiano – rileva Sigmund – La società dello spettacolo reclama il proscenio per ‘impallare’ la realtà. Questa società non deve disabituarsi alla prevalenza dell’immagine della realtà sulla realtà.

“Realtà… – obietta Serniana – che ne sappiamo in fondo noi delle vere motivazioni che spingono Grillo? Quelle di Berlusconi erano chiare, e bene o male siamo riusciti a difenderci, a non cascarci, parlo di una buona fetta del Paese. Ma ora non rischiamo di cascarci tutti quanti, destra e sinistra?”

“In effetti le analogie ci sono – spiega Sigmund – entrambi miliardari, entrambi seduttori, entrambi spregiudicati sfruttatori di un nuovo mezzo tecnologico (le tv commerciali trenta anni fa erano il web di adesso quanto a novità). La differenza potrebbe essere proprio la motivazione originaria che spinge a scendere in politica (non diciamo ‘salire’ che porta male…). Un conto è la necessità di salvarsi dai debiti e dalla magistratura una volta cadute le coperture craxiane, un conto (ma qui scendiamo nello psicologismo) è l’afflato di chi dalla vita ha avuto tutto: successo, fama, denaro, amore, salute ma pensa di poter essere vivo e felice solo se lo sono anche gli altri  (cfr Gaber).”

“Non so quale siano le motivazioni che hanno spinto a intraprendere questa avventura – interviene Senona- ma se fosse tutta un’operazione di marketing, non so perché mi viene in mente un film di una trentina di anni fa “Cercasi Gesù”. La storia di una spregiudicata operazione commerciale che partendo dallo sfruttamento dell’icona cristiana, intrecciandosi con le tensioni sociali dell’epoca, alla fine determina un autentico miracolo. Quando si dice l’eterogenesi dei fini…”

“A proposito di realtà, stando coi piedi per terra –  chiede Santippo -mo come ne usciamo? Qualcuno dovrà pur governare, e ottenere la fiducia.”

“Una via d’uscita ci sarebbe: governo tecnico – propone Simplicia

“Eh?!” – fanno tutti

“Sì, governo tecnico ma opposto e speculare al precedente – tranquillizza Simplicia – chessò, Beppe Scienza al tesoro, Pallante alle attività produttive, Landini al lavoro…

Questi dunque i voli pindarci degli italiani ancora ubriacati dallo tsunami, interrotti prima di designare l’eventuale presidente del consiglio…

 

Oi dialogoi – endorsement

OI DIALOGOI e altre taverne 169 Commenti »

“Fra sei mesi si rivota e stravinco”  B. Grillo, 2013

“Non sarai così ingenuo da credere di vivere in una democrazia?” M. Douglas a C. Sheen in Wall Street

 

Doppia citazione stasera e serrato dibattito fra compagni lombardi poiché, tacitati i sondaggi e risvegliati i più sofferti travagli interiori, si parla di…

endorsement

“Un’ultima chance – piagnucola Imelino – davvero l’ultima. Se deludono anche stavolta, basta. Basta per sempre. Per l’ultima volta, dai, almeno Sel al Senato…

“Ma de che, de che, de che…” – ripete sconsolato Iago

“Ci chiedono aiuto, il voto ‘utile’ – dice Isanna – utile a chi? A loro. Per anni, per intere legislature, ci mettono in difficoltà, non si rendono utili, non ci aiutano, anzi. E poi vengono a chiedere aiuto a noi. Ma perché dovremmo aiutarli? Siete in difficoltà, vi mancano voti? E’ perché non siete abbastanza credibili. Colpa vostra.”

“Parliamoci chiaro – chiarisce, appunto, Isidro – al cospetto dello spettacolo di questa classe politica per come si è fin qui palesata, complice anche la più deprimente campagna elettorale a memoria d’uomo, l’unica seria alternativa è fra astensione o scheda nulla…”

“A meno che non ci fosse un modo più costruttivo di nuocere al sistema…” – interviene Iolanda

“Cosa intendi?” – chiede Isidro

“No niente, pensavo alla novità del M5S…” – fa Iolanda

“Ma per favore…” – piagnucola di nuovo Imelino

“Cercherò di spiegare perché voterò M5S – attacca un pippone Iolanda – perché una persona avveduta, consapevole, lucida, di sinistra voterà M5S. Per chi è di sinistra votare M5S significa rischiare, giocare col fuoco. Ma a questo ci ridotto la sinistra degli ultimi trenta anni, alla necessità di giocare col fuoco e rischiare di bruciarsi per uscire dall’angolo. Innanzitutto lo voto perché andrà all’opposizione; se rischiasse di andare al governo il discorso sarebbe diverso. In una democrazia la funzione dell’opposizione è anche più utile di quella del governo. Una forte opposizione osserva, controlla, denuncia le magagne della maggioranza. Poi certo c’è la demagogia, per davvero, e anche il qualunquismo, il populismo, eccome. Senz’altro il fanatismo degli adepti, il settarismo, l’ambiguità sull’antifascismo, il manicheismo, ‘o con me o contro di me’, ‘o nella chiesa o fuori dalla chiesa’ : ripugnante. Non potrei mai essere iscritta a quel movimento, né esserne ‘attivista’. Lì secondo me è stato un azzardo da parte loro, hanno gettato la maschera: l’accesso tramite Fb per schedare i cittadini. Il web è una pericolosissima arma a doppio taglio: da una parte il più fascista dei sistemi di controllo, dall’altra i germi, i prodromi di un’autentica democrazia diretta.  Fb mi fa più paura dello stesso M5S. E’ in corso una guerra, ce lo dice lo stesso Grillo nei comizi (trasmessi guarda caso da Sky di Murdoch…). La guerra dei media, che condizionerà il mondo nei prossimi decenni. L’accesso tramite Fb per diventare ‘attivista’ prevede fra l’altro, oltre all’acquisizione dei dati sensibili, la trasfigurazione del proprio profilo nel brand M5S. Fb, e il mondo intero, saprà immediatamente, solo guardandoti, se sei dentro o fuori la chiesa. Una stella gialla appuntata sul petto, una stella gialla al contrario, al merito. Schedati come gli ebrei. Anni fa si tennero elezioni durante la pasqua ebraica e i cittadini di quella comunità  poterono uscire di casa per votare solo un’ora dopo il tramonto. Qualcuno (i radicali, mi pare) suggerì di non lasciarli soli, di andare a votare insieme a loro, la sera, affinché non si potesse distinguere fra chi era ebreo e chi no. Siete troppo ingenui per credere che il papa sia ateo. Cosa pensate, che Grillo voterà M5S? Lo scopo non è prendere voti, lo scopo è schedare, arruolare, imporre una divisa per riconoscere il nemico, per non spararsi addosso. Perché il commando di via Fani indossava una divisa da avieri? Cari Casaleggio e associati, prenderete il mio voto, ma non prenderete altro. E’ questo la sgarro più grave che possiamo fargli (Facebook, Sky… avete contro i poteri forti, eh!). Il voto è un pretesto, ciò che sta loro davvero a cuore è penetrare la nostra privacy, carpire ogni dato, leggerci nella mente. Non vogliono il nostro consenso, vogliono la nostra anima. Non è nemmeno politica, è marketing nel senso deteriore, bassamente consumistico del termine. Ebbene vi voterò, ma non saprete mai chi sono. Vi voterò proprio perché non volete il mio voto.”

“Ok, ok mi hai convinto – interrompe Inneo – farò altrettanto (forse). Non so perché mi viene in mente un episodio di tanti anni fa, quando ero giovane e figlio di papà. Come premio per avere superato un difficile esame mi fu regalata una moto. Una bella moto, enduro, di grossa cilindrata. Non dirò che avevo sostenuto l’esame con il prof. Monti, sarebbe troppo romanzato. Comunque il corso era il suo, avevo seguito le sue lezioni e già allora in aula si poteva apprezzare la sua ‘empatia’ (empty come battezzerà il suo cagnolino). In realtà fui interrogato da un suo assistente. Non dirò che presi 30, sarebbe troppo romanzato, in realtà non ho mai preso più di 28. Bene, con la mia nuova moto fiammante e potente presi a scorrazzare lungo i rettilinei dietro a Malpensa. Traffico scarso, camion più che altro, grossi tir. Aprendo il gas a tutta velocità mi mettevo nella corsia di sorpasso puntando i camion che mi venivano incontro. I camionisti rallentavano, tentavano di accostare, lampeggiavano con gli abbaglianti temendo di avere incrociato un maledetto aspirante suicida. Ma il brivido era solo da parte loro. Da parte mia ero tranquillissimo, ero sicurissimo che all’ultimo istante avrei sterzato mettendomi in salvo. Infatti mi è sempre andata bene, me la sono sempre cavata.”

Queste dunque le amare considerazioni dei cittadini residenti nel più fortunato pezzo d’Italia; figuriamoci gli altri.

 

Oi dialogoi – carceri

OI DIALOGOI e altre taverne 99 Commenti »

“Giudice allora che vogliamo fare, verrò a casa sua per mangiare?” R. Zero, 1981

Stasera, pateticamente appagati per la cattura del pericoloso latitante Robin Hood che estorceva ai ricchi per donare a se stesso, si parla di…

carceri

“Grande soddisfazione – esclama Tiago – finalmente l’hanno preso! Che buttino la chiave adesso, sbruffone e arrogante che non è altro…”

“Concordo – concorda, appunto, Trifilo – sono piccole cose ma che danno grande conforto, sapere che noi stiamo fuori e lui sta dentro…”

“Vabbè, ma per due foto…” – cerca di minimizzare Trasea.

“Non me ne frega niente delle foto – si inalbera Tiago – è una questione di giustizia totale, globale, sociale! Uno così non deve cavarsela sempre e poi ghignarsela alla faccia del resto del mondo, convinto che sono tutti fessi tranne lui. E’ giusto che sbatta il muso, e che sia da lezione per tutti i palloni gonfiati come lui!”

“Magari fosse così – interviene Teopempio – in realtà i palloni gonfiati più pericolosi non si espongono ai riflettori della ribalta, non ostentano i tatuaggi, non si fanno odiare per come in effetti sono; essi sono furbi per davvero, e in carcere non ci finiranno mai.”

“E dai con il solito ‘benaltrismo’ – contesta Trifilo – intanto Corona non è una vittima del sistema, ma un personaggio pubblico con un suo rilevante ruolo e rilevantissima funzione sociale: perpetuare ed alimentare la sovrastruttura al servizio della religione dominante della struttura, ovvero servire mammona. Egli ha preso alla lettera il vangelo del sistema che prevede il dogma della massimizzazione del profitto, un precetto che prevale su ogni altra considerazione morale, sociale, umana. Rovino la gente per fare soldi, disse.”

“Tutto vero, tutto giusto – precisa Teseo – fino a ieri. Oggi è diverso, oggi Corona è al gabbio. E’ arruolato d’ufficio fra gli ultimi. Non è più il figo di corso Como: è un perdente incarcerato. E’ dei nostri, volente o nolente. Nessuno tocchi Caino.”

“Vabbé, non esageriamo – dice Trasea – è lì solo da due giorni, facciamo che fra un po’ di tempo…”

“Il tempo! – risponde Teseo – Già, il tempo… Il tempo lì dentro non è come qua fuori. Tortora disse che lì un minuto è un’ora, un’ora un giorno, un giorno un mese… Sofri disse che gli anni passano in fretta, sono certi pomeriggi che non passano mai.”

“Il carcere deve essere così – opina Tolomeo – inumano, invivibile, una fogna. E che si sappia! Ecco perché Pannella sbaglia, e infatti non gli dà retta nessuno, quando lotta per migliorare le condizioni dei detenuti. Tanto più con la fase più acuta della crisi economica (che è in arrivo). Sempre più gente farà un pensierino ad attività illecite per sbarcare il lunario, e quale deterrente migliore della consapevolezza che il rischio è di finire in un inferno?”

“E’ bene che si sappia che l’inferno esiste, ma esso deve essere vuoto. – spiega Tiburzio, il sagrista – Se l’inferno è pieno, sovraffollato addirittura, significa che il male assoluto (assoluto) esiste. E se esiste il male assoluto la vita non è degna di essere vissuta, né per chi sta dentro né per chi sta fuori.”

“Mah, la butto lì – dice Teseo –  magari un deterrente più efficace sarebbe non aver bisogno di rubare perché  si dispone di un minimo di sussistenza, chessò con un reddito minimo garantito… Costerebbe forse meno che mantenere e costruire nuove carceri…”

“Mi sembra di sentire Berlusconi che dava soldi a Ruby perché non si prostituisse. – risponde Tolomeo-  Che vadano a lavorare piuttosto, che chi ha voglia il lavoro lo trova eccome! E i ladri, tutti dentro! E’ una questione culturale.”

“Certo che è una questione culturale – puntualizza Tussio – ma bisogna vedere chi ruba a chi. Per come è strutturato l’attuale sistema, rubare a chi è più ricco di te non è un furto, è un atto di giustizia sociale. E’ rubare a chi è più povero di te che è imperdonabile. E non sarà perdonato.”

Queste dunque le amene discussioni fra gli italiani ancora e sempre a piede (e cervello?) libero.

 

Oi dialogoi – Agende

Argomenti vari, OI DIALOGOI e altre taverne 4 Commenti »

“Aria un po’ viziata, quella finestra andrebbe spalancata.”  E. Ruggeri, 1983

Stasera, riuniti a tavola come attori di uno spot durante uno dei penosissimi cenoni natalizi, si parla di…

agende

“Enrico, caro – domanda con voce melliflua Ermengarda al cognato – hai chiesto poi in banca la consueta agenda in omaggio? Alla mia banca non ne danno più…”

“Macché – risponde sinceramente dispiaciuto Enrico – le avevano finite; quest’anno ne sono arrivate così poche… almeno, così mi hanno spiegato gli impiegati…”

“Secondo me quelli se le imboscano!” – taglia corto Egle.

“Ma vi mancano dieci euro per comprarvela, un agenda? – si sente chiamato in causa Eriberto, bancario precario – Allo sportello è una continua processione di clienti che questuano, si umiliano a chiedere, richiedere, e tornano tre, cinque, sette volte se è rimasta un’agendina… Ma dov’è la dignità?”

“Con tutto quello che ci pelano le banche – si infervora Enrico – un’agenda da regalarci è il minimo! ”

“Guarda Monti – interviene Evasio – dopo fantozziane insistenze e pressioni alla fine ha acconsentito a farcene omaggio: è gratis! Basta che lo votiamo…

“Gratis… – dice Eriberto – certo, certo. Ma davvero abbiamo bisogno di un’agenda? Davvero hanno così paura di quella finta (finta) sinistra dei Fassina, dei Vendola, della Cgil? Eh già, il fronte progressista va sparigliato, diviso perché i poteri forti di questo Paese non sopportano nemmeno l’ombra di un’ipotesi di una sinistra morbida, ‘moderata’ al governo. E quale migliore strumento di divisione dell’agenda Monti scritta da Ichino? Ichino è l’optimum, il nome che ci vuole per dividere la ‘sinistra’ (serve spiegare il perché?)”

“In effetti fanno ridere se temono questa ‘sinistra’ – concorda Ezio – Cosa temono, una patrimoniale? Di subire un peggioramento nel loro tenore di vita? Ma davvero? Suvvia…”

“Bisogna capirli – spiega Egle – si tratta di figli di papà, bambini malcresciuti, viziati, ben rappresentati dalla patetica figura di Montezemolo. E’ gentina che non tollera un mancato abbinamento di colori nell’abbigliamento. Li manda in paranoia la remota eventualità che una sinistra farlocca possa combinare qualcosa di buono, aprendo lo spiraglio, sull’abbrivio del successivo consenso, a politiche più incisive, a immettere una ventata di aria nuova in un ambiente malsano. Quello spiraglio deve restare chiuso.”

“Mi chiedo a questo punto che si inventeranno quando la sinistra vera, quella dura, verrà. Inevitabilmente verrà: la crisi vera, quella dura, è solo all’inizio. Verrà la sinistra vera, e avrà i tuoi occhi… – chiude Eriberto parafrasando Pavese.

“La sinistra vera è quella che sovverte le classi, i primi saranno gli ultimi… – chiosa Evasio – allora altro che patrimoniale… se si girano gli eserciti e spariscono gli eroi… Non c’entra niente, e non voglio allarmare nessuno, ma pare che Gheddafi sia stato sodomizzato con le baionette prima di morire linciato.”

Questi dunque gli innocenti pensieri degli italiani ispirati dalla gioia e serenità propri del periodo natalizio di questo fine 2012

Oi dialogoi – primarie

OI DIALOGOI e altre taverne 82 Commenti »

“Siamo qui per difendere la democrazia, non per praticarla” G. Hackman a D.  Washington in Allarme rosso

Stasera, appassionati e divisi come nella peggiore tradizione guelfa e ghibellina, si parla di…

primarie

“Grande partecipazione! – esulta Vitaliano – Grande Politica con la P maiuscola! Addio antipolitica, addio Grillo! Il grande popolo della sinistra alla riscossa!”

“Come ha ben detto Freccero – cita Vauro – chi è di sinistra non è certo andato a votare a queste primarie…”

“Chi è davvero di sinistra – spiega in poche parole Viliana – mira alla trasformazione della società, non alla sua manutenzione…”

“In effetti- concorda Verenzio – sia che vinca Renzi o Bersani, il modello socio-economico varierà di poco. Se vince le primarie Renzi però, come scrive Flores D’Arcais, l’implosione del Pd è assicurata e il quadro politico potrebbe giovarne. Se poi le secondarie le vince Grillo, sciambola! E’ fatta. La decomposizione della terza economia della zona euro determinerebbe il crollo dei mercati, il collasso dell’intero sistema mondiale, la fine del capitalismo. Una favola”

“Può essere – dice Virgilio – tuttavia da vecchio materialista credo che più delle dinamiche elettorali peserà l’esplodere delle contraddizioni del sistema (l’Ilva è solo l’esempio più recente). Il capitalismo non può tenere assieme a lungo profitto con tutela ambientale, sussistenza e dignità dei lavoratori. Prima o poi i nodi vengono al pettine e si evidenzia la grottesca pretesa della ‘finta sinistra’ di tenere il piede in due scarpe.”

“Casca male il nostro Renzino – aggiunge Verenzio – se insiste a spacciarsi  “di sinistra”, non sono più quelli i tempi. La drammaticità della crisi chiarifica la situazione, non è più tempo di centro-sinistra, con o senza trattino, di unione coi moderati, di “ma anche”. Il precipitare della crisi lungo una china sempre più ripida impone radicali scelte di campo: o destra (conservazione, arroccamento nelle posizioni acquisite) o sinistra (rivoluzione).”

“Il nemico non è dentro di noi – opina Viliana – ma fuori. I nostri politici sono meri esecutori di progetti elaborati fuori (non dite che non vi eravate accorti di essere stati commissariati). Si tratta solo scegliere l’uomo di paglia più adatto alla bisogna. Perciò i poteri forti puntano su questo giovanotto ‘finto nuovo’, sulla sua furberia, il suo arrivismo, esemplare epigono perfettamente inserito nel filone culturale del berlusconismo, figlio dei sciagurati anni ’80”

“L’ha detto lo stesso commissario, pardon, premier Monti – concorda Virgilio –l’importante non è il leader, la crosta, ma i programmi, i contenuti. La crosta di Renzi sarà pure  diminuire il numero dei parlamentari, così il popolino è contento, ma i contenuti dovranno restare i medesimi dell’ultimo anno: tagliare, tagliare, tagliare pensioni, sanità, istruzione per reperire fondi per pagare le cedole dei btp. Per non inquietare i rentiers, insomma.”

Queste dunque le doléances di quegli italiani che non detengono in portafoglio titoli di stato.

 

 

Oi dialogoi – politica

OI DIALOGOI e altre taverne 28 Commenti »

“E’ una verità elementare che le vetrine sono state inventate per essere rotte”  Il Contagio, W. Siti, 2008

Stasera, spaventati più dal crescente astensionismo che dall’occultismo di Halloween, si parla di…

politica

“Grande è la confusione sotto il cielo – cita Ildebrando – dunque la situazione è eccellente, ma bisogna vedere per chi…”

“Non importa se il gatto è bianco o nero – cita a sua volta Indio – purché acchiappi i topi…”

“Da qui a 6 mesi può davvero succedere di tutto – spiega Ikarus – nel bene o nel male. Quel che è certo è che nulla sarà più come prima. Chissà, magari rimpiangeremo questa 2° repubblica. Vent’anni fa eravamo felici di sbarazzarci della ‘partitocrazia’, del pentapartito i cui segretari rubavano e quando ricevevano un avviso di garanzia si dimettevano. Poi sono arrivati quelli che rubano e quando ricevono un avviso di garanzia vanno in tv col loro ghigno migliore a dire beh, allora?”

“Questa disaffezione – lamenta Inge – questo crescente astensionismo fa paura (al potere). E’ come quando qualcuno subisce in silenzio, resta muto e cova rancore: lascia presagire che prima o poi esploderà… Ma se non esplode mai l’astensionismo in sé è inutile, è protesta sterile. Finché si assegnano seggi anche sotto il 50% di partecipazione (come negli Usa, detto per inciso) Serra (Michele) non ha torto: il non voto porta acqua al mulino dei nostri oppressori.”

“Più che indagare sulle cause dell’astensionismo, fin troppo ovvie – osserva Ivo – gli analisti dovrebbero cercare di capire chi sono quelli che ancora vanno a votare. A mio parere appartengono a un duplice ordine di categorie: le clientele e i cretini.”

“E’ un’antica verità che i rivoluzionari sono dei cretini – risponde Ivan – che oggi acquisisce valore soltanto nel suo rovesciamento: poiché oggi solo i cretini sono rivoluzionari e soltanto gli idioti praticano una corretta resistenza. Qui ormai se vuoi stare nel gregge devi astenerti. Arriva un momento nella Storia, come nella vita privata di ognuno, in cui è opportuno fare i cretini; nel paradosso chiamato Italia oggi è un fatto rivoluzionario andare a votare…”

“E se Serra (Davide, intendo) non avesse torto? – si chiede Ippolito – L’ho visto dalla Annunziata e mi ha fatto un’ottima impressione. Questo mondo della finanza non è così brutto come lo si dipinge, è fatto anche di giovani simpatici, puliti, dagli occhi sinceri… Mi ha convinto, voterò Renzi!”

“E’ in corso la rapina del secolo – illustra Ikarus – non si può continuare a mandare avanti brutti ceffi alla Marchionne: il pubblico si spaventa. Servono facce nuove, pulite, convincenti…L’incognita per la buona riuscita della rapina è rappresentata da quel passante imprevisto, che si viene a trovare nel posto sbagliato nel momento sbagliato, che può ostacolare la fuga e mandare in vacca l’operazione così ben congegnata. Renzi è stato avvertito, è d’accordo. Grillo no. La Storia a volta devia dal percorso stabilito altrove a causa di eventi casuali, gettati lì da un destino capriccioso a intralciare la corsa…”

“Sono occasioni che non si ripetono – conclude Inge – Grillo non mi piace, ma lo userò. Grillo non è il fine ma il mezzo, è il martello che infrange la vetrina. E poi la democrazia è anche la libertà di scegliersi l’avversario, il nuovo antagonista: datemi Grillo e Casaleggio che li faccio a fettine sottili sottili…”

Queste dunque le ingenuità degli italiani convinti che esista una via democratica di uscita dalla crisi.

 

Oi dialogoi – narrazione

OI DIALOGOI e altre taverne 65 Commenti »

“A chi tocca non s’ingrugna” motto popolare

Stasera, datosi che coi primi freddi si va a letto presto (per risparmiare sul riscaldamento), si parla di…

narrazione

“Umanamente dispiace – esordisce Didone – mettetevi nei suoi panni: tutta una vita, e fino a pochi giorni fa, passata all’ombra del potere, sotto l’ombrello protettivo della Dc, di Cl, del Pdl. Poi all’improvviso resti solo: deve essere difficile da sopportare…”

“Il suo problema, e di tanti altri rottamati e rottamandi – spiega Deograzia – è la fede. Non in una religione, ma nella propria narrazione. Formigoni ci ha creduto. Si è raccontato che sarebbe sempre andata così, sempre meglio, sempre più in alto, come trasportato da un ascensore celestiale in grattacielo. Finché si trattava di raccontarsela, niente di male. La cosa grave è che ci ha creduto! Vanitas vanitatum..”

“Lo spettacolo miete molte vittime – aggiunge Dulcinea – non fa distinzioni; i carnefici divengono facilmente vittime, gli apprendisti stregoni si meravigliano se gli spiriti da essi stessi evocati sfuggono loro di mano…”

“A proposito di apprendisti e narrazione – interviene Dolores – è molto istruttivo il programma televisivo The apprentice. Mi ricorda quei soldati giapponesi che nella giungla continuavano a combattere senza nessuno che gli spiegasse che la guerra era finita (e persa). Quel sistema di ‘valori’ riaffermato nel programma, asseverato dalle intemerate del boss, è defunto quattro anni fa sotto le macerie della Lehman Brothers. Tuttavia si insiste a spacciare per virtù la capacità di vendere fuffa, si persevera nel raccontare la medesima favola ai giovani meno avveduti. Se invece che alle favole si fosse minimamente interessati alla realtà, si dovrebbe  piuttosto dare un’occhiata alla sorte di altri ‘apprendisti’, quelli di Intesanpaolo…”

“Realtà, finzione – dice Diogene – chi ormai può distinguerli più? Viviamo immersi in una telenovela perpetua, illuminata dai bagliori di strabilianti colpi di scena (“non mi candido più!”). Una telenovela da gustarsi da spettatori, senza immedesimarsi nel ruolo che loro vogliono assegnarci: quello di elettori abbindolati.”

“La narrazione dipende dalla realtà e al tempo stesso la crea – filosofeggia Democrito – Film, fiction, romanzi, videoclip, spot, infotainment, pensiamo a quante e quali forme di spettacolo hanno influenzato ciò che siamo e ciò che ci circonda. Tutto un mondo che a sua volta ispira e dà spunto per altri film, altri romanzi, ecc. Il sistema colpisce quando abbassi le difese, quando sei rilassato, sul divano. Colpisce con le immagini e i racconti la corteccia cerebrale a tua insaputa, e resti condizionato per il resto della giornata, della settimana, della vita se non sei accorto. Tutto è finzione, si mente ovunque, spesso a fin di bene. Se si fosse sinceri fino in fondo, anche e soprattutto con se stessi, sarebbe la fine. Viviamo per raccontarcela, l’importante è non crederci. Solo la morte è sicura e reale (benché una certa agiografia voglia insinuare il dubbio, anzi la certezza, che non si muore mai)”

“E’ tanto importante cosa si racconta quanto chi racconta – asserisce Dafne – Non possiamo prescindere dalla natura dei detentori dei mezzi di produzione della narrazione. Le utopie non esistono, tutto è possibile se sai e puoi raccontare. Per es. Berlusconi, grazie all’impero mediatico che si è costruito, è riuscito a modellare la società italiana degli ultimi 30 anni sui suoi desiderata (e difetti). Ora il sistema che sostiene Monti ha convinto milioni di italiani che le politiche di rigore e austerity imposte dall’Europa siano necessarie e foriere di futuro (futuro remoto) benessere per la popolazione. Questo grazie al circuito massmediatico, con i titoli di testa dei tg, che per mesi ha martellato la popolazione stessa con quella tesi. Senza ricorrere a parolacce (es. capitalismo) ci hanno fatti diventare (quasi) tutti filo capitalisti. Sono convinta che basterebbero un paio di mesi a tambur battente di tg che strillano che il mercato ha fallito (peraltro con ampie pezze d’appoggio) e che in questa situazione di emergenza l’unica soluzione da adottare (per evitare la catastrofe!) è nazionalizzare banche, Fiat e ogni grossa azienda, pianificare l’economia con piani quinquennali, determinare i prezzi dei beni con decisioni politiche anziché attraverso l’incontro di domanda e offerta, e senza parolacce (comunismo) tutti (o quasi tutti) diventerebbero filo comunisti. Le utopie non esistono.”

Queste dunque le fiabe che si autoraccontano gli italiani prima della buonanotte, ché i sogni costano nulla…(prima che tassino anche quelli).

Oi dialogoi – giustizia

OI DIALOGOI e altre taverne 1.839 Commenti »

“Dove c’è una sentenza, c’è un’ingiustizia, sussurrò il piccolo uomo”  Guerra e pace, L. Tolstoj

Stasera, preoccupati per le continue interferenze giudiziarie nella vita civile, politica, giornalistica, si parla di…

Giustizia

“E’ il colmo – tuona Oronzo – che si debba andare in carcere per aver espresso le proprie idee. Che poi non le ha neanche scritte lui quelle idee (quali idee? Boh, non si riesce a trovare l’articolo incriminato). Vabbè, comunque, a prescindere, Sallusti libero!”

“Certo – ribatte Otmaro – con tutto quello che ha da fare un direttore di quotidiano, non ha mica tempo di leggere tutto quello che pubblica il suo giornale…”

“Scusate – chiede Oriavo – ma la legge non è uguale per tutti? Art. 595 c.p. Se l’offesa è recata col mezzo della stampa con qualsiasi altro mezzo di pubblicità ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore ad euro 516. Un conto è esprimere opinioni e criticare, un conto è diffamare, e spetta ai giudici decidere, con tutte le garanzie per l’imputato. Questa vicenda puzza troppo di autodifesa della casta; i giornalisti sono cittadini come tutti gli altri.”

“Tutto giusto – precisa  Odin – ma è una questione di principio. D’accordo il risarcimento, ma la galera proprio no. Sono contrario per principio che un essere umano vada in galera per aver espresso un’opinione, per quanto diffamante.”

“Anche se quell’essere è Sallusti? – domanda maliziosa Odetta.

“Beh – risponde Odin – come diceva Gide, detesto le persone che hanno principi…”

“Intanto se non c’erano i magistrati che indagavano – dice Otmaro – a quest’ora Er Batman era ancora lì che s’abbuffava …Se aspettiamo che siano i cittadini-elettori a svegliarsi…”

“Se era per loro – aggiunge Onesimo – a quest’ora avremmo ancora Berlusconi a Palazzo Chigi e in testa in tutti i sondaggi… La verità è che questo Paese non è mai stato maturo per la democrazia.  Lasciato di libero di scegliere, sceglie sempre i peggiori (es. Formigoni presidente da 17 anni…)”

“La cosa che fa più incazzare – spiega Otmaro – è che tutti, ma proprio tutti, al bar, in tram, in coda alle poste, si lamentano dei politici, ma poi mi chiedo: chi li ha votati?”

“La sconfitta che dovremmo imparare ad accettare – illustra Odetta – è che la democrazia per come l’abbiamo imparata, con i suoi principi liberali, lo stato di diritto, una testa un voto, presenta più svantaggi che vantaggi per la collettività. Almeno ad oggi, almeno in Italia (ma forse non solo). Forse, come dice Latouche, dovremmo interrogarci, in attesa di realizzare una democrazia davvero diretta, su alternative di potere anche dittatoriali, di un dispotismo illuminato, che perseguano politiche corrispondenti al bene comune”

“Sono d’accordo circa la guida di un’elite illuminata non necessariamente eletta a suffragio universale – dice Onesimo – purché, come precisa lo stesso Latouche, con un contropotere forte: Un sistema è democratico – non è la democrazia, attenzione, ma è democratico – quando il popolo ha la possibilità di fare pressione sul governo, qualunque esso sia, in modo da far pesare le proprie esigenze e idee”

“O ingenui – li bacchetta Omero – vi dibattete fra mille equilibrismi, nel timore di cadere nel politicamente scorretto, di mancare di rispetto all’avversario. Mentre di avversari non ve ne sono. Ci sono solo nemici, che giocano tutt’altra partita, con tutt’altre regole. Pensate che abbiamo a che fare con ladri, corrotti, che sia solo tutto un magna magna…passibile di essere spazzato via da inchieste giudiziarie. Er Batman è solo sottobosco, un sottoprodotto di un sistema che ricorre a ben altre modalità di risoluzione dei problemi. Ricordatevi come è nata la giunta Polverini, quel bel contesto di sesso e ricatti (non solo a livello regionale, ma nazionale). Chiedetevi che fine hanno fatto le inchieste sugli omicidi di Brenda, di Cafasso e perché questi nomi non vi dicono niente, perché non ne parla più nessuno. Poi leggetevi Resistere non serve a niente di W. Siti, e capirete che i milioni sottratti alla collettività dai vari Batman sono quisquilie; capirete che non abbiamo a che fare (solo) con un sistema ladro e corrotto, ma con un sistema assassino”.

Queste dunque le serene riflessioni degli italiani sull’utilità del potere giudiziario (per non parlare di quello legislativo ed esecutivo).

 

 

Oi dialogoi – disordine

OI DIALOGOI e altre taverne 18 Commenti »

“La vittoria sarà di coloro che avranno saputo provocare il disordine senza amarlo”  G. Debord

Stasera, consapevoli che le citazioni sono utili in periodi di ignoranza o di oscure credenze, si parla di…

 Disordine

“Fervet opus – dice Tesifonte – c’è grande fermento nelle redazioni dei grandi quotidiani, delle all news, nei pensatoi degli ‘intellettuali’ pennivendoli, tutti molto allarmati dall’imminente suffragio universale che rischia di tramutarsi in diluvio universale. È palpabile la sensazione di una svolta epocale, della fine della 2° repubblica, e si cerca di correre ai ripari; è comprensibile…”

“Sarà una bella prova – pregusta Tigrio – dovranno tirare fuori il meglio (peggio) di loro per occultare, depistare, denigrare, travisare, dissimulare, per terrorizzare (e poi rassicurare) l’elettorato ‘moderato’ (che si è ridotto a loro stessi, peraltro) circa il rischio caos, il salto nel buio, perché “la posta in gioco è la democrazia!” (appunto, dico).Tuttavia sarà dura. Sarà dura perché la battaglia si giocherà su un terreno nuovo, infido: la giungla del web. Lì dove si annida la guerriglia…”

“Peggio – gli fa eco Trifina – lì dove si annidano gratuità e verità. Come diceva O. Wilde, ogni uomo mente, ma dategli una maschera e dirà la verità. Il web, nato come strumento di guerra e successivamente come strumento di controllo sociale (basta pensare alla funzione di fb che scheda e incasella gusti e attitudini della popolazione) se opportunamente sfruttato può e deve divenire strumento di guerriglia in mano a virtuali viet cong che gratuitamente e sinceramente, perché dietro anonimato (per quanto imperfetto, come sappiamo), dicono come stanno le cose, cosa davvero pensano, sentono e vogliono. Ciò è estremamente rischioso per il potere, che ben conosce i pericolosi incroci fra virtuale e reale; perciò tende a riportare la lotta sul campo di battaglia tradizionale (vedi battuta rivelatrice di Bersani “vengano qui a dircelo!”) “

“Già – ribatte Tarek – andiamo a dirglielo in faccia che son già morti, che puzzano, che vanno seppelliti al più presto. Magari in un talk show, magari da Vespa, dove è il loro habitat naturale…. Eh no bellini, la guerriglia non si fa così. La guerriglia è vincente proprio perché fa virtù dello squilibrio delle forze in campo, non offre il petto al nemico più armato, ricco e potente, ma ‘fiacca il nemico con mille punture di spillo’ (M.T.T.). Invece di lamentarsi del linguaggio, invocando un confronto pacato, sereno, scevro da aspre critiche, senza problemi, senza sussulti (la pace eterna, insomma) se fossi in loro mi preparerei alla fuga da Saigon…”

“Anche nel segreto dell’urna ci si esprime coperti dall’anonimato – puntualizza Tindara – non tema On. Bersani, anche in quell’occasione non mancheremo di dirLe alle spalle ciò che pensiamo di Lei, del Suo partito e dei Suoi attuali alleati…”

“Dicevo – continua Trifina – che oltre alla verità, è la gratuità , nell’accezione esistenzialista, l’elemento destabilizzante per questo sistema. La gratuità, lungi dall’essere irresponsabilità, anzi, è follia salvifica in una società mercificata che ha elevato la legge dello scambio a dogma sempiterno. Il disinteresse è eversivo. Ciò che si fa gratis scardina i binari della normalità, fa deragliare la routine, crea ‘situazioni’; e sappiamo quanto il potere tema le ‘situazioni’…Ultimo esempio, l’incresciosa vicenda Pussy Riot : risulta insopportabile l’affermazione di verità indossando passamontagna. Se ognuno si sente in diritto di ballare dove vuole e cantare cosa vuole, di mettere in discussione la religione, poi lo stato, poi ogni potere, dove si andrà a finire?”

“In una società senza classi. – risponde Tigrio – La storia dell’umanità procede inesorabilmente verso il progresso attraverso progressive sottrazioni di potere.”

Queste dunque le conversazioni fra italiani che non temono salti nel buio non avendo da perdere che le loro catene (mentali).

Oi dialogoi – redde rationem

OI DIALOGOI e altre taverne 118 Commenti »

Non aspettare il giorno del giudizio: esso si celebra ogni giorno” A. Camus

 In quest’ultimo deprimente ferragosto dell’èra paleocapitalistica,  gli italiani sfigati che ancora vanno in vacanza parlano di…

 Redde rationem

“Temo un autunno complicato – confida Severiano – non tanto per la sentenza della Consulta tedesca sull’Esm (i mercati dovrebbero aver già scontato l’evento) quanto per l’economia ‘reale’. Se i clienti non pagano, i fornitori non possono essere pagati, e in presenza di credit crunch ciò non può che determinare il collasso di ogni impresa…”

“Non si può rimproverare le banche di erogare scarso credito – spiega Sindolfo – basta guardare le trimestrali delle aziende e chiunque si metterebbe le mani nei capelli, altro che prestare soldi!

Qui si tratta solo di decidere chi sarà l’ultimo a restare col cerino in mano, e le banche giustamente non vogliono interpretare quel ruolo…. Le banche sono aziende come le altre, che devono badare al proprio bilancio e stare sul mercato!” 

“Quando fa comodo le banche sono aziende come le altre – puntualizza Svenja – quando non fa comodo sono istituti che tutelano il risparmio, garantiscono la tenuta del sistema e dunque vanno salvate con denaro pubblico e rifinanziate a tassi irrisori, già proprio come tutte le altre aziende…”

“Vabbè – predice Selica  – ma non si potrà andare avanti così all’infinito, giorno verrà…”

“In questa società alienata (alienazione determinata dallo spettacolo del capitale e della religione) è facile suscitare l’aspettativa del redde rationem – illustra Stratonico – del giorno del giudizio, quello dove tutti i nodi vengono al pettine. Ebbene, io vi dico che quel giorno non verrà. Quale giorno è già oggi, era ieri, sarà domani.”

“In questa società falsificata – aggiunge  Sigmund – è facile scambiare il mezzo col fine. Si sta male oggi con la promessa di un domani migliore, coronato dall’ingresso nel club esclusivo dei meritevoli (dei ricchi, o quantomeno dei ‘senza-problemi economici’ – e questa è la promessa dello spettacolo del capitale – oppure addirittura nel club della ‘vita eterna’ – ed ecco la spettacolare promessa della religione). L’importante è sopportare pazientemente ogni disagio, materiale e morale, finché lo decidono loro, i detentori del monopolio delle promesse. Lo sfruttamento, l’alienazione, la reificazione sono i mezzi per perseguire il fine, solo che il fine non è quello che loro promettono, ma l’inconfessabile loro fine: il mantenimento del potere. Tuttavia persino essi stessi scambiano il mezzo col fine : il denaro diviene fine e cessa la sua funzione di mezzo per perseguire il benessere, mentre il malessere diviene mezzo per conseguire il fine del denaro.”

“Aggiungiamo – aggiunge, appunto, Serapia – che il peccato più grande, quello proprio imperdonabile in questa società,  è l’ingenuità. Nessuno vuole passare per ingenuo, pertanto piuttosto che mostrare di volere tutto subito, si decide di far bella mostra di sé accettando il niente mai. Così si appare maturi, responsabili…”

“Siamo troppo ingenui per credere – riprende Sigmund – che loro, i ricchi, i potenti, gli sfruttatori, stanno male, vivono nel malessere. Li vediamo inarrivabili, là nel loro lusso e nella loro opulenza, e non riusciamo ad immaginare quanto soffrono. Quanto alcol  e droga e psicofarmaci siano necessari per sopportare quelle lunghe ore in villa, in attico, sullo yacht: le dimore della depressione vera. Sono dimore che possono allietare gli ingenui, i parvenu, ma una volta che ci hai fatto l’abitudine, è finita; scendi nel gorgo del dolore più terribile, quello psichico. La mente, il corpo si fa merce, quella più micidiale, quella sibaritica. Ecco allora che il giorno del giudizio si celebra proprio lì, ora per ora, minuto per minuto. La giustiziera autenticamente democratica, interclassista,  è lei : la depressione. E tuttavia, non potendo negarla,  i registi della società dello spettacolo tendono a darci a bere quanto essa sia fonte di ispirazione per i vincenti (vedi pietose interviste a star come V. Rossi o Springsteen) spiegandoci che per avere successo vale bene la pena di soffrire il peggiore dei dolori psichici, poiché il fine ultimo è il successo mentre il benessere personale, la serenità, è una subordinata, invertendo ancora una volta il mezzo col fine.”

Queste dunque le consolazioni degli italiani che la prendono con filosofia anziché organizzare quantomeno jacqueries…

Oi dialogoi – non-scelte

OI DIALOGOI e altre taverne 15 Commenti »

Водка враг производства, (la vodka è nemica della produzione, slogan sovietico, 1930)

Stasera, rassicurati dalla decisone del governatore della Bce di salvarci tutti quanti dalla cattiva sorte che ci aveva riservato il nostro ingrato destino, si parla di…

 Non-scelte

“Ormai siamo all’arma finale – osserva Eilbert – anche questo premier è costretto a ostentare fiducia di facciata, a ricorrere alla fuffa mediatica per tener buoni i mercati, pardon, il parco buoi…Ottimismo senza limitismo!”

“Purtroppo – si rammarica Elvezio – persiste questa cattiva abitudine democratica delle legislature di terminare dopo cinque anni, con tutto quel che comporta: comizi, campagna elettorale, elezioni perfino! Un’insopportabile turbativa che non può che innervosire i mercati, già fin troppo provati… Anche i mercati hanno diritto a un po’ di tranquillità, che diamine!”

“Giusto – dice Erodione – abbiamo bisogno di stare tranquilli, sereni, non di inutili fibrillazioni. Bene fanno dunque gli opinion leaders, i maitre à penser a cominciare ad ammonire che occorrerà votare come vogliono i mercati, non come vogliono gli elettori! Monti dopo Monti dopo Monti dopo… insomma, montismo senza limitismo!”

“Intanto – aggiunge Eilbert – gli stessi Soloni che per trent’anni ci hanno decantato le magnifiche sorti e progressive del mercato non si peritano di implorare dalle colonne dei loro eccellentissimi quotidiani le banche centrali di stampare moneta ad libitum per evitare il crollo di questo bel sistema, mentre l’illuminato manager col maglioncino blu invoca un deciso dirigismo circa la produzione e i prezzi delle auto europee; liberisti dei miei stivali…”

“Mi sembra di soffocare – accusa Eufrasia – ci hanno infilato in una spirale di ‘non-scelte’. Siamo sempre fermi lì all’èra thatcheriana del tina (there is no alternative).  Ci deve essere in giro una cartuccia tipo Infinite Jest, che adesso ha stregato anche Vendola… Se avete letto il capolavoro di DFW sapete tutti che fine ci aspetta lasciandoci ipnotizzare dalla ‘non-scelta’…”

“Il clima di soffocamento è palpabile – condivide Ezra – questa gabbia ideologica e culturale determinata dalle idee dominanti, che, non dimentichiamolo, sono sempre quelle delle classi dominanti, rischia di sconfiggerci definitivamente. Mi sembra di essere Rubasciov in Buio a mezzogiorno, che dopo giorni di isolamento in cella vede attenuato il rigore carcerario ricevendo un foglio e una matita, e si sente rinascere… Abbiamo solo bisogno di un foglio e una matita per uscire dall’inferno in cui ci hanno cacciato, cerchiamo di prenderne coscienza. Cerchiamo di ricordare il miracolo di solo un anno fa quando la maggioranza assoluta (assoluta, altrimenti non c’era il quorum) andò a votare contro ogni indicazione e suggerimento dei maitre à penser…”

Queste dunque le riflessioni estive di quegli italiani che attendono con pazienza ma determinazione di poter impugnare una matita copiativa…

Oi dialogoi – crac

OI DIALOGOI e altre taverne 48 Commenti »

“Ciò che produce il bene generale è sempre terribile, o pare strano quando si incomincia troppo presto”  Saint Just

Stasera, giunti finalmente al capolinea di questa stucchevole telenovela euro sì euro no, si parla dell’imminente…

crac

 “Le conseguenze saranno incalcolabili, imprevedibili – cita Ubaldo – occhio che i primi ad andarci di mezzo sarete voi! Voi precari, disoccupati, sottoccupati, pensionati. Occhio! Quanto a voi, cari salariati, sappiate che guadagnate già fin troppo! (Polillo dixit)”

“Che carini – si compiace Ulderica – all’improvviso si preoccupano per noi! Dopo avere sviluppato e portato a termine il programma di scorticamento e macelleria sociale, ci avvertono che la nostra posizione economico sociale potrebbe anche peggiorare…D’accordo, affare fatto: con l’imminente catastrofe finanziaria i primi ad andarci di mezzo saremo noi. Ma i secondi sarete voi, e questo sarà uno spettacolo impagabile…”

“Mannò, maddai – sdrammatizza Ugo – una soluzione si troverà. Non dimentichiamo il proverbiale ‘stellone’ italiano che alla fine sempre ci protegge e ci leva dai guai. Qualche santo ci aiuterà. Chessò, un SuperMario (Monti? Draghi? Balotelli?)”

“Certo che una soluzione c’è – illustra Ursus – non solo uscire dal sistema dell’euro non è una bestemmia, ma non lo è nemmeno uscire dal sistema capitalistico. L’unico sbocco possibile di questa crisi si sostanzia in una parola culturalmente impronunciabile, se non in determinati ambienti francescani, ma di cui dovremo fare forzatamente abitudine: povertà. Non tutti sono pronti per la povertà, e l’unica via per farla universalmente accettare e non farci scannare gli uni con gli altri è che essa sia equamente distribuita.”

 “Scusi – domanda trepidante Ugo – ma lei è comunista?”

“Non è una questione di terminologie, di appiccicare etichette o di rivendicare identità – risponde Ursus – Essere comunista ha un significato altrettanto aleatorio che essere credente. Quanti dèi ci sono? Uno può essere credente in allah, in visnù, in yahweh. Uno può dirsi cristiano ed essere ortodosso, mormone, avventista, maronita, caldeo, testimone di geova.  Uno può essere cattolico e avere una visione e una pratica delle fede legata a c.l. oppure ad azione cattolica, alla caritas, all’opus dei, ecc. Allo stesso modo i comunismi non sono tutti uguali. In Urss c’è stato Stalin e c’è stato Kruscev. In Italia Berlinguer e l’esperienza amministrativa tosco-emiliana. In Cile Allende e in Corea del nord la grottesca saga di Kim Il sung. Poi ci sono state le esperienze del soviet di Kronstadt , della Comune di Parigi, dei kibbutz israeliani… Dunque, che significa essere comunista? Quale comunismo?. A volte anche il papa quando parla dei meccanismi intrinseci del capitalismo, della logica del profitto e della società dei consumi, mi sembra un comunista…”

“Tutti sanno che le conseguenze non saranno affatto imprevedibili, ma prevedibilissime – spiega Ubaldo – il problema non sarà escogitare nuove forme di investimento, o di difesa dall’inflazione, per i patrimoni mobiliari, per quelli non esisterà ‘rifugio’ al mondo. Il problema sarà escogitare sistemi di reperimento di acqua e cibo. E sarà un problema comune, per il disoccupato come per il saccente economista e per l’ex miliardario. La conseguenza, prevedibilissima, sarà l’avvento di una nuova èra : l’èra della zappa e della vanga. Per tutti”

“Stanotte ho fatto un sogno – racconta Ulderica – ma forse non era un sogno. Mi sono svegliata nel cuore della notte e mi sono accorta che era andata via la luce. Ho pensato che fosse un problema solo del mio appartamento, ma poi ho visto che anche le scale erano buie: il black out riguardava tutto il condominio. Ho guardato fuori dalla finestra e mi sono resa conto che l’intero quartiere era senza corrente elettrica. Poi sono salita all’ultimo piano e dal terrazzo e ho constatato che l’intera città era immersa nell’oscurità. Allora ho capito che per riavere la luce, la sola luce possibile, avremmo dovuto aspettare l’alba.”

Queste dunque le convinzioni degli italiani consapevoli che non vi è nulla da salvare di questo marcio sistema e che l’imminente crac rappresenta il dono più grande per l’umanità, il Rimedio a tutto.

Oi dialogoi – infotainment

OI DIALOGOI e altre taverne 21 Commenti »

                               Cosa risponde il sadico al masoschista che lo  implora “picchiami, picchiami”? “No”           B. Grillo, 1979

 

Stasera, tempestati da stelle a cinque punte, da cinque stelle puntute e da vari altri inquietanti astri uranici, si parla di…

 infotainment

 “Se qualcuno aveva ancora qualche dubbio su ciò che vogliono – prende la parola Quirino – le vicende delle ultime settimane dovrebbero averglielo fugato…”

 “Il punto è che nel 2012 siamo più colpevoli rispetto al 1969 – asserisce Quartilla – ogni anno che passa siamo sempre più colpevoli, perché la Storia avanza e noi la conosciamo, non possiamo non conoscerla. La Storia siamo noi, nessuno si senta escluso.”

 “Al di là di depistaggi voluti o determinati dall’impennata parossistica dell’infotainment, intanto un messaggio, forte e chiaro, è già passato – dice Quirico – sotto forma di domanda retorica: volete voi più telecamere nelle vostre città? Ovvio che sì, ogni cm quadrato deve essere coperto dalla visuale delle telecamere, per la ‘nostra’ sicurezza, naturalmente…”

 “Ciò che vogliono è il terrorismo – continua Quirino – ce lo dicono in tutte le salse, lo evocano, lo invocano. Danno un’enfasi spropositata ad ogni volantino, letteraccia sgrammaticata, scritta su muro. Qualsiasi mitomane, qualsiasi pirla può ottenere una risonanza insperata e aspirare a generare un headline sulle testate più prestigiose come repubblica.it, corriere.it, per non parlare di ilgiornale.it che spara subito un titolone a nove colonne sulla base di una scoreggina purché firmata con stella a cinque punte (aspettare e verificare no eh, si rischierebbe di passare per giornalisti). Si vede proprio che è quello che più vogliono, che bramano, ardono dal desiderio di rivedere la cara e vecchia lotta armata. Ebbene vi faremo del male, vi noceremo dove più vi nuoce: non ve la daremo.”

“La critica delle armi – concorda Quentin – che può essere anche attraente, persino giusta in determinati frangenti, una volta fagocitata dall’infotainment perde tutto il suo appeal, assume connotazioni abnormi, una dimensione grottesca. Insomma, ti fanno passare la voglia…”

“Dipende – interviene Quasimodo – non a tutti fa lo stesso effetto. Ogni elemento, evento, fenomeno, una volta spettacolarizzato acquisisce senso e valori diversi a seconda di chi è lo spettatore. La percezione dello spettacolo varia in relazione all’appartenenza dello spettatore alla fascia con q.i. inferiore alla media oppure alla fascia restante. I primi tenderanno ad immedesimarsi nell’oggetto spettacolarizzato, ovvero mercificato, gli altri tenderanno ad indignarsi, a provare un istintivo ribrezzo, determinato dallo stridore fra la realtà così rappresentata e quella percepita secondo il loro senso critico. Ciò vale per la lotta armata come per un reality. Ovvio che i media puntano sulla ‘prima fascia’ di spettatori, sia per motivi commerciali (es. il Grande Fratello può attrarre audience sia al di qua dello schermo che fra gli aspiranti concorrenti, come testimoniato dalle lunghe file per i provini) sia per motivi politici ( il sistema si sente più al sicuro se nel campo dell’eversione, vellicati nel loro bisogno di protagonismo, affluiscono copiosi imbecilli). Insomma, cercano compagnia (per salvarsi); invece il potere deve morire da solo, di consunzione. Noi giochiamo in contropiede, è inutile che ci provocate; aspettiamo il vostro cadavere sulla riva del fiume…”

 “Già – conclude Quodvultdeus – perché bastonare il cane che affoga? Che magari corre il rischio di trovare un appiglio nel bastone… Basta godersi lo spettacolo del tramonto del potere, il suo mortifero annaspare, da solo, come un cane. Osservate. Respirate. Sorridete.”

Questi dunque i sadici propositi degli italiani che l’esperienza degli ultimi quaranta anni ha reso meno sprovveduti e più spietati.

Oi dialogoi – anarchia

OI DIALOGOI e altre taverne 94 Commenti »

Sei così un perdente che non ti accorgi                                                                                                                                                                          nemmeno quando stai vincendo?”

H. Keitel a G. Clooney in Dal tramonto all’alba

Stasera, allertati dai servizi segreti per commentare la rivendicazione del nucleo Olga per le giornate primaverili del Fai, si parla di…

anarchia

“Diciamo subito che la punteggiatura lascia molto a desiderare – esordisce criticamente Italo – mancano in determinati passaggi le virgole, gli apostrofi, oppure virgole in luogo dei due punti, e manco un punto e virgola! Io l’avrei scritta meglio.”

“E poi non va mai a capo – aggiunge Ilaria – mi sembrava di leggere Il soccombente di Bernhard…”

“Bene piuttosto la descrizione dell’afflato emotivo – rimarca Innocenzo – la sensazione piacevole per quel ‘piccolo frammento di giustizia’. Scava bene il solco fra chi ci si può immedesimare e chi invece indignare. E poi ‘siamo fatti di carne e sogno’,  molto shakespeariano, felliniano. Mi ricorda Prova d’orchestra quando in contesto rissoso e autoreferenziale irrompe ‘la realtà’, una palla di piombo…”

“Ma vi rendete conto che si sta parlando di un reato, di un crimine? – si indigna, appunto, Ippazio – Hanno sparato a un uomo! Di questo passo dove andremo a finire? Urge un governo di unità nazionale formato da tutte le forze moderate e responsabili per respingere il vile attacco alle istituzioni democratiche e…”

“Ma falla finita!” – lo interrompe Ischirione.

“Invece potrebbero, dico potrebbero, stare così le cose – ragione Idea – quando il potere è in difficoltà, e mi sembra che uno zinzinello lo sia in questo periodo, l’esperienza di questo Paese insegna che per sfangarla, per serrare le file delle ‘istituzioni democratiche’, occorre evocare i fantasmi dell’eversione, primi fra tutti gli anarchici, che sono i più a portata di mano per la loro natura indefinita, impalpabile, evanescente; fantasmi, appunto. Un deja vu degli anni ’70. Io controllerei l’alibi di Valpreda. Come? Ah, è morto.”

“Analisi non morale è ciò che serve a noi, morale non analisi è ciò che serve a loro – interviene Ivanoe – se scadiamo nel complottismo non rendiamo un buon servizio alla prospettiva anarchica. Per essere complottisti bisogna avere un bel complesso di inferiorità, aver deciso che noi siamo nulla, nulla! Che c’è sempre e comunque qualcuno più forte, più tenace, più intelligente di noi. Che tutto è già deciso in segrete stanze che albergano alieni, non esseri umani fallibili. Credere a niente è altrettanto ottuso e superficiale che credere a tutto. La Storia, il progresso, dimostrano che il potere è tutt’altro che astuto e lungimirante. Nel corso dei secoli il potere ha perso gran parte delle sue prerogative, non certo perché ha fatto delle graziose concessioni, ma perché gli sono state sottratte dagli oppressi che non si sono rassegnati e arresi!”

“A proposito di ‘immedesimazione lontana’- dice Isotta – entrando nel merito della strategia, condivido la scelta di colpire una piovra come Finmeccanica piuttosto che l’abusata Equitalia, ma vedrei bene anche un cambio di target, proprio per aggiungere ulteriori ‘frammenti di giustizia’ e non per facile ricerca di consenso (benché …), verso il mondo bancario. Lì non pullulano solo stregoni della finanza ‘dall’anima candida e della coscienza pulita’. Lì sguazzano autentici figli di puttana, orgogliosi di esserlo, che, vi assicuro, godono solo nel fottere il prossimo. Godono nell’esercitare il dominio sui più deboli, sugli sprovveduti. Godono della loro posizione privilegiata a dispetto del mondo infelice e disperato che li circonda; anzi alimentano volutamente le diseguaglianze perché le vivono come un’affermazione del loro ‘valore’. Vivono la loro impunità come un segno di predestinazione divina. Si sentono così vincenti da non accorgersi nemmeno quando stanno perdendo. Allora ci vuole qualcuno che li prenda da parte e glielo faccia capire…”

“Un punto debole della rivendicazione –  osserva Illuminato – è l’affermazione che l’azione è stata compiuta da militanti senza alcuna esperienza “militare”… Si era detto anche a proposito del commando di via Fani …uhm… poco credibile”

“Un altro punto debole – aggiunge Ippocrate – anzi stucchevole, a mio parere, riguarda la polemica con gli anarchici che si limitano a scrivere canzoni, a scrivere su riviste e siti… Ha un acido retrogusto di beghe interne, da cortile. Scusate, da ciascuno secondo le sue capacità! Io per es. non so nemmeno come si fa a guidare un motorino, figurarsi a rubarlo…”

“Se è per questo – concorda  Innocenzo – a me fa impressione il sangue. Svengo regolarmente quando mi tocca andare a fare un prelievo. Svengo alla vista del mio sangue, figurarsi quello altrui. Si vede che sono malato di gregarismo… ”

“Sarà – conclude Idea – ma mi resta il sospetto di un fake di Guy Debortoli, proprio finalizzato a resuscitare i partiti morti viventi garanti del sistema cui tanto deve Rcs e gli altri ‘poteri forti’ oggi non più tanto sicuri della loro forza. Insomma che si tratti di opera di Rcs/Sds (società dello spettacolo) piuttosto che di Fai/Fri, avallato dai servizi come ‘attendibile’. Se invece non è un falso, dicono che faranno altre sette azioni. Vederemo se avranno la capacità operativa per realizzarle. Vedremo. Hic Rhodus, hic salta.”

Queste dunque le perdite di tempo degli italiani che pensano a ste cose invece di produrre e consumare per alimentare la crescita.

Oi dialogoi – tasse

OI DIALOGOI e altre taverne 72 Commenti »

Stasera, reduci da inopportuni ponti sinistrorsi che spezzano le piene settimane della piena occupazione, si parla di…

tasse

“Il momento è delicato – fa il verso ad Ammaniti Vinicio – non solo i racconti non fanno vendere, ma quel che è peggio fanno diminuire il gettito fiscale. Ciò vale a maggior ragione per le auto, frigoriferi, abbigliamento, generi alimentari perfino. Il governo dei bocconiani sta scoprendo una sorprendente formula: il rigore dei conti avvita la recessione che a sua volta incide sulle entrate fiscali vanificando il rigore dei conti.”

“Non sono bocconiano e non ho capito – confessa Vitaliano – ma di una cosa sono certo, convinto e ho piena fede: le tasse vanno comunque pagate. Sempre!”

“Giusto – concorda Venanzio – è un dovere morale. Tutti devono pagare le tasse. Tutti! Dall’ultimo degli apprendisti imbianchini al grande industriale. Davanti al fisco siamo tutti uguali.”

“Qui sta l’errore – puntualizza Vinicio –  a parte che nemmeno a norma di Costituzione siamo tutti uguali davanti al fisco (art. 53 relativo alla progressività). A parte che è una bestialità logica pretendere con il medesimo rigore il rilascio dello scontrino da parte del gioielliere come del cosiddetto vu cumprà, la Storia insegna che grandi rivoluzioni hanno preso il via proprio dalla reazione popolare allo strozzinaggio fiscale (es. Boston tea party in America e, in misura minore, la rivolta contro la poll tax che propiziò il declino della Thatcher). Finalmente anche da noi i proletari (sebbene molti nella loro ingenuità si autodefiniscano imprenditori) stanno prendendo coscienza della sproporzione fra quanto richiede loro lo stato borghese e quanto viene restituito in termine di servizi e assistenza (sempre meno, ma detto in english che fa più fico, spending review).”

“Ma se persino un liberista come Ferrara sottolinea l’importanza delle tasse! – si infervora Venanzio – Senza tasse non avremmo strade asfaltate, scuole, ospedali, pensioni…”

“Certo – spiega calmo Vinicio – l’ho vista anch’io la puntata di Radio Londra ancora durante l’assalto all’agenzia delle entrate di Romano di Lombardia. Un’istruttiva prova di disperata difesa del vetusto mezzo-tv contro l’arrembante mezzo-web.; uno scontro che caratterizzerà sempre più il prossimo futuro. Da un lato la voce, sempre meno credibile, del padrone. Dall’altro la voce sempre più tonitruante del popolo. Ferrara è proprio colui che nei fatti contrasta il pagamento delle tasse, il concreto ed effettivo gettito fiscale. Quel pagamento che oltre  a rispondere a criteri di equità e redistribuzione delle risorse non soffocherebbe l’eventuale ripresa (semmai ci sarà e semmai fosse opportuna, ma qui apriremmo un altro capitolo) dei consumi tipo auto, frigo, ecc. Mi riferisco al pagamento della patrimoniale. In definitiva, le tasse (fa anche rima) sono una questione di classe.

“Vedo un rischio insito in questa rivoluzione di natura fiscale – osserva Vera – ovvero che ad essa possano guardare con simpatia quegli spregevoli, squallidi padroncini piccolo borghesi che mirano solo al loro orticello, ‘sempre fissi lì a scrutare un orizzonte che si ferma al tetto’.  Non vorrei mai trovarmi a fianco una simile feccia umana…”

“Il rischio c’è ed è inevitabile – risponde Vinicio – sicuramente chi evade non per sopravvivere, ma per farsi il suv e la seconda casa in montagna, guarderà con peloso interesse ad ogni rivolta fiscale tentando di infiltrarsi, di approfittarne. Tuttavia non mi sembra un motivo sufficiente per non appoggiarla, per respingerla coi carri armati.  Anche a Budapest nel ’56 qualcuno addusse come giustificazione alla controrivoluzione il fatto che insieme ai rivoltosi di Nagy si infiltrassero i latifondisti, i padroni nostalgici dello status ante socialismo. Anche qui in Italia qualcuno si rese moralmente colpevole del martirio ungherese con quella scusa; il fatto poi che abbia fatto una formidabile carriera politica nonostante quella complicità dovrebbe aprirci gli occhi rispetto alla bontà, opportunità e utilità di questo bel governo del Presidente.

Questi dunque gli insulsi pensierini degli italiani che aprono bocca per darle fiato. Finché di fiato ce n’è, prima che il cappio si stringa.


		

Oi dialogoi – antipolitica

OI DIALOGOI e altre taverne 2.553 Commenti »

Stasera, sovrastati dallo spettro che aleggia in Italia della più grande novità politca dal ’94 con relativa innovativa campagna di marketing elettorale (che non vediamo l’ora di gustarcela) si parla di…

antipolitica

“Si sta raschiando il fondo del barile della neolingua necessaria alla sopravvivenza del sistema – osserva Eusebio – si pensa che basti cambiare nome alle cose (le orge sono burlesque, il finanziamento pubblico rimborsi elettorali, le tangenti vacanze di gruppo, Pdl e Udc… boh, vedremo) e oplà, tutto si risolve; la gente se la beve… o no?”

“Ho come l’impressione che sempre meno gente se la beva – risponde Ermanno – La cosa grave (per loro) è che la credulità popolare (in netto ribasso ultimamente) costituisce l’unico appoggio, l’unico puntello che ancora tiene in piedi il simulacro, il cartonato della democrazia italiana. Ormai basta davvero poco, un paio di colpetti ben assestati, per far crollare miseramente la baracca…”

“Questo lo sanno benissimo – illustra Eustorgio – perciò la loro disperata strategia difensiva consiste nell’enfatizzare sui media ciò che ritengono possano essere degli sfiatatoi, delle valvole di sfogo. Da una parte si sponsorizza il suicidio come soluzione alla moda sul piano personale. Dall’altro il voto a Grillo come soluzione trendy sul piano collettivo. Va bene tutto, pur di scongiurare la presa di coscienza definitiva, fatale (per loro) circa ciò che va fatto”

“Cos’è che va fatto?” – domanda Egle.

“Si tratta di nuocere a chi ci nuoce – spiega Eustorgio – di sabotare ciò che sabota la nostra vita. Ecco ciò che va fatto. Poi le vie per conseguire questo scopo sono molteplici, ognuno nel suo campo può sciogliere le briglie alla fantasia…”

“Certo – ragiona Ermanno – il suicidio nuoce ben poco ai colpevoli di questa situazione, a meno che qualcuno già ben predisposto a questa soluzione decida di darsi fuoco davanti a palazzo Chigi… ecco, almeno con questa modalità avrebbe una qualche utilità. Il suicidio, tanto reclamizzato mediaticamente, non richiede uno stigma sociale, anzi è un gesto che suscita comprensione, compassione, giustificazione perfino. Mi chiedo che razza di giustizia ci sia nell’esercitare violenza (sebbene auto somministrata) sugli innocenti rispetto a questa situazione. Viceversa verrebbe fortemente stigmatizzata, criminalizzata, incompresa e per nulla giustificata la violenza esercitata sui colpevoli di questa situazione. Bel paradosso.”

“Se lo scopo è sabotare e disarticolare il sistema – si arrovella Egle – in quest’ottica anche il voto a Grillo potrebbe essere uno strumento opportuno. Accanto a fascistumi come la lotta allo ius soli e ai campi rom, ci sono anche proposte apprezzabili come il default volontario e la statalizzazione delle banche…”

“Massì – concorda Eusebio – in fondo se abbiamo accettato un Monti per sbarazzarci di un Berlusconi, potremo bene accettare un Grillo per sbarazzarci di un Monti. Prima spazziamo via i sobri corifei dello strozzinaggio finanziario internazionale, e poi pensiamo ai demagoghi qualunquisti razzisti populisti. Una cosa per volta, per favore…”

Queste dunque le utopistiche strategie degli italiani che non sanno cosa li aspetta.

 

Oi dialogoi – numeri

OI DIALOGOI e altre taverne 852 Commenti »

Stasera, sconvolti dall’inopinata resurrezione del differenziale bund/btp, si parla di…

numeri

“Monti: lo spread sale ma… hey voi, chi vi ha detto di rilassarvi?” – scherza Teodolinda.

“Se lo spread sale – spiega Tristano – la colpa non è certo di Monti, ma di quegli italiani che vogliono solo diritti. E di diritti si muore! (Marchionne said)”

“Monti e Marchionne misurano tutto coi numeri. Fanno bene. – illustra Teseo – Come diceva S. Weil, l’algebra e il denaro sono essenzialmente livellatori; la prima intellettualmente, l’altro effettivamente. Anche noi dovremmo misurare tutto coi numeri; si tratta di adoperare le stesse armi del nemico per rivoltargliele contro. Misurare e licenziare. Come vanno le vendite, sig. Marchionne, lo sta facendo il budget? No? Allora, a chiacchiere stiamo a zero: via, a casa (per giustificato motivo economico, direi)”

“Sì, vabbé – ribatte Teodolinda – ma la gestione di uno Stato non si può ridurre solo a una dimensione economicista, c’è dell’altro. Ci sono le famiglie, la cultura, la coesione sociale, insomma ci sono i cittadini!”

“Anche qui – risponde Teseo – mutuando il lessico aziendalistico, possiamo misurare coi numeri. Anziché di ‘customer satisfaction’ valuteremo la ‘citizen satisfaction’ . Quanti sono ragionevolmente soddisfatti della loro condizione economica, sociale, politica, culturale? Quanti hanno un’occupazione stabile e un reddito adeguato? Quanti viceversa pensano al suicidio? Sig. Monti, lo sta facendo il budget?”

“Certo, tutto molto bello e giusto – interviene Tullio – ma non si può pretendere di ottenere tutto e subito, dobbiamo pensare al futuro. I sacrifici di oggi sono finalizzati…

l’intervento di Tullio non poté proseguire perché subissato da crasse risate e l’ilarità generale lo spinse ad allontanarsi scuotendo la testa

“La crisi – riporta l’ordine Teseo – che per definizione dovrebbe essere una fase transitoria, di rottura (a volte di crescita, se pensiamo anche alle crisi private, personali) in questa società dello spettacolo sta assumendo i connotati dell’ossimoro, della ‘contingenza permanente’ . Immersi nel mondo liquido delle immagini, non ci rendiamo conto che l’origine ‘ufficiale’ di questa crisi risale a cinque anni fa (mutui subprime). Da allora si perseguono gli stessi scopi, si ricorre alle stesse ricette, si dicono le stesse cose senza cavare un ragno dal buco. E da qui ai prossimi cinque anni niente lascia presagire un cambiamento (se non in peggio). Dunque, cosa se non l’evidenza dei numeri, che notoriamente hanno la testa dura, potrà scalfire la tragica ostinazione di questi cavalieri dell’Apocalisse?”

“Tu l’hai detto – risponde Teodolinda – c’è qualcosa di più forte dei numeri, dell’evidenza matematica. Perché hanno tanto successo le immagini (in tv ma anche sul web)? Perché hanno a che fare coi sogni. La gente preferisce sognare che pensare (chiamala scema: il solo pensare conduce dritti al suicidio). Il problema è chi specula sull’innato bisogno di sognare. Chi detiene i mezzi di produzione delle immagini, coloro che depistano i sogni altrui per livellare tutti quanti alla loro mercé (e mi piacerebbe sapere anche cosa pensano e soprattutto cosa sognano questi speculatori e perché non si ammazzano)”

Queste dunque le serene riflessioni degli italiani felici come una pasqua.

Oi dialogoi – weird

OI DIALOGOI e altre taverne 6 Commenti »

Stasera, travolti da un insolito loop spaziotemporale determinato dall’inopinato spostamento delle lancette d’orologio, si parla di…

weird

“Perché dovremmo parlare di wierd – si chiede Agostino – che non so neanche cos’è?”

“Leggilo su ul vichipedia, gnurànt! – lo tramortisce Apollinare.

“Come disse Carver, che disse a Ford, che disse a Nesi, che io lessi – cita Ariele – l’economia soccomberà a un atto dell’immaginazione (cfr Storia della mia gente).

“Weird, dadaismo, surrealismo, situazionismo – illustra Agostino – niente di nuovo sotto il sole. E tuttavia in quest’epoca reificata, alienata e spettacolarizzata basta davvero poco per spiazzare i detentori del potere, fossilizzati da 30 anni  su schemi a loro volta fossilizzati da 30 anni. Sono professori che applicano ricette studiate 30 anni fa su testi scritti a loro volta 30 anni prima. Sono magistrati che non si raccapezzano che stavolta non sia lo Stato a depistare, ma gli stessi eversori…” 

“Povero Caselli – compatisce Apollinare – sta impazzendo, non ci capisce un cazzo… interista diventi pazzo perché … pare che ci sia stata una rivendicazione dei boys nerazzurri (cfr Carcajada profunda y negra). Ragiona ancora con i vecchi schemi: i due sicari, i pedinamenti, le rivendicazioni… Qualcuno disse: iniziate ad inquietarvi, non sarà come gli anni ’70.  Certo che per un paio di orette si sono cagati sotto tutti: un agguato sotto casa per colpire un esponente del c.d. 3° polo, quello che rivendica le proprie impronte digitali sul governo, proprio l’indomani della manomissione dell’art.18… Musy ce n’est qu’un debut. Ma preghiamo per lui (by twitter, p.f.c.)”

“La vita è fatta di carne e sangue – spiega Amos – non di pixel, tweet e comparsate in tv. Oggi più che mai è necessario un bagno di realtà. Per tutti.”

“O ingenui – chiosa Agapito – la realtà è più fantasiosa della fantasia. Non sottovalutiamo la funzione rivelatrice e beffarda del caso. Occhio a scherzare col fuoco (avete notato che fired significa sia licenziato che sparato?). Ricordo che anni fa un professore universitario, che dopo un litigio era stato abbandonato dalla giovane amante, per impedire che lei si allontanasse in aereo quella sera stessa, ebbe l’estemporanea trovata di telefonare all’areoporto per annunciare una bomba su quel volo. Per farla breve: gli artificeri bloccarono il velivolo appena prima del decollo, salirono a bordo e trovarono effettivamente un ordigno sotto un sedile. Sofri ci scrisse sopra un bel pezzo.”

“Sofri?” – chiede conferma Ariele.

“Sofri.” – conferma Agapito.

Queste dunque le preoccupanti alterazioni psicosensoriali degli italiani ormai avulsi dalla realtà.

 

Oi dialogoi – relax

OI DIALOGOI e altre taverne 43 Commenti »

Stasera, festeggiando degnamente il 151° compleanno del Belpaese, i valenti patrioti parlano di…
relax

“Monti: lo spread scende, ma non rilassatevi – cita Cataldo dai titoli di ogni giornale – Dunque, ci invita a non rilassarci. A stare sempre all’erta, sempre concentrati, sempre ‘sul pezzo’. E’ un condottiero, ci guida, ci conduce, ci dice come dobbiamo comportarci; nel nostro interesse, ovviamente…”

“E se fosse quello il segreto? – si chiede Clotilde – Assodato che l’azione del governo è tutto fuorchè nel nostro interesse, se iniziassimo a fare e pensare proprio il contrario di quello che ci dicono? Ci dicono di non rilassarci, di preoccuparci per lo spread, per il default? Facciamo esattamente il contrario, e poi vediamo cosa succede…”

“Il relax, il distacco, l’atarassia – spiega Carponio – sono pericolosi. Per loro, ovviamente. Quando sei coinvolto, stressato, concentrato in un determinato contesto, non hai una visione di assieme. Hai una visuale limitata, circoscritta, con i soli dati che ti mettono sotto il naso. Se poi ti mettono anche fretta, addio… Sei in completa balìa degli eventi. Eventi costruiti dalla struttura e asseverati dalla sovrastruttura. Viceversa quando sei distaccato, rilassato, con calma hai il tempo di ragionare (esattamente ciò che non vogliono, ciò che ‘per loro’ è molto pericoloso). Il relax è nemico della sovrastruttura. Se ci pensiamo bene i momenti migliori nella vita di una persona si determinano durante l’estremo relax, l’abbandono. Per es. quell’istante di passaggio dalla veglia al sonno, oppure l’orgasmo. In quei momenti la sovrastruttura, i rapporti di produzione, le divisioni in classi, non possono nulla, non esistono proprio! Lì siamo tutti uguali, lì si realizza il comunismo.”

“Oppure – aggiunge Clateo – quando ci svegliamo alle prime ore dell’alba, con la mente fresca e sgombra, e vediamo e capiamo nitidamente le cose che invece nel corso tumultuoso della giornata ci sfuggono. Oppure ancora, la sera, nell’abbandono in balìa di un martini dry. Certo, se tutti, o almeno molti, la maggioranza, avesse il tempo, l’agio e il relax per pensare e vedere certe cose, sarebbero guai per il potere… Per carità, non rilassatevi! State concentrati sulla concretezza, sull’economia!”

“E’ la stessa logica che guida la ‘riforma’ del lavoro – chiosa Clotilde – Ci vogliono sempre sulla corda, sotto stress, in ansia. Occhio che se sgarri, se non ti adegui alle direttive, se non ti mostri abbastanza accondiscendente, puoi perdere molto più facilmente posto e salario. Occhio! Ci vogliono sempre concentarti, col pensiero fisso, aggrappati al lavoro. Facciamo il contrario: freghiamocene. Ci volete licenziare? E licenziateci, cazzo ce ne frega… Pensate se tutti, o almeno molti, la maggioranza iniziasse a ragionare così. Tanto di fame non moriamo. Bivaccheremmo a milioni per le strade, bighellonando tutto il giorno, godendoci lo spettacolo dei magazzini colmi di merci invendute e la disperazione dei produttori del nostro benessere perduto…”

“Io ci sto – chiude convinto Cataldo – Meglio perdere il salario che la dignità. Meglio essere disoccupato che sfruttato e ricattato.”

“O ingenui – interviene a gamba tesa Ciro – la sovrastruttura si adegua e si plasma facilmente, e già lo sta facendo. Si tratta di neo neorealismo. Le fiction, i film, persino i video musicali narreranno di nuovi proletari, di nobili decaduti. I ricchi e gli arricchiti, tanto frequenti e ostentati per es. nei cinepanettoni, scompariranno (i ricchi dovranno restare nascosti. Nascosti. Nascosti). Il conte Mascetti prenderà il posto dello yuppie. La nostalgia per il tempo andato, quando si stava bene tutti (?), diventerà leitmotiv e motivo di consolazione per tutti, affinché lo spettacolo inneschi il meccanismo dell’immedesimazione piuttosto che dell’indignazione. Affinché ognuno veda riflessa la propria vita sullo schermo e si riconosca nelle ombre proiettate sulle pareti della caverna. Affinchè si mantenga lo statu quo e si eviti che ai depredati salti il ticchio di andare a riprendersi il maltolto.”

Questi dunque i deliri e i guasti nella mente degli italiani determinati dalla gravissima congiuntura economica.

Oi dialogoi – paura

OI DIALOGOI e altre taverne 16 Commenti »

Stasera sotto un primaverile cielo stellato, gli italiani che albergano la legge morale parlano di…

paura

“Siamo tutti sulla stessa barca e abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. Siamo tutti sulla stessa barca e abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. Siamo tutti sulla stessa barca e abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. Siamo tutt…”

“E piantala Clodoveo!” – esclama Cornelia.

“Stavo solo ripassando la lezione…” fa sapido Clodoveo.

“In effetti è così – precisa Claudiano – siamo tutti sulla stessa barca e abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, ma non nel senso che intendono loro. Siamo tutti sulla stessa barca dal punto di vista di culturale; sia ricchi che poveri, oppressi e oppressori, sono stati educati e si sono auto educati a dare un senso alla propria esistenza attraverso il consumo e l’intrattenimento. Consumo e intrattenimento costano, e se non ce li si può più permettere sono guai: la vita (del ricco come del povero) perde senso.

Nel mondo occidentale la paura, sia per il ricco che per il povero, non è per la fame, la sete, il freddo, ma per la perdita di senso della vita sociale e, soprattutto, privata fin qui costruita. Infatti, e ora vengo al secondo corno della lezione, come mondo occidentale abbiamo davvero vissuto al di sopra delle nostre possibilità; una stretta minoranza cento, mille volte al di sopra. La stragrande maggioranza una, una volta e mezza al di sopra.”

“Questa percezione nel sentire comune c’è – concorda Ciro – e questo governo, che oltre ad essere filo banchieri è filo cattolico, sfrutta bene l’antico cavallo di battaglia del senso di colpa. Prima per decenni ci catechizzano, ci indottrinano (con i film, le fiction, milioni di spot, con l’esempio dall’alto) che si sta bene solo se si consuma molto, anche a costo di indebitarsi. Anche a costo di imbarbarire il dibattito pubblico, lasciando dilagare il cinismo per cui un pieno di benzina val bene una guerra. Poi d’improvviso, quando i nodi vengono al pettine, quando ci si accorge che d’ora in poi ce ne sarà sempre per meno, ci redarguiscono e ci fanno sentire in colpa. Anche l’art. 18 è un lusso: fatevi l’esamino di coscienza, non ve ne sarete approfittati qualche volta, magari per alzare la crestina col capo? Siete sicuri di meritarvelo, l’art.18?”

“La paura accomuna tutti – aggiunge Cornelia – Il terrore di perdere il posto di lavoro è psicologicamente paragonabile al terrore del rentier di perdere cedole e valore nominale dei titoli che costituiscono la sua ricchezza. Il default di uno Stato viene vissuto come default personale. Si ha il terrore di diventare dei falliti. A fronte di questa paura tuttavia si reagisce diversamente. Il rentier agisce da lobbista senza scupoli manovrando i governi per escludere, precarizzare e spaventare vieppiù il resto della società e per erigere le mura del bunker entro il quale spera di continuare, lui solo, a vivere al di sopra delle umani possibilità. Nel frattempo irride, o al più compatisce, ma certo non teme le reazioni altrui. Il precario, il cassintegrato , lo sfruttato ricorre infatti a forme nonviolente (o meglio, violente contro se stesso) tanto eroiche quanto alla fin fine inutili: la salita su una torre nell’inverno più rigido di Milano, su un traliccio dell’alta tensione, fino a casi estremi come quello dell’infermiera Terracciano morta perché col suo sangue voleva rendere visibile l’ingiustizia inferta nella carne delle persone. Nulla da dire sull’efficacia del sangue versato, il rosso del sangue è sempre spettacolare, ma sempre e solo il nostro di sangue deve scorrere ed essere visibile?”

“Dipende – risponde Ciro – Dipende da come si riesce a far passare il messaggio, affinché non sia controproducente, sul circuito massmediatico. Quest’ultimo è molto cambiato rispetto a dieci anni fa. Il contagio, l’osmosi, la contaminazione fra web, tv e giornali ha già determinato importanti novità politiche nell’estate scorsa. È vero che sul web leggono e scrivono soprattutto i giovani e a votare vanno anche molti anziani, ma quest’ultimi sono maggiormente influenzabili dai nipoti che dalla tv e giornali. E una volta ‘influenzati’ diffondono poi il germe fra altri anziani, in panetteria, al circolo, alle bocce… così si spiegano i risultati delle comunali di Milano e Napoli e dei referendum di giugno. Quindi non saprei come reagirebbe oggi l’opinione pubblica al versamento di sangue altrui. Non saprei, bisognerebbe provare.”

Questi dunque, in un contesto di disgelo e uscita dal letargo, gli insani pensieri e propositi degli italiani dai quali fermamente dissociarsi.

 

Oi dialogoi – lavoro

OI DIALOGOI e altre taverne 48 Commenti »

Stasera sotto il palco sanremese l’intiera comunità italiana lì convenuta, richiamandosi al fondamento della nostra Repubblica, parla di…

lavoro

 “Auspicavo che la faccenda del torcicollo della valletta dal nome impronunciabile fosse tutta una scusa – si rammarica Everardo – Speravo che desse l’esempio di una clamorosa diserzione, che alla fine si rifiutasse di salire sul palco, invece già alla seconda serata è ‘rinsavita’…Anche lei contaminata, infetta, corrotta, ormai persa a soli 19 anni…”

 “Invece è proprio da ammirare – si compiace Eufronio – proprio perché a quella giovane età ha dimostrato carattere, ha tirato fuori le palle e ha trovato il coraggio di affrontare quella prova!”

 “Tirare fuori le palle? – si turba Esedra – Prova?!? Sanremo è una prova? Apparire in televisione?”

 “E’ pur sempre un lavoro – afferma convinto Eufronio – e dei più remunerati…”

 “Eh già – interviene Esichio – la monetizzazione della prestazione è la misura per valutare il valore del lavoro. In questo senso Sanremo è il perfetto apologo dell’attuale sistema economico: se guadagni tanto significa che vali, che il tuo lavoro serve…”

 “Infatti i broker di Wall Street guadagnano molto perché svolgono un lavoro utilissimo…” – fa del sarcasmo Everardo.

 “Ma scusate – si scalda Eufronio – chi siete voi per giudicare se un lavoro, anche intellettuale, è utile o meno? È il mercato che decide!”

 “Kant diceva – cita Everardo – che l’intellettuale è colui che porta la lampada, non chi segue il re. L’intellettuale non cerca di ‘stare sul mercato’, ma lo combatte, il mercato. La diserzione (di Sanremo, del sistema capitalistico obbligatorio, di ‘questo’ lavoro) è doverosa, e perciò per un attimo avevo sperato che disertasse, quella modella… come si chiama?”

 “Il lavoro è per sua natura l’attività asservita, inumana, asociale, che dipende dalla proprietà privata e la crea” – cita a sua volta Esichio.

 “Ma vi rendete conto – si scalda Eufronio – che se tutti disertassero il lavoro si finirebbe in vacca? Il lavoro, il fare, l’homo faber sono imprescindibili. Senza lavoro non c’e vita; è la natura che ha deciso così. Se ci pensate bene, il bene deriva sempre e solo dal fare. Mentre il male arriva subito e facilmente se non si fa. Se non ti procuri cibo non mangi. Lo stesso lattante al primo giorno di vita ‘lavora’, fatica per imparare a suggere la mammella. Se non mangi muori. Da vecchio se non ti muovi arriva la noia, il rincoglionimento, per non parlare delle piaghe da decubito. L’inedia porta solo morte. Ed è giusto così: si chiama meritocrazia”

 “Certo che è così, ma è il lemma stesso di lavoro che è stato corrotto – precisa Esedra – Si intende lavoro solo quello meritevole di monetizzazione, mentre esiste un’infinita varietà di lavori non spendibili sul mercato, ma molto più utili di quelli salariati o comunque remunerati. La diserzione per es. esige un precedente lavoro di meditazione molto più duro e difficile rispetto all’obbedienza bovina ai dettami del mercato. La meritocrazia poi … in sé sarebbe anche una bella cosa, ma anche qui occorrerebbe intendersi sul significato della voce. Qui vige la pretesa che il merito si premi con i soldi in più, non con il prestigio, la stima e la considerazione conquistati per saper svolgere un lavoro utile (es. se sei un bravo medico devi farti pagare tanto, altrimenti non sei un bravo medico). Il sistema corrompe e rende meschini: la soddisfazione del proprio merito consiste nella difesa dei privilegi (materiali), nel ‘piacere’ di perpetuare le disuguaglianze (es. i miei figli potranno studiare, i tuoi no poiché non sei ‘meritevole’)

 Queste dunque le bislacche elucubrazioni degli italiani, fra una canzonetta e l’altra.

 

Oi dialogoi – monotonia

OI DIALOGOI e altre taverne 195 Commenti »

Stasera fra sfigati ultraventottenni non ancora laureati si parla di…

monotonia

Cita Bibiano, laureando in storia antica: “Sunzi disse: maltrattare gli uomini e poi temerne le reazioni è il massimo della stupidità. Tuttavia – aggiunge Bibiano – nemmeno maltrattarli e poi stupirsi della reazione mi sembra il massimo della perspicacia…”

“Sono solipsisti: misurano tutto col loro metro – illustra Bercario, laureando in sociologia escatologica – Martone (forse da piccolo lo prendevano in giro perché era un secchione. Secchione è, giustamente, uno stigma) ora si prende la sua rivincita davanti alle telecamere… I secchioni, i saputelli, i lecchini, i primi della classe a scuola sono gli ultimi nella vita. Ambiziosetti, rotolano per inerzia verso quegli obiettivi che gli stati impartiti da piccoli, noncuranti delle dinamiche e dei cambiamenti dell’ambiente circostante, e quando arrivano si sentono ‘arrivati’ (come Benvenuto alla segreteria del Psi, ah chissà se un giorno riuscirò a prendere il posto di Craxi…). Si finisce a dire cazzate a nome di in un governo tecnico, senza nemmeno rendersi conto della figura che si fa. Anzi, pensando di fare bella figura…”

“Monti disse: la ricchezza è un valore – gli fa il verso Brunilde, laureanda in modernariato – Come se in questo bel sistema fosse possibile arricchirsi onestamente.”

“Sono davvero monotoni – spiega Brizio, laureando in abigeato – Ripetono da trent’anni le stesse cose come un disco rotto. Contro ogni evidenza, difendono e propugnano gli istinti animali del liberismo. Le liberalizzazioni che favorendo la concorrenza abbasserebbero i prezzi e aumenterebbero i salari (del 12%!). Sono fedeli alla linea…(come i cccp). Siamo al festival delle idee fallite. Gente che ancora parla un lessico del secolo scorso, ‘togliere lacci e laccioli all’economia’…E’ gente che confonde l’inerzia con la coerenza, e si ostina a difendere l’indifendibile. Come si dice? Solo gli stupidi non cambiano mai idea. Eccoli lì.

Sono loro gli sfigati, i falliti. Messi lì, appunto, per fare i curatori fallimentari.”

“Infatti, l’ha spiegato bene Scalfari cosa sono lì a fare – concorda Bercario – Devono solo tutelare l’interesse dei creditori (17% privati, 40% banche) che detengono bot,cct, bpt. Ciò che conta è salvare la ricchezza dei creditori, tutto il resto (lavoratori, pensionati, industria, terziario, consumi) passa in secondo piano. Si rimanda al ‘futuro’, a non bene precisati tempi migliori per tutto il resto. Nel frattempo il sindacato dovrebbe cantare la marsigliese, fingendo di non sapere che libertà, uguaglianza, fraternità non furono conquistate col riformismo di Lama (cui seguirono i ‘formidabili’ anni ’80) ma facendo rotolare numerose teste…”

“Anche i sindacati sono passatisti – interviene Bibiano – Ricordano tutto e imparano nulla. Si ostinano a giocare in difesa quando è ora di passare all’attacco. Sunzi disse: quando il nemico è in difficoltà, attacca. E quando mai i padroni, i capitalisti sono stati tanto deboli, tanto in crisi? Ora non è il momento di piegarsi come giunchi, di sopportare, di aspettare. Ora è il momento di attaccarli, di azzannarli alla gola.”

“Monti disse: il posto fisso è monotono – prosegue Brunilde-  Come se il lavoro fosse il metro di misura della vita. Per qualcuno lo sarà pure, ma… in una società liberale non dovrebbe spettare al singolo individuo decidere ciò che è monotono, noioso? Ce lo deve dire il governo?”

“E’ gente torva, cupa. Incapace di cogliere il meglio della vita – spiega Brizio – Che ne sanno della felicità del cane di Kundera che ripercorre monotono sempre lo stesso percorso. Che ne sanno dell’utilità che cava dalla noia il re pallido di Wallace. Che ne sanno della gioia che procura una riunione con la Direzione saltata per neve per proseguire il solito tran tran di ufficio… E’ la noia che ci insegna ciò che davvero ci piace. Ma questo quelli come Monti, Passera, Martone non lo capiranno mai, sempre pronti come sono a sfuggire la noia, la monotonia, insomma a sfuggire se stessi.”

 

Queste dunque le frustrazioni dei giovani (e non più giovani) italiani.

Oi dialogoi – vanità

OI DIALOGOI e altre taverne 81 Commenti »

Grande concordia sottocosta stasera fra gli amabili conversatori nella sala d’aspetto dello strizzacervelli, poiché si parla di…

vanità

“Una cosa divertente che non farà mai più” – cita sibillino Aldo.

“Intende l’inchino? – arguisce perspicace Astolfo – Beh, avessero letto prima Wallace, anche parecchi turisti si sarebbero risparmiata una serataccia”

“Nemmeno io sono mai stato in crociera – dice Aleardo – ma vedendo le immagini dei passeggeri che fanno il ‘trenino’ fra i tavoli del ristorante ho pensato che, piuttosto che passare una settimana così, preferisco andare a lavorare.”

”“Certo che, a parte le conseguenze penali, uno sputtanamento così di dimensioni planetarie non si ricordava da tempo… “- aggiunge Aldo.

“Se lo merita- afferma netto Ascanio citando a sua volta quel tale – noi non abbiamo riguardi, non te attendiamo da voi; quando verrà il nostro turno…”

“Che goduria- concorda Astolfo allentando il nodo della cravatta – vedere uno sbruffone sputtanato, colpito proprio al cuore del suo super ego: una fantastica lezione, un monito per tutti gli arroganti, i palloni gonfiati. Sono migliaia gli Schettino che siedono ai posti di comando, non solo in Italia, ‘in virtù’ di raccomandazioni, nepotismi, clientele, corruttele, e che ‘in virtù’ delle loro incapacità e incompetenze determinano disastri anche maggiori di questo consumatosi in poche ore. Disastri diluiti negli anni i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti: erosione dei redditi, ingiustizie, disagi, miseria, fame, morte”

“Spiace per le vittime- osserva Alice pulendosi gli occhiali- però, che soddisfazione vedere anche quel condominio pacchiano imbottito di lusso superfluo affondato, distrutto. Una sorta di metaforico presagio circa l’imminente sorte del rutilante mondo consumistico…”

“Già io mi chiedo cosa spinge una persona matura a voler fare il comandante. – si interroga Aleardo -  Cosa poi possa spingerlo a fare lo smargiasso, a strafare correndo rischi assurdi, accettando sfide deliranti. Che vuoto deve avere dentro?

“Niente di nuovo sotto il sole – spiega Alfio, sagrista sotto terapia (intensiva) – Vanitas vanitatum et omnia vanitas. Ecclesiaste.”

“La stessa vanità che spinge uno stimato professore di economia a cacciarsi nei guai. – prosegue Aldo – Tutto per sfoggiare lo smoking dal palco reale alla prima della Scala.”

“Tutto per fare a gara fra chi ce l’ha più lungo – chiosa femministicamente Alice – tutto per il solito complesso competitivo fra maschi.”

“Ma che c’entra il genere, il comando non ha genere… dove vado a incominciare? – si scalda Ascanio – Golda Meir, Thatcher, Albright, Rice, Lagarde, Merkel, Fornero …altro che quote rosa; per arrivare a quei livelli devono essere stronze come uomini.”

“Citando Conrad, che citava il bardo, direi: la maturità è tutto. – filosofeggia Astolfo- Una società matura non avrebbe alcun bisogno di comandanti  né di obbedienti, poiché una persona matura non ha alcuna voglia di comandare né di obbedire.”

Queste dunque le riflessioni che circolano ultimamente fra gli italiani più psicolabili.

Oi dialogoi – intoccabili

OI DIALOGOI e altre taverne 1.037 Commenti »

Stasera al terminal 2, in un contesto di insofferenza e livore si parla di…
intoccabili

“E’ un’indecenza – sbotta Renato griffato dalla testa al trolley, ultimo della fila – in quaranta minuti sono passati solo tre taxi e c’è una fila di venti persone! Solo oggi pomeriggio ero a Londra e mi sembrava di stare su un altro pianeta, ma si vede che lì è passata la Thatcher…”

“Oh beh, lì sì” dice Roffredo, diciannovesimo della fila, fissando il suo rolex con cassa in acciaio Oyster, 40 mm, movimento meccanico, a carica automatico, cronografo.

“Questi tassisti la devono capire che oramai non ci sono più intoccabili – osserva Rachele, sedicesima della fila in fremente attesa di tornare a casa dopo volo transoceanico – è ora di finirla con queste caste di privilegiati. Meno male che questo governo sta mettendo mano…”

“Eh già – interrompe ironico Ruggero, quindicesimo della fila – meno male, se no S&P ci declassava…”

“Che ha, nostalgia del governo precedente?” – si inalbera Rachele.

“Niente affatto – risponde calmo Ruggero – osservo che gli intoccabili ci sono ancora, basta pensare agli onorevoli camorristi…”

“In una democrazia il voto del parlamento va comunque rispettato” – precisa Renato, il griffato.

“In una democrazia il voto referendario, per es. sull’acqua, invece non va rispettato” – ironizza di nuovo Ruggero.

“Insomma, lo sa o no che c’è la crisi? – si scalda Rachele – E’ ora di dare una scossa all’economia, basta con questi monopoli, pubblici e privati! Torno or ora da Chicago e le assicuro che le liberalizzazioni sono l’unica via per…”

“Basta con questi intoccabili, è una questione di equità” – chiosa Roffredo fissando il suo iphone4, display 3,5 pollici, connettività edge, gprs, hsdpa, hsupa, bluetooth.

“Quando i nodi vengono al pettine – spiega paziente Ruggero
- e la crisi, quella vera, minaccia di toccare realmente gli intoccabili, la mossa disperata che si può azzardare è quella di scatenare la classica guerra fra poveri. Additare categorie, che certamente avranno dei piccoli privilegi, come agnello sacrificale, capro espiatorio per la salvezza dei veri intoccabili. Toccare i finti intoccabili per non toccare i veri intoccabili, non so se mi spiego.”

“E chi sarebbe questi veri intoccabili, sentiamo” – si spazientisce Renato, il griffato.

“E’ facile riconoscerli – risponde Ruggero – se vi capita di guardare la tv (eh, lo so che vi capita) non fissate il centro dello schermo, ovvero ciò che vi vogliono far vedere, ma guardate ai lati. Non per pochi secondi, ma per lunghi minuti. E’ molto istruttivo ciò che avviene ai lati e sullo sfondo. Per es. mi sono ormai molto familiari i volti degli agenti in borghese di scorta. Quando vedete una scorta, e persone che pendono dalle labbra, che annuiscono, che ammiccano… ecco tornate a fissare il centro dello schermo e vedrete un intoccabile. Sono loro che vanno toccati. Fisicamente. Con una vigorosa stretta di mano, con un’amichevole pacca sulla spalla, naturalmente…” conclude beffardo Ruggero.

“O ingenuo, i veri intoccabili non compaiono in tv. Tuttavia anch’io ritengo doveroso cercarli e cercare di toccarli. Fisicamente.” – chiude serio la discussione Rufo, ultimo arrivato ad allungare la fila.

Queste dunque le speculazioni filosofiche degli italiani smarriti, sperduti, negletti.

Oi dialogoi – crisi

OI DIALOGOI e altre taverne 60 Commenti »

Proiettati a scapicollo verso un’immanente prospettiva epifanica, stasera si parla di…
crisi.

“Certo che oramai i tg aprono sempre sulla crisi, eh! Ti ricordi solo qualche mese fa? La crisi era argomento solo per tristoni, per pessimisti…” osserva Oreste, appoggiato al bancone del bar dove serve gli aperitivi all’happy hour de noantri, al quartiere Prenestino.

“Ha voglia – ribatte Oronzo, cliente primario – se me ricordo!”- e non aggiunge altro, mandando giù un altro sorso di negroni.

“Ma poi, che te posso dì – interviene Ovidio, che ha appena abbandonato il pizzicagnolo all’angolo per venire a farsi un goccio – ce stanno a sguazzà co sti suicidi! Er pensionato che deve rimborsà a penzione, l’imprenditore che sta a fallì… c’hanno il gusto dell’orrido.”

“Nun t’avvilì, Ovidio – lo canzona Ofelia, ricercatrice ‘a spasso’- devi sapere che sotto il fascismo era proibito parlare di suicidio, darne notizia alla radio, sui giornali, ecc. Lo scopo era farne un tabù; cioè qualcosa che non solo non si fa, ma non si pensa nemmeno di fare. Una politica che secondo le statistiche fu premiata dal risultato di un decremento dei suicidi effettivi.”

“E che vor dì, che se mo sguazzamo ner sangue semo democratici?” ribatte Ovidio.

“Niente affatto – risponde Ofelia – vuol dire che siamo alla stessa logica: si cerca di far passare il suicidio, l’autolesionismo, la violenza contro se stessi come una risposta trendy alla crisi. Se lo fanno in tanti, un motivo ci sarà…Prima che a qualcuno venga in mente di rivolgere la violenza verso altri obiettivi, meglio educare la popolazione in tal senso…”

“Ma che c’entra la crisi – esclama Orfeo- non buttiamola sempre in politica! La gente si suicida perché è depressa, la crisi è una scusa. Sapete cosa penso della depressione? Due cose. Primo, che è la cosa peggiore che possa capitare a una persona. Secondo, che chi ce l’ha se la merita.”

“Come si fa a dire certe cose! – si sbilancia Oreste, sempre attento a non contraddire la clientela – la crisi economica drammatica che stiamo vivendo ha il suo peso sulla psiche delle persone! Mio genero per esempio …”

“A Orè, mo nun ricomincià co tu genero …” supplica Ovidio.

“L’economia è sopravvalutata – prosegue nelle sue elucubrazioni Orfeo – Non sono i problemi economici che gettano gli umani nella disperazione. Dirò di più, non sono i problemi tout court il problema. Il problema è la coscienza o meno della propria condizione umana, al cospetto della quale l’economia è una scorreggina. Registro con sempre maggior soddisfazione il numero crescente di giovani ‘neet’: non studiano (beh, magari se studiassero qualcosina… quello che vogliono, le biblioteche sono gratis, ancora) non lavorano, e soprattutto manco cercano un lavoro! Fanno bene a non cagare il lavoro. Ne travaillez jamais! Il lavoro, l’economia, i soldi portano solo problemi, per sé e per la società. Sapete qual è la differenza fra gli imbecilli e gli intelligenti? Gli imbecilli senza problemi si annoiano. Gli intelligenti senza problemi sono felici”

“Sì vabbé, ma senza sordi …” obietta Ovidio

“Senza soldi – soccorre Ofelia- saremo liberi di non acquistare il 99% delle merci che ci vengono quotidianamente propinate. Se qualche volta vi capita di guardare la tv (eh, lo so che vi capita) quando arriva il break pubblicitario non cambiate canale. Sorbitevi uno per uno gli spot. Esaminate ogni merce o servizio reclamizzato e poi chiedetevi in coscienza di quale potete fare a meno; la percentuale si avvicinerà a quella.”

Queste dunque le considerazioni sullo stato della crisi da parte di un esornativo spicchio d’Italia.

Oi dialogoi – puntata zero

OI DIALOGOI e altre taverne 19 Commenti »

Questa bella serata sotto il vischio si parla di…
morte.

“L’anno vecchio dopo Tremaglia si porta via anche don Verzé, è proprio vero che se ne vanno sempre i migliori!” afferma Ermengarda, nobile decaduta con indosso la parure appena riscattata al monte dei pegni con la tredicesima della pensione.

“Il 2011 si stava per portar via anche Lele Mora, ma se l’è perso per un soffio, anzi per un cerotto… speriamo nel 2012…” biascica Ezio, il ‘padrone’ (si fa per dire, è sotto sfratto) di casa.

“Non capisco, perché tutto questo astio, Ezio – interviene la moglie, di Ezio – siamo qui a tavola per rilassarci un po’ dopo questo brutto anno, per sperare nel nuovo… non capisco, davvero. Hai bevuto, Ezio?

“Ma cara, che domande, se ho bevuto… non è mica l’ultimo dell’anno…” risponde sarcastico Ezio.

“Gli è che siamo tutti incazzati neri – dice Enrico, il cognato – non lo sentite questo vento là fuori? Il vento rende nervosi…”

“Il vento secondo le scritture rappresenta lo Spirito Santo” – afferma Elio, il sagrista, invitato per la bisogna (sua) di non passare da solo anche l’ultimo dell’anno.

“La morte è sopravvalutata” declama Efisio serafico.

“Sarà – interviene di nuovo la moglie, di Ezio – ma da qui ad augurarla a qualcuno…”

“Ezio ha ragione, Egle – chiosa il cognato rivolto alla moglie, di Ezio – e questo vento non fa altro che aumentare il nervosismo. Il vento non si può fermare, ma Lele Mora sì. Il vento rende nervosi, molto nervosi; e il nervosismo ci ricorda la nostra condizione umana, al di fuori dei nostri ruoli sociali (n.b. Enrico è amministratore delegato di una srl in ‘momentanea’ difficoltà). Forse lor signori non sono mai stati incazzati, o forse sì, sono stai incazzati ( e molto) qualche volta nella loro vita, e cosa hanno fatto, per sfogare la loro rabbia? Avranno fatto ciò che era in loro potere.”

“Non ti capisco, Enrico – risponde Egle – sei criptico, che intendi dire?”

“Te lo spiego io, cara – fa Ezio – Lele Mora si merita il massimo della pena poiché le sue responsabilità sono molto più gravi dei reati che gli vengono contestati (fallimento lm, ruby, ecc.). E’ un individuo socialmente pericoloso. Si consideri fortunato, a dover patire solo la galera, poiché le modalità di risoluzione delle problematiche del secondo decennio del terzo millennio somiglieranno sempre più alla c.d. soluzione-Gheddafi. Modalità rapide, svelte, veloci e sbrigative come le manovre di Monti. Ribadisco, il massimo della pena per Lele Mora per i danni culturali da lui causati alla società italiana. Lele Mora è il Giovanni Gentile del berlusconismo.”

Questo dunque il sentiment che serpeggia fra i cittadini italiani all’alba del nuovo anno


WordPress Theme & Icons by N.Design Studio. WPMU Theme pack by WPMU-DEV.
Entries RSS Comments RSS Accedi